Operazione all’alba nel Rione Berlingieri, dove la polizia di Stato ha eseguito undici misure cautelari smantellando una storica piazza di spaccio attiva da decenni. L’intervento, coordinato dalla Procura di Napoli e dalla Direzione distrettuale antimafia, ha visto impegnati gli agenti della Squadra mobile e del commissariato di Secondigliano diretto dal vice questore Tommaso Pintauro. Otto persone sono state condotte in carcere e tre poste agli arresti domiciliari.
Al centro dell’inchiesta un gruppo ritenuto organico al clan Licciardi, nella sua articolazione locale guidata da Luigi Carella, 53 anni, detto “Giggino ’a gallina”, tornato in manette. Secondo gli investigatori, l’organizzazione gestiva una piazza di spaccio di cocaina nei giardinetti di via Monte Faito, nel rione Berlingieri, trasformati in un vero e proprio punto di vendita e deposito della droga, sottratto di fatto alla fruizione dei cittadini.
Le indagini, condotte tra marzo 2022 e maggio 2023, hanno documentato un sistema strutturato su due livelli: da un lato la piazza stanziale, con cessioni dirette tra pusher e clienti; dall’altro un servizio itinerante basato su “prenotazioni” telefoniche, con consegne concordate. Un modello efficiente che avrebbe garantito introiti stimati in circa 280mila euro l’anno, destinati a sostenere le casse del clan, tra reinvestimenti illeciti e mantenimento degli affiliati detenuti.
Dietro l’apparente normalità del quartiere, gli investigatori hanno ricostruito un’organizzazione compatta e a forte base familiare. Tra gli indagati figurano Gennaro Bruno, Ciro Cardaropoli, Antonio Gemei, Francesco Marzano, Pasquale Ruffo, Eduardo Fusco, Romolo Campano, Luisa Morra, oltre a Tommaso Bruno e Antonio Bruno, quest’ultimo ritenuto il regista della piazza e conosciuto come “Tonino 111”.
L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, con l’aggravante mafiosa per aver agevolato i clan Licciardi e Vanella Grassi. L’organizzazione, secondo quanto emerso, si riforniva obbligatoriamente dal clan, in un sistema di controllo rigido che prevedeva anche violenze per chi non rispettava i pagamenti, come nel caso di uno spacciatore aggredito per un debito non saldato.
Particolarmente allarmante il contesto in cui avveniva lo spaccio: i giardini pubblici frequentati da famiglie e bambini erano utilizzati per nascondere dosi e “pacchi” di droga, con un concreto rischio per la salute pubblica. Le aree verdi erano di fatto occupate dal gruppo criminale, impedendo ai residenti di viverle liberamente.
L’inchiesta ha inoltre svelato un sofisticato sistema di controvigilanza: gli indagati monitoravano gli spostamenti delle forze dell’ordine, arrivando anche a pedinare gli investigatori e a controllarne abitudini e orari di servizio. Un controllo capillare del territorio che non ha però impedito agli inquirenti di ricostruire l’intera filiera dello spaccio attraverso intercettazioni e riscontri investigativi.
L’operazione segna un punto di svolta per il Rione Berlingieri, liberato da una presenza criminale radicata. Resta però alta l’attenzione degli investigatori sul possibile riassetto degli equilibri sul territorio, con il rischio di nuove tensioni legate al controllo di un mercato ritenuto altamente redditizio.
