Irace (PER): “Un progetto, non una candidatura personale: la politica deve tornare a servizio delle comunità”

Nel panorama complesso e spesso polarizzato della politica campana, la candidatura alle prossime elezioni regionali del segretario di PER – le Persone e la Comunità, Giuseppe Irace, ingegnere e funzionario regionale, si presenta come un segnale di discontinuità. Già responsabile diocesano dell’Azione Cattolica di Napoli, porta con sé un percorso maturato tra impegno civile, esperienza amministrativa e partecipazione ecclesiale.
«Non è una candidatura personale – sottolinea – ma il frutto di un progetto collettivo che nasce dentro una rete di persone abituate a mettersi al servizio delle comunità»..

Cosa l’ha spinta a candidarsi al Consiglio Regionale?

 «La mia non è una candidatura personale, ma figlia di un progetto. Sono infatti il segretario di PER le Persone e la Comunità, una rete politica che nasce dall’impegno di persone che sono da sempre all’interno dell’associazionismo cattolico e laico e che proprio in quei contesti hanno maturato l’idea della necessità di un impegno anche nelle istituzioni, così da incidere sui sistemi e creare le condizioni per cui tutti possano vivere meglio nel posto in cui sono nati. Non è una candidatura personale, dunque, ma rappresentativa di un gruppo. Cinque anni fa, non sono entrato in Consiglio regionale per soli 260 voti. Negli anni che sono trascorsi la nostra rete è cresciuta: oggi abbiamo diversi circoli e decine di amministratori in città come Benevento, Torre del Greco, Pomigliano d’Arco, Marigliano e via discorrendo. Sappiamo che questa volta l’obiettivo è raggiungibile. Questa candidatura nasce anche perché vogliamo dare un’alternativa ai cittadini. Sappiamo che la coalizione di centrosinistra e quella di centrodestra sono fortemente inadeguate, basate come sono solo su somme aritmetiche di persone con consensi senza un vero progetto per la Regione. Per questo motivo, riteniamo di offrire alle persone un voto libero e la presenza all’interno del Consiglio regionale della Campania di persone che hanno acquisito credibilità per le cose che hanno fatto nella loro vita: noi non dobbiamo promettere, dobbiamo solo dimostrare quello che siamo».

 Quali sono le prime misure che proporrebbe se venisse eletto?

«La prima misura che proporrò è una legge sui caregiver, a sostegno delle persone che accompagnano e sostengono chi ha una disabilità: una legge che preveda soldi veri. Da troppo tempo vediamo norme che sia a livello nazionale che locale non incidono economicamente su questa materia. Se vogliamo invece dei risultati reali, dobbiamo investire sui caregiver, su chi vive all’interno della propria famiglia situazioni di grave disabilità. Penso a chi si deve occupare di un bambino, ma anche a chi deve badare a un anziano. È necessario che questa Regione si occupi di chi è più debole».

Sanità, lavoro e trasporti restano temi centrali: su quale di questi ritiene più urgente intervenire e come?

«Sanità, lavoro, trasporti, aree interne e ambiente sono le aree su cui le Regioni intervengono maggiormente. La Sanità, in particolare, occupa la voce nettamente più grande nel bilancio regionale, e per questo rappresenta senza ombra di dubbio la priorità. È necessario adottare misure che portino a una fortissima riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie. Questo si può fare incentivando la sinergia tra le eccellenze pubbliche e il privato convenzionato, che deve poter fare rete e fare in modo che non si debba più aspettare sei mesi per fare un’indagine. Un altro tema importante è la prevenzione primaria, su cui bisogna investire puntando su una rete di medici base che fanno e possono fare ancora di più per intervenire in tempi tali da prevenire e intercettare in tempo le malattie che attanagliano il nostro tempo. Per quanto riguarda il lavoro, la Regione deve farsi parte attiva e agire in anticipo, ai primi sintomi di crisi aziendale, piuttosto che intervenire quando è già troppo tardi per salvare l’azienda. Un altro tema legato al mondo del lavoro è la formazione professionale.  Bisogna investire sugli Ifp, comunemente conosciuti come “scuola dei mestieri”. C’è bisogno che i nostri ragazzi possano professionalizzarsi, magari imparando il mestiere di meccanico o di elettrauto oppure impegnarsi nella logistica o come sarto. La Regione deve sostenere gli enti di formazione che lavorano in questa direzione. Anche sui trasporti bisogna invertire la rotta. Non è un problema di soldi: faccio l’esempio dell’Eav, il problema più grande da questo punto di vista. Bisogna intervenire sulla gestione: abbiamo un parco treni di fatto antico. Non è pensabile continuare così. Sulla Circumvesuviana è nato addirittura un sito satirico che è diventato un caso mediatico. Siamo arrivati al punto che si spengono le luci nei convogli. È chiaro che c’è bisogno di un cambio di rotta».

Molti giovani campani lasciano la regione per studio o per lavoro: cosa propone per trattenere i talenti e creare nuove opportunità qui in Campania?

 «Oggi i giovani vanno via per le motivazioni più disparate. C’è tutto un tema che riguarda un’enorme quantità di giovani, anche della periferia nord ed est di Napoli, che noi formiamo e che hanno grandissime competenze. Non trovando occasioni di crescita professionale sul nostro territorio, questi ragazzi emigrano. In alcuni casi lo fanno anche durante l’università. Alcune famiglie preferiscono fargli fare gli ultimi anni a Milano piuttosto che a Torino, così che trovino già un tessuto imprenditoriale pronto ad accoglierli. Questo è ovviamente un disastro, perché investiamo nella formazione di questi giovani, ma perdiamo le risorse migliori. Bisogna lavorare su questi temi innanzitutto favorendo la creazione di imprese di servizi e di terziario avanzato. Mi viene in mente, per fare un esempio, tutto il lavoro che è stato già fatto in tal senso a Napoli est.  Ma non basta: bisogna investire anche sulle realtà pubbliche. Penso alla sanità, in particolare. Se perdiamo tutti i giovani che si formano come medici e nelle altre professioni sanitarie, facciamo uno sforzo immane. Invece bisogna investire in questa Regione, aumentando le occasioni di lavoro. Penso anche agli enti locali. La stessa Regione necessita di un grande piano di assunzioni, che coinvolga anche i Comuni e la Città metropolitana».

 In una frase: perché gli elettori dovrebbero scegliere lei?

 «Scegliendo me, scelgono un gruppo, una squadra che è PER le Persone e la Comunità. Sia io che l’intero gruppo abbiamo sempre dimostrato di essere al servizio dei territori, e lo continueremmo a fare nella nuova veste istituzionale. Stiamo fornendo un’alternativa a chi non vuole andare a votare perché disorientato, sfinito, assuefatto alla propaganda che fanno sia la sinistra che la destra. La nostra è un’alternativa per chi non vuole andare a votare e anche per chi non vuole votare Fico, Cirielli e i partiti che li sostengono».

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