È ispirato a Guernica il presepe allestito quest’anno alla parrocchia Immacolata Concezione a Capodichino.
La comunità, guidata da monsignor Doriano Vincenzo De Luca, ha voluto rendere omaggio al capolavoro di Pablo Picasso, realizzato nel 1937 dopo il terribile bombardamento di Guernica, esponendo una riproduzione dell’opera come sfondo della Natività. (nella foto di Maria Anna Gagliardi).
Il presepe, dunque, trasmette un messaggio di protesta contro la violenza, la distruzione e la guerra in generale. Le immagini metaforiche presenti rappresentano il dolore, la sofferenza e lo sgomento, come tristi aspetti dell’esistenza umana.
Il bombardamento ha sconvolto la composizione del presepe, simbolo di speranza e pace, rappresentando la tragedia che si consuma in mezzo alla vita.
Il dipinto è dominato dai toni del grigio, del bianco e del nero, simboli del lutto e della morte. Tuttavia, in mezzo al buio e all’atrocità delle guerre, brilla la luce del Bambino di Betlemme, che rappresenta la speranza in una notte oscura.
Una luce che ci invita a fare una scelta: rispondere positivamente come i pastori, i magi e le persone di buona volontà, o opporsi come gli scribi, Erode e i soldati. Gesù nasce di notte per essere la luce nel buio e per far sì che nessuno si perda nell’insignificanza del nulla.
Egli viene per le notti buie di Gaza e di tutte le città avvolte dalle tenebre della guerra, per le notti della sofferenza e della solitudine, per coloro che pensano di non avere più significato.
Egli viene anche per la notte della violenza che alimenta il terrorismo. Dio nasce perché ha speranza e si fa prossimo a noi, anche nelle nostre imperfezioni e complicità con le tenebre.
Il Natale ci libera dalla rassegnazione e ci fa comprendere che non dobbiamo aspettarci più nulla, ma possiamo conservare ciò che già abbiamo.
Per vivere la speranza del Natale, dobbiamo essere umili e piegarci, proprio come si fa per entrare nella Basilica della Natività a Betlemme. Impariamo anche noi a comunicare agli altri la luce del Natale, come ci fa cantare Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: «Quanno nascette Ninno a Bettelemme era notte e pareva miezojuorno!».
