L’arcivescovo Battaglia al Don Guanella: «Abbiate il coraggio di sporcarvi le mani del Vangelo»

Dopo gli ultimi episodi di violenza registrati nell’area nord di Napoli, l’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, ha voluto incontrare, come segno di vicinanza e incoraggiamento, presso il centro Don Guanella, le comunità di Santa Maria della Provvidenza e dei Santi Alfonso e Gerardo di Miano.

«A gennaio don Mimmo ci ha telefonato perché aveva voglia di ascoltarci e oggi siamo lieti di accoglierlo», comincia così l’incontro Padre Domenico Rizzi, parroco di Santa Maria della Provvidenza. Dopo la recita dei salmi e la lettura del Vangelo, prima i sacerdoti e poi alcuni rappresentanti delle comunità parrocchiali, hanno posto all’Arcivescovo alcune domande e riflessioni sulle situazioni difficili vissute sul territorio quotidianamente.

Don Domenico ha descritto accuratamente la realtà del Don Guanella, la simbiosi della parrocchia con l’istituto a cui vengono affidati ragazzi individuati dai servizi sociali e le tante attività svolte come punto di ritrovo e di formazione. Don Salvatore Cinque, parroco della comunità di Santi Alfonso M. de’ Liguori e Gerardo, ha sottolineato i disagi e la violenza con cui sono costretti a fare i conti i cittadini di un territorio dove tuttavia, grazie all’impegno della Chiesa, non è mai venuta meno la speranza per una rinascita.

«Quali cammini ci può aiutare a prospettare per contrastare il degrado sociale che ci circonda? Come possiamo ulteriormente sostenere le famiglie presenti sul territorio? Come possiamo convincere i giovani a non abbandonare queste zone?»:  queste alcune delle domande che sono state poste dai membri delle comunità parrocchiali a don Mimmo, il quale ha ribadito, come già fatto in altre occasioni, il bisogno di continuare a sperare e di avere il coraggio di sporcarsi le mani, facendo la propria parte: “Sono felice di stare qui perché la vostra presenza già è motivo di speranza e sento il bisogno di ringraziarvi per il vostro impegno sul territorio perché è chiaro che voi volete fare qualcosa, non volete stare con le mani in tasca e vorrei consigliarvi proprio questo: dobbiamo avere il coraggio di togliere le mani dalle tasche e di sporcarcele di Vangelo, nel nome del Vangelo, perché è qui che troviamo il senso della nostra autenticità. Il coraggio di fare questo è ciò che ci riconcilia con la speranza, che non è un concetto astratto, ma un cammino concretamente organizzato. I segni di speranza ci sono già nelle vostre comunità, nelle vostre attività e nelle vostre opere e accendono una luce nel buio. Tutto sta qui, nel dare più visibilità a questa luce, valorizzando queste presenze sul territorio. Tutti noi siamo fatti per splendere e le stelle possiamo vederle solo nel buio: noi stiamo facendo i conti con il buio, con la paura, con la solitudine e per poterle superare ci vuole coraggio, solo così possiamo vedere le stelle. Dobbiamo sconfiggere l’indifferenza e la rassegnazione che sono un male in ogni loro forma. La forza è nel mettere al centro il Vangelo che può direzionare i nostri passi, ci dice che non siamo soli. Io ho visitato diverse comunità che hanno vissuto difficoltà perché ci tengo a dire che ci sono, che sono al vostro fianco. Diamo valore a ciò che stiamo facendo, perché solo così riusciamo a trovare il coraggio di lottare, di stare in piedi, anche se messi in un angolo, ma sempre con le mani elevate al Cielo. Questa sera vi consegno la parola coraggio, il coraggio di stare in piedi, perché le cose cambieranno se ognuno di noi farà la sua parte, avendo il coraggio di proporre lo stile del vangelo a 360 gradi. È difficile cambiare la mentalità più radicata, ma non impossibile. Rimettiamo al centro l’educazione, ma per fare questo c’è bisogno di costruire un percorso insieme per raggiungere il più possibile bambini e ragazzi. Questo è importante perchè i dati della dispersione scolastica qui a Napoli sono molto preoccupanti e non possiamo stare fermi senza fare nulla; non possiamo parlare di emergenza, ma di sfida educativa: rimettiamola al centro. Va costruito a tavolino un percorso incontrando qualsiasi realtà di qualsiasi tipo abbia a cuore il territorio e i ragazzi, per ricominciare; perché è la frammentarietà che fa il gioco della criminalità: restiamo uniti per dare valore alla nostra presenza qui sul territorio, perché nessuno deve sentirsi escluso. Credete in voi stessi, sempre di più. Le paure ci sono per essere vinte, il coraggio trovatelo dentro voi! Non abbiamo bisogno di eroi, perché quelli nascono dove non ci sono protagonisti e invece dobbiamo ritrovare il senso di essere protagonisti. Siate provocazione, con la vostra vita, con il vostro stile. Scegliete di vivere e non di sopravvivere in questo territorio. Le opportunità, il lavoro, possono crearsi anche qui, con gli investimenti e con l’impegno comune. Quando non possiamo o non sappiamo dare risposte, basta anche solo dare solidarietà, stare accanto a chi sta soffrendo perché nessuno ha realmente le risposte ai problemi, ma possiamo costruire sempre insieme la soluzione».

Sara Finamore

foto di Roberto Zannini

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