Radici secondiglianesi e carriera internazionale: l’arte e la passione per la danza di Gennaro Maione

Ballerino, insegnante di danza e coreografo freelance 35enne Gennaro Maione si è fatto strada nel mondo della danza partendo da Secondigliano, formandosi costantemente in Italia e all’estero. Oggi, con un bel bagaglio di esperienze alle spalle, ha deciso di ritornare nella sua terra d’origine e di continuare a coltivare la sua passione sul territorio.

Come nasce la sua passione per la danza?

«La mia passione per la danza nasce quasi improvvisamente, potrei dire da un giorno all’altro. Ero adolescente, avevo circa 12 anni e decisi di scrivermi in una scuola di danza a Napoli: da lì non mi sono più fermato e ho conseguito poi un diploma di danza classica e contemporanea a 18 anni».

Nel corso della sua carriera, quali sono state le esperienze più significative?

«Potrei dire praticamente tutte: ricordo principalmente quelle che mi hanno formato all’estero e sono state varie. Il mio primo lavoro è stato a Parigi, un’esperienza in una compagnia di danza, molto interessante. Successivamente sono andato in Belgio, dai 21 fino a circa 24 anni e anche lì è stata una bella esperienza. Altre esperienze che rivivo con piacere sono i festival di danza, dove ho partecipato come coreografo sia in Italia che all’estero: per questi eventi sono andato spesso in Messico, Spagna, Bulgaria, Germania, Belgio e Olanda. Sono stati i momenti più intensi che hanno segnato la carriera, ma anche in Italia ho bei ricordi: principalmente sono stato a Napoli, lavorando per la compagnia di danza “Corter” come freelance e poi ho lavorato come ballerino per alcune compagnie in Italia».

Per la danza, ha viaggiato tanto ma le sue radici napoletane sono salde. Qual è il legame con la sua città e come influenza la sua arte?

«Napoli ha sicuramente influenzato la mia carriera: in particolare il mio quartiere l’ho vissuto per buona parte della mia vita, quindi ci sono particolarmente legato. Dopo tante esperienze all’estero, ho scelto di ritornare a Napoli per vivere qui la mia carriera, dove tutto è iniziato: la mia idea artistica è di creare qualcosa qui sul territorio, perché penso sia importante anche impegnarsi per la propria città e improntare un progetto artistico nel luogo in cui sono nato. Sicuramente Napoli mi ha aiutato, sono stato legato in qualche modo sempre a questa terra, che ora non lascio se non per qualche spostamento lavorativo, ma la mia idea è di continuare qui».

Ad oggi ci sono tanti ragazzi che provano la strada dei talent per raggiungere il successo artistico. Quali suggerimenti darebbe a chi sogna di vivere una carriera da danzatore?

«Lavoro molto con i ragazzi, principalmente dai 9 fino a 20/21 anni e so bene, anche dalla mia esperienza, cosa vuol dire crescere con questo sogno e so anche che non è così semplice raggiungerlo, soprattutto in Italia. Si fa ancora fatica a comprendere che la danza, come tante altre discipline artistiche, sia un vero e proprio lavoro, anche se forse qualcosa è migliorato negli ultimi anni, ma siamo ancora su una strada in salita. Ai miei allievi consiglio sempre di cercare la propria strada in maniera personale, di guardarsi sempre intorno, perché le opportunità sono molteplici. Per quanto riguarda i talent sicuramente, agli inizi della loro creazione, hanno fatto alzare un po’ i numeri e hanno appassionato tanti ragazzi alla disciplina, però sicuramente non è l’unica strada: ovvero non trovo nel talent l’unica via per diventare famosi o per essere definiti eccellenti. Forse il talent può essere un trampolino di lancio, ma tutto quello che viene dopo è sempre da costruire con le proprie mani. Penso quindi che la danza si potrebbe definire una disciplina “a raggiera”: i raggi da scoprire non vanno solamente in un’unica direzione, ce ne sono tanti, tutti diversi e quindi non vanno solo verso la direzione del talent, anche perché questo può diventare come un vicolo cieco. Consiglio sempre di cercare la propria direzione nel mondo della danza all’interno del proprio animo, lasciandosi ispirare dalla propria passione».

Sara Finamore

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