I bioritratti: quarant’anni fa usciva il primo album di Enzo Gragnaniello

Quarant’anni fa usciva il primo album di Enzo Gragnaniello, cantautore napoletano, voce della voglia di emancipazione delle zone più difficili della nostra città.

Il titolo della raccolta di canzoni, che ha dato la popolarità su scala nazionale a questo artista, era l’omonimo “Enzo Gragnaniello”, contentente dieci brani tra cui “Si fosse nato”e “A rota”.

Parliamo di un cantautore e chitarrista che ha saputo (e lo fa tutt’ora) raccontare Napoli con un tratto marcato sulle contraddizioni, ma anche sulla veracità di un territorio troppo spesso squalificato e calpestato, ma che ha tanta voglia di reagire.

Enzo Gragnaniello nasce il 20 ottobre 1954, “la mia prima casa fu in vicolo Cerriglio, il più stretto di Napoli, solo un metro e mezzo di larghezza -disse in un’intervista di alcuni anni fa- un posto ricco di storia e cultura; nella Taverna del Cerriglio andava spesso Caravaggio”.

Enzo nasce vicino ai quartieri spagnoli, una zona difficile, ma la musica lo ha tenuto lontando dai guai. Alle elementari era in classe con Pino Daniele, quasi un segno premonitore su ciò che sarebbe stata la sua vita professionale: “a casa mia si ascoltava Murolo, Carosone e Sergio Bruni, a me allora piaceva Celentano”, si può ascoltare in un’intervista su Youtube. 

Pino Daniele ed Enzo a scuola erano sempre insieme: “di fianco alla casa dove abitava Pino c’era il bar dove lavoravo come garzone dopo la scuola. Quando andavo in giro a portare i caffè vedevo Daniele e un altro nostro amico seduti su una panchina a suonare la chitarra. Io provavo un po’ di invidia e andavo da loro, a disturbarli, con la scusa che facessero suonare anche me. Avevo 8-9 anni…ed ero un po’ una peste”.

Ma proprio in quei periodi iniziava  a capire che la musica sarebbe diventata il proprio destino. Amava gli ZZ Top, Elvis Presley, i Pink Floyd e i Led Zeppelin, con quelle esperienze musicali contribuisce a formare il gruppo “Banchi nuovi” iniziando a scrivere canzoni da presentare nelle esibizioni di questa band. Sono gli anni settanta, quelli in cui la lotta di classe sfocia nei periodi bui degli anni di piombo, Gragnaniello traduce la voglia di riscatto in testi e musica, quella impegnata, che tratta le tematiche sociali. Nel 1983 esce il suo primo album e nel 1985 la raccolta “Salita Trinità degli Spagnoli“, con otto brani, tra cui “Vulesse essere lione”. Nel 1990 esce “Fujente”, nel 1992 “Veleno mare e ammore” e nel 1993 “Un mondo che non c’è”.

Nel 1991 scerive “Sta musica”, un brano che Roberto Murolo interpreterà con Consiglia Licciardi.

Nel 1992 Enzo propone “Cu’mme”, un successo storico che verrà cantato dallo stesso Murolo e da Mia Martini, due artisti capaci di trasmettere, con carisma e capacità interpretativa, tutta la rabbia, ma anche la passione, che Gragnaniello mette nelle proprie canzoni.

Enzo vince tre premi Tenco: il primo nel 1986, come ospite della serata c’era Tom Waits, che dopo aver sentito la canzone di questo nostro artista, lo volle conoscere per complimentarsi.

Fin’ora ha pubblicato venti album, tre raccolte, ha partecipato al Festival di Sanremo del 1999 con Ornella Vanoni, ha vinto molti premi artistici e culturali, apparendo anche in un film, “Radici”, di Carlo Luglio. Ha doppiato il personaggio dello Sciamano in “Gatta Cenerentola”, un film d’animazione del 2017.

Ma che tipo di cantante si sente di essere Gragnaniello? “Mi sento un artista rock, perchè canto con lo spirito che rappresenta questo genere musicale, ho una voce graffinate, che mi viene dallo stomaco”.

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