Amare così tanto un luogo da volerne scoprire ogni piccolo segreto, conoscere a fondo le proprie radici familiari e storiche, riportare alla luce semplici racconti di vita quotidiana per dare nuovo lustro a quelle strade: questo è ciò che Carmela Capriello ha fatto con il suo quartiere d’origine, Secondigliano, dapprima con il suo primo romanzo, “La mammasantissima” e ora con la sua nuova pubblicazione “A’ storia e Carmela”, acquistabile online. Nonostante la lontananza fisica dal quartiere, la Capriello porta nel cuore l’amore per la sua città, tanto da voler continuare a scrivere di questi luoghi e delle persone che abitano le strade del suo territorio d’origine.
Qual è la trama del libro e come nasce l’ispirazione per la sua stesura?
«“A’ storia e Carmela” è ispirato alla storia di vita di mia nonna Carmela, nata nel 1945 e morta nel 2011, che ha vissuto la sua vita a Secondigliano, nel centro storico, nello specifico in via Duca degli Abruzzi 41. Il libro è proprio dedicato a lei e racconto quindi la sua storia a partire dal dopoguerra, descrivendo la vita difficile di quell’epoca e cerco così di descrivere l’intero contesto sociale di Napoli e quello spaccato di vita, in particolare proprio di Secondigliano, arrivando fino ai primi anni del 2000. Mi concentro sulle persone che sono state con mia nonna o che avevano una storia che si è intrecciata con la sua in quella stessa via, parlando del loro modo di vivere e di come “si arrangiavano” in quel periodo complicato. La prefazione è a cura di una criminologa, la prof.ssa Susanna Petrassi che analizza il personaggio principale, Carmela appunto, che vive nel romanzo diverse vicissitudini, si trova a fare scelte complicate che la prof.ssa spiegherà per cercare di delineare il suo profilo nel dettaglio, aiutando il lettore a comprendere meglio la sua figura e a non giudicarla frettolosamente. Ho raccolto testimonianze delle amicizie storiche di mia nonna, della famiglia e dei conoscenti e ho impiegato più di anno per la stesura del romanzo, che è il secondo di una trilogia. Nel libro quindi si trovano storie di vita reali, sono racconti brevi che descrivono un momento storico e spero che possa interessare i lettori poiché dà luce alle persone che hanno abitato questi palazzi».
Il legame con il suo quartiere è quindi molto presente nei suoi testi. Come lo descriverebbe? Come influenza la sua scrittura?
«Il legame con il mio quartiere è molto forte, nonostante io attualmente lavori a Latina, perché mia madre vive ancora a Napoli e appena posso, durante le vacanze di Natale oppure d’estate, ritorno a Napoli perché è una città viva e Secondigliano poi è vivissima. Quindi con mio figlio ci veniamo molto spesso e volentieri. Sono un’appassionata del mio quartiere e quando vengo qui scatto tante foto perché quando sono a Secondigliano mi sento davvero felice e spesso poi le riguardo, confrontandole con quelle scattate in precedenza, perché non abito a Napoli da oltre 20 anni. Ora, quando il lavoro me lo permette, torno in queste strade, vengo per mangiare una pizza da “Carminiello” o per passeggiare nel mercato per risentire quegli odori, ho rivisitato ad esempio il Complesso dei Santi Cosma e Damiano e ho notato che sono organizzate tante attività dalle associazioni, ho visto anche passeggiare dei turisti e sono molto contenta che il mio quartiere stia venendo sempre più valorizzato.
Posso quindi dire che il mio quartiere mi influenza tantissimo ed è una continua fonte di ispirazione per i miei libri, come ne “La mammasantissima”, mio primo romanzo, perché come scrittrice mi piace raccontare storie vere legate ad un contesto sociale reale, in questo Verga e Camilleri sono i miei autori di ispirazione. Ogni dettaglio di cui parlo nasce da quello che vivo e che ho vissuto nel mio quartiere: come la strada dove sono nata e dove i miei avevano una pasticceria o i personaggi dei libri che assomigliano a persone che ho conosciuto in quei luoghi, perché nonostante i tanti viaggi che ho fatto, penso che le persone che ho conosciuto qui siano quelle che più mi sono rimaste nel cuore, con i loro modi di fare, i soprannomi e chi non nasce qui, non riesce a comprendere tutto fino in fondo. Io ad esempio sono devota alla Madonna dell’Arco e portare mio figlio alla funzione organizzata qui, quella di cui gli ho parlato tante volte, è stato davvero emozionante per me, ma anche per lui. Continuerò a tornare qui, forse un giorno tornerò anche a viverci, ma soprattutto continuerò a scrivere storie ispirate a questi luoghi. Se qualcuno mi chiede il posto del cuore, io rispondo sempre Secondigliano«.
Cosa vorrebbe dire ai giovani scrittori che si affacciano a questo mondo?
«Non mi definisco propriamente una scrittrice, penso alla scrittura come un modo di esprimersi: se si sente l’esigenza di raccontare qualcosa che possa essere interessante o che si ritiene che altre persone debbano conoscere, bisogna scrivere. Se scrivere ti emoziona e vuoi emozionare, allora procedi perché oggi ci sono tante possibilità di “scrittura” come i blog o la creazione di video, ma se hai la passione e la voglia di comunicare in questa modalità, di scrivere un racconto, prova a farlo perché la modalità per arrivare a tutti si trova prima o poi. Ad esempio per il mio primo libro, sono stata contattata dall’editore che mi chiedeva di pubblicare con lui e di conseguenza sono riuscita ad organizzare con loro una serie di presentazioni; per questo secondo romanzo, ho scelto di pubblicare “in solitaria”, ma ci sono comunque riuscita, ho raggiunto l’obiettivo ricevendo anche il riconoscimento dato da “Amazon Kindle” come nuova proposta e il libro è stato premiato dall’associazione “Lions”: quindi, se c’è l’amore per la comunicazione, per il raccontare, si possono sempre trovare le strade per arrivare al pubblico».
Sara Finamore
