Purtroppo Scampia ha legato il proprio nome a fatti storici veramente incredibili e tremendi, denunciati dal romanzo di Saviano: Gomorra. Ma facciamo qualche passo indietro, risaliamo a quando Scampia era una località per lo più a vocazione agricola che si incontrava appena lasciandosi alle spalle Secondigliano. Ecco verso gli anni Sessanta – settanta a seguito della legge 167 / 62 si cominciava a costruire nuovi quartieri per decongestionare e delocalizzare la vita in una Napoli che appariva ormai satura di edifici e cemento. Infatti, chi ha qualche anno ricorderà che le prime costruzioni, e le località sulle quali sorsero, vennero in prima battuta, definite “la 167”.
Il complesso residenziale formato dalle Vele, per la loro forma che ricorda la vela di una nave, e che ha caratterizzato quel territorio, sono opera di un eccellente architetto di nome Franz Di Salvo, che lo progettò negli anni Sessanta. Sì, è vero quelle costruzioni possono somigliare ad enormi vele ma, in realtà, la loro forma voleva dare continuità al panorama, o al territorio napoletano, contraddistinto da numerose colline. Inoltre, il progetto: visionario, esteticamente bello, moderno, prevedeva la costruzione degli appartamenti in sequenza e prendendo spunto dal grande Le Corbusier, voleva creare appartamenti non particolarmente ampi, privilegiando gli spazi comuni, come i ballatoi che si allungavano simili ai vicoli del centro storico, dove si immaginava che gli inquilini potessero socializzare, proprio come da centinaia di anni avviene nei vicoli napoletani. Inoltre, Di Salvo aveva previsto un grande numero di infrastrutture scongiurando l’effetto città dormitorio. Tutti i buoni propositi del progetto furono disattesi, credo per mancanza di fondi. I ballatoi che dovevano fungere da vicoli socializzanti, risultavano troppo stretti, i materiali usati in breve tempo hanno rivelato la loro natura debole e precaria. Ma il colpo di grazia fu assestato al complesso residenziale popolare, dal terremoto dell’Irpinia dell’ottanta. Molti alloggi furono occupati abusivamente e le strutture abitative vennero a trovarsi in sovrappopolamento. E questa situazione insieme alla disoccupazione e al disinteresse delle istituzioni, finì per consegnare il quartiere (si parla di circa 40.000 abitanti) nelle mani della malavita organizzata che col crescere del degrado, trasformò la zona nella piazza di spaccio più importante d’Europa. E il quartiere fu anche teatro di una sanguinosa faida tra clan rivali. Poi la parte sana del quartiere (ovviamente la stragrande maggioranza, sarebbe anche superfluo ricordarlo) ha iniziato a prendere in mano la situazione dando inizio ad una rinascita tutt’ora in corso. Intanto le vele sono state abbattute. Una sola rimarrà in piedi e ristrutturata, sarà adibita ad uffici e spazi pubblici. L’università Federico Secondo ha creato nel quartiere una sua struttura con regolari corsi di studio ad indirizzo sanitario. A contribuire e supportare la rinascita di Scampia ha avuto un ruolo importante anche la casa editrice Marotta e Cafiero, che dal quartiere Posillipo si è spostata a Scampia, diventando un punto di riferimento importante per la cultura e la dignità del territorio. Ma oltre a questa realtà economica, molte altre iniziative, di varia natura, sono nate nel quartiere testimoniando una presa di coscienza e una voglia di legalità che fanno ben sperare per il futuro di questo martoriato quartiere.
Come precedentemente si diceva, la riqualificazione di Scampia prosegue e secondo il progetto i lavori dovrebbero terminare nel 2027.
Nunzio dell’Annunziata
