Sulle tracce di Ilaria Alpi: prima parte

” Sulle tracce di Ilaria – parte 1: aveva trovato 3 piste da seguire sul traffico di armi, sulla mala-Cooperazione Europa-Africa, sul traffico di rifiuti tossici “

La settimana del 14-21 marzo 1994 Ilaria Alpi aveva chiesto ed ottenuto dalla Rai di tornare in Somalia ufficialmente per seguire il ritiro del contingente militare italiano da Mogadiscio.
In realtà il suo vero scopo era quello di seguire tre tracce importanti per completare la sua inchiesta segreta sui traffici mondiali sporchi che finivano nel Corno d’Africa.
Ilaria aveva trovato delle piste da seguire su tre punti fondamentali: il traffico delle armi, la mala-Cooperazione Europa-Africa, il traffico di rifiuti tossici. Per questo motivo aveva prenotato uno spostamento a Bosaso per il 15-16 marzo ed uno spostamento a Chisimaio per il 21 marzo.
In merito al traffico delle armi Ilaria aveva saputo che nei pressi di Bosaso i pirati somali avevano sequestrato la nave peschereccio Faarax Omar, uno dei mezzi di trasporto via mare gestiti dalla flotta Shifco (il cui armatore era l’Ingegner Mugne, somalo con passaporto italiano). La giornalista del Tg3-Rai era andata lì a colpo sicuro, intervistando per due ore il fratello del Sultano di Bosaso anche su questo argomento nonché su quello inerente il traffico di rifiuti tossici. Certe informazioni Ilaria poteva averle acquisite con una certa precisione solo da qualcuno che aveva a che fare con il Ministero degli esteri o con il Sismi (il servizio segreto militare italiano). Il suo informatore migliore era stato Vincenzo Li Causi, lo 007 di Gladio e del Sismi ucciso in Somalia pochi mesi prima (12 novembre 1993). La flotta Shifco gestiva navi donate alla Somalia dal Governo Craxi nell’ambito della Cooperazione Europa-Africa.
Riuscì a salire Ilaria a bordo della nave Faarax Omar? (Lei aveva chiesto di poterla vedere, durante l’intervista al fratello del Sultano di Bosaso) Riuscì a filmare, con l’aiuto del suo operatore Miran Hrovatin che l’aveva accompagnata, il contenuto della nave stessa?
La seconda traccia che Ilaria ha trovato riguarda la mala-Cooperazione Europa-Africa: evidentemente ha scoperto qualcosa di irregolare o addirittura di illegale negli affari che in quella zona d’Africa (precisamente proprio a Bosaso) ha Francesco Cardella, craxiano fondatore della comunità Saman a Lenzi (Trapani).
Il giorno in cui Ilaria e Miran sono a Bosaso vi è anche Giuseppe Cammisa, uomo di fiducia del Cardella che per conto di quest’ultimo gestisce certi affari nel Corno d’Africa. Cammisa lascia Bosaso perché qualcuno gli comunica che deve andar via a causa di “Presenze anomale” nella zona. Cammisa prende il volo Bosaso-Mogadiscio del 16 marzo 1994: lo stesso sul quale dovevano salire Ilaria e Miran. Qualcuno fece perdere loro l’aereo costringendoli a restare lì fino al 20 marzo 1994 (perché nel frattempo doveva essere organizzato un piano criminale per ucciderli).
La terza traccia che Ilaria ha trovato riguarda il traffico di rifiuti tossici: molti vengono affondati in mare, altri vengono interrati vicino alla costa o sotto il manto stradale. Lei è convinta o è sicura che un carico di questi veleni è nascosto sotto la strada Garowe-Bosaso. Lei e Miran la raggiungono, la percorrono per più di 100 chilometri (è lunga oltre 400 chilometri), la filmano.
Quando tornano a Mogadiscio il 20 marzo 1994 devono inviare un servizio tv alla Rai ma vengono uccisi. Il 21 marzo dovevano recarsi a Chisimaio: non ci arriveranno perché saranno assassinati 24 ore prima.
Chi accompagna Ilaria e Miran dall’aeroporto di Mogadiscio all’hotel Sahafi (nel quale alloggiavano) della stessa città? Non lo fa la loro scorta ufficiale perché, con una scusa, è stata inviata all’ambasciata americana. Possono essere stati accompagnati solo da militari italiani o da (più probabile) militari americani.
C’è stata una riunione nel corso della quale alcuni uomini hanno deciso di uccidere Ilaria e Miran. Grazie alle inchieste che ho studiato sono riuscito a venire a capo di questi nomi. Furono rivelati alla Digos di Udine, da un attendibile informatore, nel 1994.
Chi erano gli uomini che fecero parte del gruppo di killer (7 persone) che uccise Ilaria e Miran? Sulla base di informazioni acquisite nel corso degli anni tra loro c’era un somalo che aveva lavorato per la Cia. Tra loro c’erano almeno due persone appartenenti alla Polizia somala (lo testimonia la donna che vendeva il thè dinanzi all’hotel Amana, dove Ilaria e Miran trovarono la morte alle ore 15:00 del 20 marzo 1994).
Via Alto Giuba è il nome della strada di Mogadiscio in cui avvenne l’esecuzione: era in una zona di Mogadiscio molto pericolosa per i due giornalisti perché si trovava sotto il controllo di Ali Mahdi ma era il luogo in cui, paradossalmente, i due giornalisti dovevano sentirsi “protetti”. Perché in quella stessa strada vi era (a parte un edificio utilizzato dal Sismi, guarda caso – a parte l’abitazione ed il magazzino del chiacchierato imprenditore italiano Giancarlo Marocchino) l’hotel Amana frequentato da giornalisti (anche italiani) che vi alloggiavano, vi era la sede dell’Ansa, vi era l’Ambasciata italiana, vi era la Polizia somala.
Perché Ilaria e Miran si recano in quella zona? Ilaria aveva scritto in una delle sue agende che nessuno poteva attraversare la città per passare dalla zona sud a quella nord di Mogadiscio (lei alloggiava a sud) senza una valida ragione.
E’ impossibile che si fosse recata lì per incontrare Remigio Benni, corrispondente dell’Ansa. L’avevano informata che Benni aveva lasciato Mogadiscio ed era partito per Nairobi.
Dunque: perché Ilaria va lì? Per recuperare i suoi bagagli? Lei e Miran si recano all’hotel Amana praticamente senza avere nulla indosso. Cioè all’interno degli abiti. Miran non ha con se neanche la sua telecamera.
I bagagli di Miran Hrovatin sono stati trovati nella stanza 203 dell’hotel Sahafi: la camera in cui effettivamente alloggiava. Per Ilaria no: al momento dell’agguato aveva in una tasca la chiave della stanza 202 dell’hotel Sahafi (nella quale effettivamente alloggiava – anche sul registro dell’albergo risultava che lei occupava la stanza numero 202) ma i suoi bagagli, sistemati con un innaturale disordine, furono trovati nella stanza 204.
Questa è solo una piccola parte di tutta una ricostruzione che sono riuscito a fare seguendo minuziosamente le informazioni emerse dai libri-inchiesta sul caso.

Daniele Spisso

(Dedicato a Giorgio e Luciana Alpi)

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