Si è tenuto mercoledì 15 novembre alle ore 17.30 il convegno, moderato dalla giornalista di “Nuova Stagione” Elena Scarici, dal titolo “CON|TE|SE – Israele e Palestina – Prospettive di pace” presso la parrocchia “Immacolata Concezione” di Capodichino per parlare della guerra che si sta consumando in Medio Oriente con esperti e testimonianze dirette.
L’incontro ha visto la partecipazione tramite videomessaggio, causa impegni relativi alla mediazione di pace, del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, S.B. Card. Pierbattista Pizzaballa che ha espresso la sua preoccupazione per il conflitto israelo-palestinese, avendo però nel cuore un forte desiderio di pace: “Parlare di pace, in questo momento, sembra un’utopia: sembra difficile immaginare anche come muoversi ipoteticamente dopo la guerra perché non si conoscono le conseguenze. È uno dei momenti più difficili che stanno vivendo questi territori, ma in quanto figli della Resurrezione non possiamo perdere la fiducia e la speranza per coltivare un sogno di pace. Per ripartire poi dopo la guerra sarà complicato, perché il conflitto sta lasciando ferite profonde e ci vorrà tempo per curarle: questo conflitto ci fa comprendere che per costruire prospettive di pace reali bisogna andar al di là di religioni e nazionalità, ma soprattutto, dalle cause di questa guerra, dobbiamo imparare che i problemi vanno affrontati subito e non rimandati quando è già troppo tardi”.
Citando Papa Francesco e le sue condanne contro la guerra, il Custode di Terra Santa Fr. Francesco Patton si è accodato all’appello di pace del Patriarca tramite un messaggio registrato: “La nostra preoccupazione è che la guerra si allarghi e che diventi così sempre più difficile trovare le vie della pace. Come cristiani, abbiamo gli strumenti del digiuno e della preghiera per chiedere la pace, la guerra non risolve i problemi. Sentiamo la vostra vicinanza, grazie”.
La giornalista RAI Maria Gianniti ha invece descritto tramite una videochiamata in diretta da Gerusalemme la situazione attuale del conflitto, provando a delineare quanto sta accadendo che è in continua evoluzione: “Come giornalisti non siamo dentro Gaza, ma raccontiamo da fuori ciò che sta accadendo: quello che si sta vivendo in queste zone non ha precedenti, la violenza dei terroristi di Hamas è inaudita. I militari israeliani sono negli ospedali perché si crede che luoghi come questi o come le scuole siano i nascondigli di Hamas, quindi si tratta di operazioni delicate. Possiamo dire che Hamas non è però più in grado di lanciare attacchi da Gaza contro Israele come quelli già avvenuti” – in merito alla situazione umanitaria e agli ostaggi ha poi riferito: “Secondo i dati ONU, 1 milione e mezzo di palestinesi stanno migrando verso Nord e si sta procedendo così con gli aiuti umanitari: attualmente non si entra e non si esce da Gaza e c’è solo un corridoio umanitario aperto. Per gli ostaggi c’è una forte mobilitazione da parte delle famiglie, che ogni giorno protestano per 15/20km per raggiungere poi Gerusalemme in cerca di risposte, dato che non hanno notizie da giorni dei loro cari. C’è una trattativa in corso per liberare i bambini: l’accordo parlava di 80 tra donne e bambini, ma oggi si parla di 50…si sta giocando sui numeri e la situazione è delicata e drammatica”. Ha concluso parlando del terrore comune sia da parte della popolazione israeliana che di quella palestinese: “Hamas ha messo la Palestina in uno stato di allerta totale e i palestinesi sono inermi di fronte ad Hamas, ma già da anni. Il senso di smarrimento è forte e chi di loro non si associa ad Hamas non sa cosa fare o cosa pensare. Gli israeliani sono impauriti allo stesso modo e sono soprattutto disorientati perché si chiedono come sia stato possibile un attacco del genere da parte di Hamas, data la grande forza militare israeliana. Gaza deve essere totalmente ripulita da Hamas, ma è presto per poter dire se l’Autorità Nazionale Palestinese riuscirà a riprendere il controllo. L’ondata di antisemitismo che è stata generata però da questi attacchi è forte e ci sono ripercussioni ovunque, ora non resta che aspettare e capire come reagiranno Israele e gli altri Paesi.”
Presente alla conferenza la Dott.ssa Maria Luisa Fantappiè, responsabile del Programma Mediterraneo, Medioriente e Africa dell’Istituto Affari Internazionali che ha cercato di analizzare la situazione da un punto di vista geopolitico e sociale: “È complicato pensare alla pace poiché le radici di questa violenza in Medio Oriente arrivano fino alle nostre società europee. Questa guerra è stata causata da una forte disattenzione del governo israeliano sul fronte palestinese, poiché Israele puntava a concludere i suoi negoziati con l’Arabia Saudita. Evidenziamo però un elemento comune tra Hamas e il governo israeliano ovvero le voci delle società civili che contestano le loro posizioni, come le organizzazioni umanitarie o le proteste organizzate, ma queste voci sono state seppellite e il conflitto si è trasformato in una disputa tra identità religiose, etniche, manipolando questioni storiche irrisolte da entrambe le parti in lotta: ha riportato alla luce il dolore dell’Olocausto per gli ebrei e ha fatto tornare alla mente i decenni occupazione israeliane nei territori palestinesi. Da considerare inoltre è il progetto di regime iraniano che ha alla base la lotta contro Israele e sta utilizzando questo conflitto per aumentare la propria credibilità, dopo che Israele ha cercato di ampliare i propri contatti con il mondo arabo tramite gli accordi di Abramo” – Fantappiè ha inoltre sottolineato l’esigenza di mantenere distinte le posizioni politiche con le categorie di identità presenti all’interno del conflitto, tenendo presente che siano da condannare allo stesso modo la violenza di Hamas così come quella di Israele: “Ora bisogna fare rete con le persone che sono semplicemente cittadini, civili e che ora non hanno spazio di intervenire. Bisogna andare al di là delle etichette e delle strumentalizzazioni e ci dovrebbe essere da parte del governo europeo meno passività”.
Altro ospite presente è stato Nino Daniele, Presidente del Premio “Amato Lamberti” che ha invitato a prendere delle posizioni decise contro la guerra a favore della pace: “La vostra presenza qui è importante perché non siete indifferenti a ciò che sta accadendo. Idealmente mi viene di mettermi in ginocchio quando si parla di questa guerra: assistiamo ogni giorno a fatti drammatici che, per le nostre radici storiche, civili e politiche fanno ancora più male. C’è un diritto dei conflitti armati, ma qui c’è una disumanizzazione e si combatte ormai solo per distruggere e annientare l’avversario: l’Occidente usa spesso un doppio standard morale nei confronti dei conflitti, quasi classificandoli, ma è una cosa ripugnante. Il 7 ottobre l’attacco di Hamas ha avuto un’azione genocidica sottesa, terrorismo puro, ma c’è stata anche una sproporzione del diritto di difesa da parte di Israele. Hamas va sconfitto militarmente e politicamente, ma dobbiamo stare molto attenti all’antisemitismo che è stato utilizzato come una scusa per giustificare le azioni israeliane. Se non vince la ragione della pace, ciò che verrà sarà il nulla, ma per essere per la pace ci vuole forza, vuol dire restare umani”.
La conclusione della conferenza è stata affidata a Mons. Doriano Vincenzo De Luca, parroco della chiesa organizzatrice dell’incontro che ha cercato di trarre le somme della serata: “Ci sono alcuni punti su cui riflettere: bisogna tenere presente la forza degli USA che vanno via militarmente ma non politicamente dal conflitto, perché c’è bisogno del loro apporto per la pace; è inoltre necessario che l’Occidente abbia il coraggio intellettuale di imporre ad Israele il rispetto delle Nazioni Unite e infine bisogna capire la posizione dell’Arabia Saudita per aiutare la Palestina, dato che senza l’Autorità Nazionale Palestinese non c’è possibilità di dialogo. Il ruolo della Chiesa però conta molto soprattutto in quei luoghi e ci si augura davvero che il Nunzio Apostolico e il Patriarca Pizzaballa possano avere influenza, poiché questi interventi sono fondamentali nella logica dell’unità”.
Sara Finamore
