Spaghetti ’a puveriello: quando un piatto povero riempie la vita



L’universo partenopeo è fatto di tante cose la maggior parte delle quali, strettamente connesse, intersecate e intrecciate al cibo. Quello che oggi chiamiamo street food, fa parte della vita napoletana da secoli. Intanto la pizza e la pizza fritta. Poi ‘a trippa’, semmente e l’altra frutta secca, lupini, taralli, granita, zeppole e  panzarotti e scagliuozzi, ecc. E tanta importanza e nobiltà assume questa abitudine alimentare, a dispetto di ingredienti a volte umili e rudimentali, da essere esportata con successo in tutto il mondo. Certo che esiste anche una cucina raffinatissima, “storico-tradizionale” e per il piacere del gusto e del cuore, va a braccetto con le abitudini più popolari e sbrigative dei napoletani. Così un giorno che mi trovavo solo decisi di fare un ritorno alla mia infanzia con un piatto di quelli sbrigativi, semplici, popolari e poveri. Gli “spaghetti ‘a puveriello.  Piatto nato a Napoli durante o subito dopo l’ultima guerra. Misi una pentolina di acqua a bollire, salai e al momento del bollore calai un bel pugno di spaghetti. Quando mancavano tre o quattro minuti alla cottura della pasta, in una padella sufficientemente ampia, scaldai abbondante olio (la ricetta originale prevede la sugna, una volta provai ad usarla ma, opinione personale, trovai la preparazione stomachevole)  e aprii una coppia di uova. Un pizzico di sale e tolsi dal fuoco la padella, scansai un uovo poggiandolo in un piatto. Poi scolai la pasta lasciandola ancora un po’ impregnata dell’acqua di cottura. La versai nella padella con l’uovo e su fiamma dolce rigirai spaghetto, uovo e un spruzzata di pecorino romano fino a quando tutto fu sufficientemente  amalgamato e naturalmente l’uovo frammentato tra gli spaghetti: la preparazione deve risultare  asciutta e untuosa nella giusta misura. Impiattai  terminando  con l’uovo intero che avevo scansato sopra agli spaghetti: anche l’occhio vuole la sua parte. Ancora una spruzzata di formaggio e poi pepe. Mangiai e non fui più solo, avevo intorno la mia famiglia, i miei amici, la mia città. Mi saziai per davvero, di cibo, di sapore e di amore.

Nunzio Dell’Annunziata

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