Secondigliano, 9 dicembre 1830: la benedizione della Cappella dell’Addolorata

Una data che segna la storia religiosa e identitaria di Secondigliano è senza dubbio domenica 9 dicembre 1830, quando, dopo due anni di lavori, venne benedetta la chiesa dedicata alla Madonna Addolorata, oggi Santuario Diocesano dell’ Addolorata e della Divina Misericordia. La solenne cerimonia fu presieduta da monsignor Camillo Rossi, arcivescovo di Damasco e consultore di Stato.

Sul frontone dell’edificio padre Gaetano Errico, oggi santo, volle che fossero incise le parole del Salmo che ancora oggi accolgono i fedeli: «Ipse fundavit eam Altissimus» – È stato Lui stesso a fondarla. Una scelta che rimarcava il carattere profondamente spirituale e comunitario di quell’opera, sentita come dono di Dio alla popolazione.

All’inizio la chiesa appariva semplice, quasi essenziale. Pur articolata in sette altari, non presentava stucchi né rivestimenti in marmo, e le dimensioni erano modeste rispetto ai desideri dei secondiglianesi. Fu per questo che, fin da subito, il popolo cominciò a chiamarla affettuosamente “Cappella”, appellativo che ancora oggi sopravvive nel linguaggio comune.

Padre Gaetano avrebbe voluto un edificio più ampio, capace di accogliere il crescente numero di fedeli, ma il progetto incontrò ostacoli. Già al momento della posa della prima pietra, infatti, il cancelliere comunale Barbati, incaricato di sovrintendere ai lavori, impose che la chiesa fosse costruita più corta rispetto al disegno originario. Errico, con umiltà, accettò la decisione senza polemizzare. Il suo unico desiderio era che a Secondigliano sorgesse la casa dell’Addolorata, osteggiata da pochi uomini ma fortemente voluta dall’intera comunità.

Da quel 9 dicembre 1830, la “Cappella” dell’Addolorata è rimasta un simbolo di fede, devozione e identità per generazioni di secondiglianesi, testimone silenziosa di preghiere, speranze e tradizioni che ancora oggi la rendono cuore pulsante del quartiere.

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