Acerra, informazione e responsabilità: dal procuratore Airoma richiamo su verità e cura delle persone

Ottanta giornalisti hanno partecipato questa mattina ad Acerra all’incontro di formazione promosso dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi, in collaborazione con la stampa cattolica e l’Ordine dei giornalisti della Campania. Il tradizionale appuntamento si è svolto nella Biblioteca del Seminario vescovile, in piazza Duomo, assumendo un significato particolare a due giorni dall’annuncio della visita di papa Leone in città, prevista per il 23 maggio.
Al centro della riflessione il messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, pubblicato ogni anno il 24 gennaio, festa di san Francesco di Sales. Il tema scelto per il 2026, “Custodire voci e volti umani”, ha fatto da filo conduttore a un confronto segnato da momenti di forte intensità emotiva. Ad aprire i lavori, un canto di pace eseguito dai minori del Centro diurno della Caritas, seguito dalla preghiera del vescovo Antonio Di Donna per il piccolo Domenico, la cui morte era stata annunciata pochi istanti prima dal caporedattore della TGR Campania Guido Pocobelli Ragosta, presidente dell’Ucsi Campania e moderatore dell’incontro.
Il cuore più incisivo della mattinata è stato l’intervento del procuratore della Repubblica di Napoli Nord Domenico Airoma, che ha posto l’accento sul ruolo cruciale dell’informazione nelle questioni ambientali e sanitarie. Airoma ha richiamato il valore dell’accuratezza, della trasparenza e della verità come pilastri irrinunciabili del lavoro giornalistico, invitando a non essere superficiali e a fare propria ogni notizia come un problema di cui prendersi carico e cura.
Nel suo intervento ha ricordato il lavoro svolto dalla Procura di Napoli Nord, insieme al compianto Francesco Greco, per la produzione dell’unico documento scientifico ufficiale che attesta il nesso di causalità tra inquinamento e patologie tumorali, soprattutto pediatriche, elaborato dall’Istituto superiore di sanità e pubblicato nel 2021. Un passaggio che ha segnato una svolta nel racconto pubblico della cosiddetta terra dei fuochi, definita dal magistrato, con parole dure, per troppo tempo terra dei ciechi.
Il malato ha diritto a conoscere la sua malattia per curarsi nel migliore dei modi, ha affermato Airoma, sottolineando come la verità, anche quando è scomoda, sia una condizione necessaria per la fiducia tra istituzioni e cittadini. Da qui l’appello a un’informazione capace di restituire centralità alle persone, uomini e donne dei territori, e di raccontare senza reticenze le criticità ambientali che segnano vaste aree tra Napoli e Caserta.
Il procuratore ha inoltre richiamato le istituzioni a comunicare con stile, ricordando che la credibilità non si improvvisa, così come non si improvvisano i leader, oggi spesso travestiti da influencer. Lo stile della comunicazione è la condizione della fiducia, ha detto, indicando nella formazione e nella responsabilità pubblica l’unico argine al rischio di smarrimento del corso della storia.
Nel suo intervento, monsignor Antonio Di Donna ha ringraziato i giornalisti per il loro lavoro e li ha esortati a non sottrarsi alla sfida antropologica del cambiamento d’epoca, evitando tanto la demonizzazione della tecnologia quanto l’ottimismo ingenuo. Ha consegnato ai presenti tre indicazioni fondamentali: l’attenzione alle emozioni, la lentezza come valore e la capacità critica, in un tempo in cui, ha osservato, più che la libertà di pensiero rischia di mancare il pensiero stesso.
A chiudere i lavori, Guido Pocobelli Ragosta ha ribadito la necessità di un’informazione con il bollino blu, capace di arrivare bene più che arrivare prima, rivendicando la funzione di mediazione del giornalista nell’era digitale. La visita di papa Leone ad Acerra, ha concluso, rappresenta un riconoscimento all’impegno per la salvaguardia del creato e alla ricerca della verità, ma soprattutto un’occasione per mettersi in ascolto e interrogarsi su cosa e come comunicare.

Angelo Covino

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