Secondigliano, quando il cardinale Giordano chiese verità e giustizia dopo la tragedia del Quadrivio

Il giorno successivo alla tragedia del Quadrivio di Secondigliano, avvenuta il 23 gennaio 1996, l’allora arcivescovo di Napoli, Michele Giordano, intervenne pubblicamente esprimendo il cordoglio della Chiesa napoletana e richiamando con forza il tema delle responsabilità. Parole pronunciate in un contesto segnato dal dolore per le undici vittime e dallo smarrimento di un intero territorio colpito da uno dei disastri più gravi della storia recente della città.

«Esprimo cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime del dramma di Secondigliano. Ho allertato la Caritas diocesana e le parrocchie della zona circostante perché offrano nel modo migliore la loro assistenza per aiutare lo sgombero. Occorre adesso fare chiarezza sulle cause che hanno provocato questo disastro, accertando le responsabilità, così da soddisfare l’esigenza di giustizia di chi è stato colpito da una tragedia di così vaste proporzioni», dichiarò il cardinale, sottolineando fin da subito la necessità di non fermarsi al solo momento dell’emergenza.

Nel suo intervento, Michele Giordano allargò lo sguardo alla condizione complessiva della città, affidando a una riflessione amara il senso profondo di quella tragedia. «L’immagine della città è migliorata solo in alcune zone, che sono diventate di ‘maggior richiamo’, ma, in realtà, Napoli si è soltanto ‘lavata la faccia’: i problemi della città continuano ad esistere, come prima e più di prima», affermò, richiamando le istituzioni a un impegno strutturale e non episodico.

In quei giorni difficili, accanto alla Caritas diocesana, furono le parrocchie del territorio a farsi presidio di ascolto e assistenza. All’epoca erano parroci don Vittorio Siciliani alla Resurrezione, don Giuseppe Nicodemo a Sant’Antonio di Padova e don Giuseppe Garofalo a Santa Maria del Carmine, figure che condivisero con la popolazione il peso di una ferita ancora aperta nella memoria collettiva di Secondigliano.

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