Uno sguardo alle origini di Secondigliano racconta un territorio profondamente legato alla dimensione agricola e alla struttura delle masserie, veri nuclei produttivi e abitativi che hanno segnato lo sviluppo urbano nel corso dei secoli. La trasformazione dell’area passa attraverso interventi edilizi, esigenze religiose e organizzazione della proprietà fondiaria.
Già nel XVII secolo emergono elementi significativi di cambiamento. La vecchia chiesa parrocchiale risultava legata al Privilegio dell’Immunità, concesso dal cardinale Innico Caracciolo nel 1675. Con il tempo, però, si rese necessaria una nuova struttura: nel 1695 il parlamento popolare di Secondigliano decise l’abbattimento dell’edificio esistente per costruire una chiesa più ampia, realizzata tra il 1696 e il 1705. I lavori, affidati a Aniello Moschetto, proseguirono negli anni successivi fino al completamento degli arredi e delle ristrutturazioni.
Parallelamente alla dimensione religiosa, si sviluppava quella economica. Le rendite della chiesa comprendevano attività come forni e “pizzicherie”, segno di una realtà viva e produttiva. Il cuore del territorio restava però la masseria, da intendersi non solo come edificio ma come un sistema articolato: un insieme di case, terreni coltivabili e spazi destinati alle attività agricole e artigianali.
Attorno alla corte si disponevano i cosiddetti “bassi”, con ambienti destinati alla produzione e alla conservazione: palmenti per il vino, celle e cisterne, stalle, forni e locali per lavorazioni domestiche. Al primo piano si trovavano le abitazioni, spesso collegate da scale semplici e funzionali. Questo modello rappresentava la base dell’organizzazione territoriale e produttiva.
È quindi riduttivo identificare la masseria con un singolo fabbricato: essa corrispondeva a un’intera proprietà agricola, spesso priva di residenza stabile. Solo successivamente, con il trasferimento dei proprietari dalla città ai casali, questi complessi furono ristrutturati e ampliati, dando origine a forme più articolate, talvolta con torri e ambienti aggiuntivi. Da qui derivano le cosiddette case “padronali”.
Alla fine del Settecento il territorio di Secondigliano risultava composto da decine di masserie. Un censimento del 1784 ne conta 57, per un totale di oltre mille moggia di terra e sette quarti. Le abitazioni civili erano invece poche, circa dieci, appartenenti a famiglie come quella di Gennaro Rogadeo, dei Barbato e di Michele Pumpo.
Il nucleo abitato restava ancora ristretto, corrispondente all’area oggi delimitata da piazza Zanardelli, via dell’Arco e corso Vittorio Emanuele. Da questo assetto agricolo e sparso prende forma, nel tempo, l’attuale Secondigliano, frutto di una lenta ma costante evoluzione urbana.
