Le prime attestazioni storiche di Secondigliano risalgono al 19 ottobre 1113, quando un documento registra l’affitto di un fondo in Villa Secundillani. Il toponimo ricompare nel 1279 in un cedolare angioino, dove il territorio è già indicato come casale e annoverato tra quelli della città insieme a Casoria, Afragola, Casandrino e Lanzasino. Nonostante queste citazioni precoci, la definizione amministrativa più chiara del borgo matura in età viceregnale, mentre le costruzioni più antiche giunte fino a oggi risalgono al Seicento e l’assetto urbanistico complessivo prende forma a partire dai primi decenni del Settecento.
In età medievale l’organizzazione del casale si fonda su rapporti di infeudamento. I territori, appartenenti in larga parte a ordini monastici o a famiglie nobiliari, vengono concessi in fitto a casati influenti del Regno affinché siano coltivati e sistemati. A loro volta, questi affidano le terre ai contadini locali, che ne traggono appena il necessario per la sopravvivenza, mentre proprietari e fittuari principali incassano rendite e prodotti agricoli. Un sistema che incide profondamente sulla struttura del territorio e sui rapporti sociali.
Per Secondigliano tali dinamiche sono già attive nel XII secolo e aiutano a comprendere l’attuale morfologia urbana e alcune tipologie architettoniche ancora riconoscibili. Tuttavia, lo sviluppo vero e proprio del casale avviene solo alla fine del Cinquecento, e comunque non prima dell’apertura della strada di Capodichino nel 1585, infrastruttura decisiva per i collegamenti e la crescita dell’area.
Nel XII secolo gran parte del territorio risulta nelle mani del clero. Nel 1113 il monastero napoletano dei SS. Sergio e Bacco concede in fitto alla famiglia Denolfo (Adinolfi) un fondo privo di alberi e colture. I fittuari si impegnano a proprie spese a costruire un palmento per la produzione del vino, a piantare e coltivare il terreno e a garantire al monastero una rendita annua. Il fondo resta in uso alla famiglia finché sopravvivono eredi; con l’estinzione del casato, la proprietà ritorna all’ente religioso.
Si tratta solo di uno dei tanti tasselli che compongono la lunga e articolata storia di Secondigliano, un territorio segnato da secoli di trasformazioni, dove le tracce del passato continuano a dialogare con il presente e offrono ancora oggi spunti preziosi per comprendere l’identità urbana e sociale del quartiere.
