Ha vinto Sanremo 2026 con “Per sempre sì”, ma dietro il trionfo di Sal Da Vinci c’è una storia che parte da lontano e che ha un filo conduttore preciso: l’amore per sua moglie Paola Pugliese. Un sentimento nato quando lui aveva appena 15 anni e che, negli anni, è diventato il centro della sua vita privata e artistica.
Sul palco dell’Ariston, mentre canta di un amore eterno, giurato “davanti a Dio”, Sal indica l’anulare. Un gesto semplice, ma potente, che racconta molto più di mille parole. Quella canzone non è solo un brano in gara: è una dichiarazione pubblica, un ringraziamento silenzioso a chi gli è stata accanto fin dall’adolescenza, condividendo sacrifici, tournée, successi e momenti difficili.
La loro è una storia che attraversa il tempo. Insieme hanno costruito una famiglia, hanno avuto due figli e oggi sono anche nonni. Un percorso solido, lontano dai riflettori del gossip, che ha rappresentato per l’artista un punto fermo mentre la carriera prendeva forma.
Sal Da Vinci, all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, classe 1969, ha iniziato a cantare a 7 anni, incidendo un brano con il padre Mario Da Vinci. Nato a New York durante una tournée del padre, ha poi sviluppato uno stile che fonde l’anima napoletana con il pop contemporaneo, alternando ballad melodiche a contaminazioni più moderne.
Prima del successo discografico, è stato il teatro a forgiarlo. Musical come “Stelle a metà” e “La fabbrica dei sogni” hanno segnato la sua maturazione artistica, regalandogli una forte presenza scenica e quella capacità espressiva che oggi porta anche sul palco di Sanremo. Il grande boom popolare è arrivato con “Rossetto e caffè”, diventato un fenomeno da milioni di streaming.
Ma il cuore della sua narrazione resta l’amore. “Per sempre sì” non è soltanto una canzone vincente: è la sintesi di una vita condivisa. In un’epoca di relazioni fragili e carriere costruite sull’effimero, Sal Da Vinci racconta qualcosa di diverso: il successo che nasce dalla costanza, dalla famiglia e da una promessa mantenuta nel tempo.
