I bioritratti: Giorgio “Zito”, il più saggio dei Bennato  

Lo scorso 16 gennaio ci ha lasciati Giorgio Bennato, il più piccolo dei tre fratelli che hanno fatto (e stanno facendo) la storia della musica italiana. Giorgio, che aveva assunto il cognome d’arte “Zito”, dalla madre Adele, era nato a Napoli il 4 ottobre 1949.

A nove anni era nel “Trio Bennato”, con i fratelli Edoardo ed Eugenio: lui suonava le percussioni ed il banjo. Collaborò con Edoardo nell’LP “La Torre di Babele” del 1976, registrando dal vivo il brano “Cantautore”.

Alla fine degli anni settanta formò la band “I Diesel”, con Fabio Ponti, Enzo Caponetto, Mauro D’Addato e Sasà Riemma, qui Giorgio cantava e suonava la chitarra acustica.

Nel 1980 partecipò al Festival di Sanremo con la canzone “Ma vai, vai”, brano un po’ ironico e un po’ crudo, che trattava tutti i problemi nel trovare un lavoro per i ragazzi del sud.

Dopo una collaborazione con James Senese e Tullio De Piscopo, negli anni ottanta fonda, con i fratelli, le edizioni musicali Cinquantacinque, poi la Cheyenne Records. Scoprì vari talenti e incise quattro album, una raccolta e svariati singoli.

Tra le sue canzoni citiamo ancora “C’era una stella” e “Avanti un altro”, del 1981, un brano inserito nell’omonimo album, in cui Giorgio Zito sembra quasi preannunciare, in anticipo di circa vent’anni, l’arrivo della “trappola” dei talent shows, con la merceficazione dei cantanti e dell’arte. Negli anni duemila collaborò con la band napoletana “I Demonilla”, che con lui ripropose “Ma vai, vai”.

Alcuni anni fa tornò a cantare con i fratelli Edoardo ed Eugenio con il singolo “Domani”, abbinato ad un videoclip che altarna immagini inedite della loro infanzia con quelle recenti.

I funerali di Giorgio Bennato “Zito” si sono svolti nella chiesa di Santa Maria di Montevergine di via dell’Epomeo.

Giorgio, una vita immerso nella musica, meno popolare degli altri due fratelli, ma, dietro le quinte, ha saputo portare avanti progetti artistsici di grande livello. 

Sul profilo Facebook di Eugenio Bennato leggiamo: “Addio Giorgio, il più piccolo di noi tre, il più saggio di noi tre”.

Fabio Buffa

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