Con la consegna del testo degli Orientamenti Pastorali, l’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia ha chiuso ufficialmente il XXXI Sinodo diocesano, lasciando alla Chiesa partenopea una mappa per il futuro, guidata dall’icona evangelica dei discepoli di Emmaus.
Le parole del pastore napoletano sono intrise di speranza e di realismo: «È il momento di abbandonare gli abiti dello sconforto e della rassegnazione – scrive Battaglia – per tornare a risplendere della luce che siamo chiamati a ricevere da Dio e a donare al mondo».
Gli Orientamenti ruotano attorno a cinque grandi assi: missione, prossimità, educazione, vocazione e corresponsabilità. Non un semplice documento programmatico, ma la sintesi di un cammino comunitario durato mesi, fatto di ascolto, confronto e discernimento.
Il testo non tace le ferite della città: povertà, precarietà lavorativa, femminicidi, solitudini dei carcerati e difficoltà pastorali delle parrocchie. Napoli è descritta come una «terra mia», amata e sofferente, che chiede risposte concrete. Ma proprio dentro queste fragilità – ricorda Battaglia – può fiorire la speranza, perché «ogni passo può diventare incontro, ogni caduta resurrezione».
Il Sinodo, nato «non da un progetto, ma da un’urgenza del cuore», è stato vissuto come un’esperienza di comunione. «Abbiamo capito – scrive l’arcivescovo – che non c’è altra via: solo nell’unità possiamo annunciare e vivere la fraternità».
Gli Orientamenti, consegnati alla comunità diocesana, sono dunque un invito a vivere la fede con uno stile nuovo, corale e condiviso: dal singolare dell’io al plurale del noi, che diventa respiro, profezia e testimonianza di una Chiesa chiamata a “vestirsi sempre più di Vangelo”.
