Elena Massa, il capro espiatorio del giallo di Posillipo. Per 7 anni ha pagato, da innocente, al posto dell’assassino di Anna Parlato Grimaldi

Gelosa come ex moglie, come giornalista, come madre: sulla base di questa convinzione la magistratura napoletana ha incriminato, 44 anni fa, la giornalista del Mattino di Salerno Elena Massa accusandola dell’omicidio della imprenditrice-baronessa-giornalista Anna Parlato Grimaldi (assassinata a Napoli in via Francesco Petrarca 133/135 la sera del 31 marzo 1981) e chiedendo una condanna alla pena di 14 anni.

Elena Massa finisce al centro del giallo di Posillipo la sera stessa dell’omicidio Grimaldi quando il suo ex marito Ciro Paglia (capo cronista del Mattino di Napoli e amante della vittima sin dal giugno del 1980) apprende dagli inquirenti che la nobildonna napoletana è stata uccisa con una pistola semiautomatica calibro 6,35 millimetri, con elevata probabilità da una Browning modello Baby. Il Paglia, infatti, è stato possessore di una Browning modello Baby calibro 6,35 da lui lasciata alla Dott.ssa Massa (assieme alla fondina e allo scovolino) quando entrambi si sono separati ponendo fine al loro matrimonio. E’ lui a indirizzare gli investigatori su questa pista rivelando loro che l’ex moglie ha, in casa, un’arma dello stesso calibro.

La cronista, in realtà, non la possiede più da quasi 6 mesi: il 3 ottobre del 1980 Elena Massa, accompagnata da un suo collega, si è recata presso la Questura di Salerno per sporgere una regolare denuncia di smarrimento (Ciro Paglia non ne è stato al corrente fino al 31 marzo 1981). Con la stessa fa mettere a verbale di aver perso la pistola il giorno prima quando si è fermata nella toilette pubblica di un Motel della Pavesi all’altezza di Nocera Inferiore (sull’autostrada Napoli-Salerno) per espletare un bisogno fisiologico (abitualmente lei infilava l’arma nella tasca posteriore dei pantaloni). Al momento della denuncia la Massa aggiunge di non poter escludere un furto della stessa: in realtà si tratta di un piccolo “escamotage” per evitare d’essere incolpata di omessa custodia. A partire da quel momento Elena Massa (girava armata esclusivamente per ragioni di sicurezza personale quando svolgeva il suo lavoro in luoghi difficili dell’agro Nocerino-Sarnese) non ha più posseduto una pistola (come fu confermato anche dal figlio dodicenne Fausto).

Malgrado ciò gli investigatori napoletani decidono di proseguire su questa strada ma tutti gli elementi che via via vengono alla luce si rivelano favorevoli alla donna:

-Nella sua abitazione, in via Posillipo 168/E a Napoli, la Polizia rinviene una scatola di cartucce (inesplose) calibro 6,35. Dalla stessa mancano 6 o 7 colpi. La scatola non viene sequestrata in primo momento perchè ritenuta dalla Polizia inutile per le comparazioni balistiche, dato lo stato integro delle cartucce. Quando gli inquirenti decidono di acquisirla la Massa dice loro di essersene disfatta nel frattempo e dà motivazioni diverse sulla perdita di tali munizioni: prima gettate nel water di casa poi in un cestino per i rifiuti nella propria abitazione. Ad ogni modo le cartucce presenti in casa sua erano di marca Winchester prodotte dalla ditta Fiocchi: incompatibili con quelle che ha adoperato l’assassino di Anna Parlato Grimaldi (il colpevole ha usato cartucce Winchester 6,35 prodotte dalla ditta Western).

-La prova del guanto di paraffina (eseguita 5 ore dopo la scoperta del delitto. Test al quale la donna si è sottoposta spontaneamente) rileva tracce di Antimonio e di Bario sulla mano destra della Massa in quantità insignificante e rileva tracce di Antimonio sulla mano sinistra (lei non è mancina) in quantità altrettanto insignificante. Il perito di settore conclude che queste particelle si sono depositate al momento di un utilizzo d’arma da fuoco corta ma a distanza di 12-13 ore prima dell’esame e che la quantità ridotta depone per una successiva attività di lavaggio priva di uno sgrassatore e non estesa agli interstizi. Difatti quel 31 marzo 1981 (tra le ore 13:30 e le ore 14:00) Elena Massa si è recata al poligono di tiro di via Campagnano e si è esercitata adoperando alcune decine di cartucce calibro 22 di marca Fiocchi. Nel tardo pomeriggio è andata in un campo da tennis vicino casa per giocare una partita. Al termine della stessa è ritornata nella propria abitazione facendo la doccia.

-Elena Massa (per sua stessa ammissione) ha una buona mira ed è molto brava nello sparare: l’assassino di Anna Parlato Grimaldi ha dimostrato insicurezza e una mira non infallibile (benchè ha agìto in una parte abbastanza buia del vialetto d’ingresso della proprietà privata della vittima). Ha sparato cinque colpi dei quali solo tre sono andati a segno (uno all’addome, uno alle gambe / destra e sinistra, uno in regione retromandibolare). Due bossoli sono andati a vuoto (uno ha impattato con un’anta del cancello grande di villa Grimaldi), ha dovuto liberare l’arma da un proiettile (perso sulla scena del crimine) – “scarrellando” la pistola – poiché questo ha fatto inceppare la sua 6,35.

-L’omicidio è stato compiuto all’interno di villa Grimaldi, dietro il cancello d’ingresso: l’assassino era già dentro quando ha sparato. E’ provato dal fatto che Anna Parlato Grimaldi ha tentato di scappare verso via Petrarca per sfuggire ai colpi d’arma da fuoco ed è caduta sul selciato, priva di vita, con la testa a pochissima distanza dal cancello e con i piedi rivolti verso l’auto e verso l’abitazione. Questa dinamica è stata confermata anche dal Medico legale esaminando la sede e i tramiti delle ferite sul corpo della vittima. Dunque chi l’ha aggredita si trovava frontalmente rispetto a lei ma con le spalle verso la villa.

-Due studenti e alcune prostitute che quella tragica sera si sono trovati a poche decine di metri di distanza dal luogo del delitto hanno udìto i colpi d’arma da fuoco (tra le 20:35 e le 20:40) ma non hanno visto nulla di strano. Né auto ripartire a gran velocità né persone scappare. Il geometra Luigi Pujia, colui che scopre per caso l’orrendo delitto assieme alla domestica tunisina della famiglia Grimaldi (Jamina Neyri, alle ore 20:45-20:50), viene avvicinato da una donna (della quale fornisce una precisa descrizione) che gli chiede cosa è successo (l’omicidio è avvenuto da neanche un’ora). Quando gli viene mostrata Elena Massa non la riconosce nella signora che ha parlato con lui all’esterno di villa Grimaldi.

-Certamente Elena Massa aveva sofferto moltissimo nel momento in cui aveva scoperto che il suo ex marito Ciro Paglia aveva iniziato una relazione con Anna Parlato Grimaldi: la giornalista del Mattino di Salerno era ancora molto innamorata di lui. Sicuramente aveva provato un grandissimo dolore nel momento in cui si era accorta che la sua rivale in amore, favorita dal Paglia, era riuscita in poco tempo e senza alcuna fatica ad ottenere un contratto di collaborazione con il Mattino di Napoli, a scrivere alcuni articoli (pochi comunque: nove in 2 anni), era in procinto di essere assunta (come pubblicista) nella nuova sede d’imminente apertura a Castellammare di Stabia (di contro il Paglia si era sempre rifiutato di agevolare la carriera della moglie con raccomandazioni). Elena Massa, giornalista professionista, aveva dovuto faticare tantissimo per farsi strada nel suo lavoro ed aveva vissuto un lunghissimo precariato in una sede (quella di Salerno) distante da casa sua. Interrotto con una assunzione regolare dopo una sua accesa protesta dinanzi al Circolo della Stampa napoletano (in favore delle donne ostacolate nella loro realizzazione professionale in Italia) che si era tradotta, per giorni, in uno sciopero della fame. Aveva scritto una dura lettera al direttore del quotidiano il Mattino di Napoli (Roberto Ciuni) per esternare la sua rabbia a fronte dei favoritismi dei quali beneficiava Anna Parlato Grimaldi (uno degli articoli di quest’ultima era stato firmato insieme a Ciro Paglia). Di questi suoi sfoghi erano stati testimoni anche alcuni suoi colleghi di redazione. Entrò agli atti del processo una lettera dal contenuto molto forte indirizzata all’ex marito e avente ad oggetto lo stesso argomento. Rimase malissimo quando seppe che il figlio dodicenne Fausto aveva trascorso parte di un’estate a Pescocostanzo ospite di Anna Parlato Grimaldi (alla quale si era affezionato in poco tempo) e del padre Ciro. E’ vero che negli ultimi tempi Elena Massa si era convinta (a ragione o a torto) che l’ex marito e la nobildonna napoletana stavano tramando contro di lei per farla sfrattare da via Posillipo 168/E così come è vero che Anna Parlato Grimaldi non provava simpatia per l’ex moglie di Ciro Paglia preferendo starle alla larga.

E’ anche vero, però, che mai Elena Massa ha avuto contatti diretti con Anna Parlato Grimaldi (si sono incrociate e parlate per qualche istante solo nel novembre del 1980, in occasione di un ricovero ospedaliero di Ciro Paglia dopo un incidente automobilistico nel quale era rimasta coinvolta con lui anche la sua amante) e mai si è resa responsabile di atti persecutori nei suoi confronti: né telefonate d’ingiurie o di minacce, né tentativi di aggressione fisica, né aggressioni verbali in pubblico, né pedinamenti. Per ammissione stessa di Elena Massa è capitato solo che lei era transitata con la propria auto, in epoca antecedente al delitto, dinanzi alla villa di via Petrarca 133/135 (la cronista non negò di conoscere l’abitazione della imprenditrice) per la curiosità di scorgere l’abitazione dei Grimaldi (cosa che si rivelò impossibile in quanto la casa era in fondo ad un immenso parco e coperta da una estesa quanto folta vegetazione).

-Per quanto riguarda l’alibi: Elena Massa sostiene di essere uscita di casa poco dopo le 20 del 31 marzo 1981 per recarsi con la propria auto in piazza s. Luigi ed acquistare due bottiglie di acqua minerale Ferrarelle (la sua marca preferita, in quel momento ne era sprovvista. Aveva fatto richiesta delle stesse ad un commerciante che aveva il negozio sotto casa di lei ma dopo due giorni ancora non le erano state portate a domicilio) presso un bar coloniali gestito da Umberto Manzilli e dalla moglie di quest’ultimo (negozio nel quale lei andava qualche volta per comperare dello yogurt). Il sig. Manzilli conferma. Le due bottiglie vengono poi lasciate – al ritorno – sul tavolo di casa (dove le trova la Polizia quella stessa sera) perché ancora gelate. Pur con qualche divergenza sull’orario di rientro anche il portiere del palazzo in cui abita Elena Massa, Vittorio Esposito, conferma d’averla vista rincasare con l’auto di lei e con due bottiglie di acqua minerale in una busta. Anche il figlio dodicenne della donna, Fausto, conferma la ricostruzione dei movimenti di sua madre.

-Anna Parlato Grimaldi viene uccisa tra le 20:35 e le 20:40: poche volte tornava in via Petrarca per ora di cena. Come dichiarato nel 1981 dai suoi stessi figli la vittima, di solito, arrivava in villa dopo le ore 22:00 (verso le 22:30, a volte anche verso mezzanotte). Quella sera, eccezionalmente, rincasa prima per festeggiare il 24esimo compleanno della figlia secondogenita Elvira. L’assassino è già lì, pronto ad aspettarla.

Elena Massa non può essere a conoscenza di questo rientro anticipato. Anna Parlato Grimaldi ha preso questa decisione nel pomeriggio, comunicandola solo a Ciro Paglia e ai suoi familiari.

Gli inquirenti pensano ad un appuntamento fissato al telefono tra le due rivali: impossibile. Elena Massa non ha fatto o ricevuto telefonate dalla vittima quel 31 marzo 1981, come accertato in sèguito dagli investigatori.

Arrestata nel giugno 1981 su mandato di cattura emesso dal magistrato Vittorio Martusciello (malgrado la inconsistente quantità di dati che sono semplici e debolissimi indizi, se non esclusivamente degli elementi di sospetto) Elena Massa viene scarcerata nell’ottobre dello stesso anno. A proscioglierla in istruttoria formale è il Giudice istruttore Giuseppe De Falco Giannone, convinto della sua innocenza, convinto di un’altra pista per spiegare il delitto (quella che porta all’oscuro avvocato-faccendiere Paolo Diamante).

Il sostituto Procuratore di Napoli Felice Di Persia, invece, sostiene la colpevolezza della sospettata e nel gennaio del 1983 ribalta il verdetto del Dott. De Falco Giannone disponendo un nuovo arresto per la Massa, chiedendo ed ottenendo il suo rinvio a giudizio.

La donna si rende latitante fino all’inizio del processo di primo grado: novembre 1984. Si consegna spontaneamente agli inquirenti e partecipa, in stato di detenzione, al dibattimento. A difenderla in aula ci sono i penalisti Renato Orefice e Nicola Foschini. La parte civile (la famiglia Grimaldi) è rappresentata dall’avvocato Adriano Reale.

Il 21 dicembre 1984 la seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli (Presidente: Federico Capezza, giudice a latere: Roberto D’Ajello, Pubblico Ministero: Liborio Di Maio) assolve l’imputata con formula piena da ogni accusa (omicidio volontario, detenzione illegale di arma, spari abusivi in luogo abitato).

Il 20 gennaio 1987 la prima sezione della Corte d’Appello di Napoli (Presidente: Corrado Severino, giudice a latere: Francesco Giffoni, Pubblico Ministero: Emilio Scaglione in sostituzione di Umberto Castaldi, quest’ultimo designato nel frattempo a nuovo incarico) assolve l’imputata dall’accusa di omicidio volontario per insufficienza di prove (la detenzione illegale di arma e gli spari abusivi in luogo abitato sono stati raggiunti da una amnistia nel frattempo).

Il 23 maggio 1988 la Corte di Cassazione (Pubblico Ministero: Antonio Scopelliti) accoglie la tesi del sostituto Procuratore Generale e conferma senza rinvio il verdetto della Corte d’Appello di Napoli: assoluzione definitiva per insufficienza di prove.

Il 16 dicembre 1988 Elena Massa deposita tramite i suoi legali un esposto per frode processuale (poi archiviato), in relazione ad un anello appartenuto ad Anna Parlato Grimaldi (dono d’amore di Ciro Paglia) e trovato sul letto di un appartamento al secondo piano di via Chiatamone 56/A nel quale i due amanti erano soliti incontrarsi per i loro momenti d’intimità. Un episodio segnato da ricostruzioni contraddittorie e non sempre lineari, sulla base delle dichiarazioni rese all’epoca dal Dott. Paglia e dagli organi inquirenti.

A distanza di 44 anni dall’assassinio di via Petrarca Elena Massa è ancora un capro espiatorio: perché meritava l’assoluzione definitiva con formula piena e perché ha pagato per 7 anni al posto del vero colpevole.

Di questo ne è convinta anche Elvira, la figlia di Anna Parlato Grimaldi: è la prima a sostenere, oggi, l’innocenza di Elena Massa e a ribadirlo pubblicamente. Elvira non smette di cercare il nome dell’assassino di sua madre (per lei è ancora vivo. Libero ed impunito). Recentemente ha ricevuto delle minacce che ha subito denunciato a chi di dovere.

*L’autore dell’articolo desidera ringraziare pubblicamente l’avvocato del Foro di Napoli Francesco Pio Porta, uno dei difensori di Elena Massa dinanzi la Corte d’Appello e di Cassazione (assieme ai colleghi Lemmo, Foschini, Orefice). Senza il suo aiuto, senza la sua testimonianza, senza il prezioso materiale processuale che ha fornito al sottoscritto non sarebbe stato facile mettere insieme tutte le informazioni e i dati necessari per sviluppare questa inchiesta giornalistica (divisa in 5 parti) sull’omicidio di Anna Parlato Grimaldi.

Assieme ad Elvira attendiamo, fiduciosi, la verità che manca da 44 anni.

Daniele Spisso

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