Un territorio segnato da attività agricole, antichi diritti e una fitta presenza di cappelle: è questo il quadro che emerge dalla storia del casale di Secondigliano, cuore produttivo e sociale dell’area a nord di Napoli tra Sei e Ottocento.
Il casale si sviluppava attorno a un punto centrale identificato come “miezo ’o casale”, in prossimità dell’attuale piazza della parrocchia, luogo che rappresentava un riferimento commerciale e civile. Qui si concentravano attività legate alla vendita e alla vita pubblica, favorite da privilegi come lo ius panizandi, che consentiva la produzione del pane per il forno pubblico, e lo ius macaronis, legato alla lavorazione della pasta.
L’economia locale era fortemente radicata nell’agricoltura: si coltivavano lino, canapa, cereali, ortaggi e frutta, mentre l’allevamento, soprattutto suino, affiancava le attività dei campi. Accanto a queste, si sviluppavano mestieri artigianali e piccole attività commerciali, con botteghe di pizzicagnoli, vinai, pasticcieri e ambulanti. La produzione domestica di tessuti e alimenti completava un sistema economico autosufficiente che ha caratterizzato il territorio fino a tutto l’Ottocento.
Importante anche il ruolo della produzione della seta, incentivata già nel Settecento con la coltivazione dei gelsi. Molte abitazioni erano dotate di telai, segno di una diffusione capillare di questa attività che anticipava lo sviluppo dell’industria serica nell’area.
Parallelamente, si rafforzava la presenza del clero attraverso la costruzione di cappelle disseminate nelle masserie e lungo le strade principali. Tra queste, la cappella di San Carlo nei pressi del ponte di Melito e quella di Sant’Addolorata, nota come “la Cappella”, legata anche alla gestione delle risorse idriche grazie a una sorgente e a un pozzo profondo. Altre cappelle, come quella del SS. Rosario e della Madonna della Bruna, testimoniano una rete religiosa diffusa, spesso sostenuta da famiglie locali.
La prima parrocchia del territorio, dedicata ai Santi Cosma e Damiano, risale alla fine del Cinquecento. Nel corso dei secoli ha subito danni e trasformazioni, anche a causa di incendi e terremoti, ma ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per la popolazione.
L’insieme di questi elementi restituisce l’immagine di un territorio dinamico, dove economia rurale, artigianato e spiritualità si intrecciavano, contribuendo a definire l’identità storica di Secondigliano.
