Una domenica di violenza ha scosso il carcere di Secondigliano, dove un detenuto ha aggredito sette agenti di polizia penitenziaria. L’incidente, avvenuto per motivi futili, ha sollevato preoccupazioni sul crescente numero di aggressioni nelle carceri italiane.
L’aggressione
Secondo il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), l’aggressione è iniziata quando un detenuto italiano del Reparto Accettazione, durante l’apertura della cella per il passeggio, ha attaccato il poliziotto di servizio con pugni al volto. Sei colleghi intervenuti in difesa sono stati anch’essi aggrediti. Tutti e sette gli agenti sono stati portati all’ospedale Cardarelli per ricevere cure mediche.
La reazione del SAPPE
Raffaele Munno e Donato Vaia, segretari del SAPPE, hanno sottolineato che questo episodio evidenzia la tensione costante all’interno delle carceri regionali. La professionalità degli agenti ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente, ma le condizioni lavorative dei poliziotti penitenziari rimangono insostenibili.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha dichiarato: “Chi aggredisce un poliziotto aggredisce lo Stato.” Ha promesso di sollecitare il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria affinché vengano presi provvedimenti urgenti. Capece ha evidenziato la necessità di dotare la polizia penitenziaria di taser e di intervenire sulle politiche di sicurezza, criticando il regime custodiale aperto e la vigilanza dinamica che, secondo lui, hanno favorito gli eventi critici.
Il SAPPE chiede interventi strutturali urgenti per ripristinare la legalità nel sistema penitenziario. Capece conclude criticando l’attenzione data all’affettività in carcere a favore dei detenuti, ritenendo prioritario invece garantire la sicurezza all’interno delle strutture.
