Marano, istituzioni e territorio a confronto dopo l’escalation criminale


Marano. Dopo l’escalation di episodi delittuosi riconducibili alla camorra locale che ha gettato un senso di paure ed ombre nella comunità maranese, le Istituzioni sono scese in campo e hanno coinvolto realtà associative e cittadini. “Noi siamo qui perché dopo i fatti eclatanti di qualche settimana fa, lo Stato ha sentito il diritto-dovere di essere qui tra voi”.
Lo ha detto il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che insieme al Procuratore della Repubblica di Napoli Nord, Domenico Airoma e al presidente della Commissione regionale anticamorra, Vincenzo Santangelo, si è recato a Marano, per un confronto diretto con la comunità locale. L’incontro, voluto dalla commissione straordinaria, si è svolto all’interno della biblioteca del convento di Santa Maria degli Angeli. Coordinatore dei lavori e componente della triade commissariale, il prefetto Vincenzo Cardellicchio.
Nel corso del vertice, al quale hanno preso parte il questore di Napoli, Maurizio Agricola ed i rispettivi Comandanti Provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, generali Biagio Stoniolo e Carmine Virno, si è parlato anche dei beni confiscati e del loro riutilizzo. Ampia la partecipazione dal territorio con associazioni e operatori di volontariato.
Dal mondo ecclesiale è arrivato un messaggio chiaro. Don Luigi Merluzzo, don Rosario Moxedano e Don Luigi Capasso, hanno sottolineato come Marano sia ricca di energie positive, ma allo stesso tempo segnata da un forte senso di isolamento. «Le persone volenterose ci sono, ma spesso si sentono sole», un sentimento condiviso anche dal Presidente della Fondazione a’ Voce de Criatur, Don Luigi Merola.
Nel corso dell’incontro, è emersa con forza la richiesta di una presenza più incisiva dello Stato, con maggiori controlli e un’azione costante sul territorio. Il Procuratore Airoma, nel suo intervento, ha richiamato la figura del carabiniere Nuvoletta, ucciso nel 1982, evidenziando la necessità di affiancare alla repressione un cambiamento culturale. «Marano ha una serie di patologie e per guarire da queste, occorre che tutti gli attori sociali vadano nella stessa direzione e decidano di guarire. Non è più tempo di isolarsi: serve una rivoluzione delle coscienze», ha affermato, invitando a superare anche il ricorso agli esposti anonimi. <Capisco il timore di esporsi in prima persona, ma quale messaggio diamo ai nostri figli se ci trinceriamo sempre dietro a uno scritto anonimo? Questo è il tempo della cura e del coraggio. Bisogna mostrare la faccia e mettersi insieme, perché mettendoci tutti insieme i risultati arrivano> ha concluso il Procuratore.
Il prefetto di Bari ha ribadito l’importanza di una responsabilità condivisa. “Ognuno di noi ha una responsabilità di organizzare la cura. Noi sul fronte della prevenzione, il procuratore sul fronte della repressione e voi in una responsabilità individuale con azioni che germoglino a fin di bene”. Il prefetto ha poi rassicurato la comunità che i reati sono diminuiti del 12, 88%>. Tuttavia, il riferimento al calo dei reati registrato nei dati ufficiali, ha suscitato reazioni critiche tra alcuni presenti, evidenziando una distanza tra le statistiche e la percezione quotidiana dei cittadini. <Ognuno può fare analisi che vuole. Io mi attengo al dato oggettivo> ha replicato il prefetto. Proprio questo divario è uno dei nodi principali emersi dal confronto: da un lato la lettura istituzionale, dall’altro il vissuto reale di chi abita il territorio. A giudizio del prefetto la sicurezza urbana si deve “coniugare con una filiera dei percorsi e dei processi educativi” e rivolgendosi agli insegnanti, ai rappresentanti del mondo del volontariato, li ha spronati ad “andare avanti sulle iniziative già avviate e a denunciare insieme”. Nonostante tutto, il confronto ha restituito l’immagine di una città viva, consapevole delle proprie difficoltà ma determinata a costruire un percorso di cambiamento.

Angelo Covino

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