Il Sud riparte da Gramsci: confronto politico contro le disuguaglianze

“La nuova questione meridionale nell’Europa di oggi (a 100 anni dagli scritti di Antonio Gramsci)”: il 10 e l’11 aprile ha avuto luogo, presso Palazzo Caracciolo a Napoli (Via Carbonara 112), un convegno politico e sociale finalizzato a mettere insieme eccellenze, testimonianze, intelligenze, culture diverse accomunate dall’ambizioso progetto di rilanciare il dibattito sul ruolo del Mezzogiorno d’Italia nel Vecchio Continente, sui problemi che intralciano il suo sviluppo, sulle penalizzazioni (determinate dalle linee politiche del Governo Meloni) che ne ostacolano la crescita.
Temi che consentono agli organizzatori dell’evento di riportare in attualità il pensiero e le idee di Antonio Gramsci (politico e giornalista, fondatore e segretario del Partito Comunista Italiano. Incarcerato con l’accusa di antifascismo nel 1926) a 100 anni di distanza dalla produzione dei suoi scritti dedicati proprio alla “Questione meridionale” nel nostro Paese (l’intellettuale sardo fu il primo ad affrontarla sulla scena pubblica).
A promuovere l’ambiziosa iniziativa il giornalista ed Europarlamentare del Partito Democratico On. Sandro Ruotolo (Gruppo Socialisti e Democratici per l’Italia meridionale). Alla luce del risultato del Referendum sulla governance della magistratura (22-23 marzo 2026: il 53,7% degli italiani ha bocciato la Riforma costituzionale dell’esecutivo contro il 46,3% dei favorevoli) l’uomo politico campano ha deciso di allargare l’orizzonte con l’obiettivo di costruire un nuovo programma di Governo in vista delle elezioni nazionali previste per il 2027.
Trasformando l’analisi storica in proposta politica concreta l’On. Rutolo ed i numerosi relatori presenti hanno difatti posto l’accento, con orgoglio ed entusiasmo, sul grande impegno che i cittadini meridionali hanno profuso per difendere la Costituzione della Repubblica italiana; l’autonomia e quindi l’indipendenza della magistratura; i meravigliosi valori contenuti nella Carta costituzionale (garanti dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge ma anche sul piano economico e sociale).
Napoli (71-75%), Bari (60-62%) e Palermo (65-69%) hanno “trainato” il Mezzogiorno in una incredibile partecipazione di massa al voto referendario segnando la netta prevalenza del No sul Si. In particolare la città capoluogo della Campania si è conquistata, a buon diritto, il titolo di “Capitale del No” (3 cittadini napoletani su 4 hanno respinto la Riforma del Governo).
Con l’intervento e la collaborazione di SVIMEZ (l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, dei membri locali e nazionali del Partito Democratico (tra essi l’On. Debora Serracchiani), di personalità culturali (tra loro lo scrittore Maurizio De Giovanni) e sindacali, di giovani volontari il dibattito si è sviluppato attraverso una serie di temi che non hanno tralasciato alcun aspetto della variegata narrazione alla base dell’appassionante confronto: “Questioni morali e classi dirigenti nell’Italia e nell’Europa di oggi” – “Giovani, emigrazione e diritto al ritorno nel Mezzogiorno” – “Lavoro e cultura al Sud per la crescita dell’Europa” – “Mezzogiorno di pace in un’Europa di pace” –  “L’Italia e l’Europa ripartono dal Sud”.
Una posizione centrale è stata riservata alla denuncia del clima di violenza che attraversa l’Unione Europea ed il Mondo in generale, fomentato dai recenti conflitti bellici scatenati dagli Stati Uniti d’America e dallo Stato d’Israele. A farne terribilmente le spese: milioni di civili innocenti, il Diritto Internazionale, le nostre Economie (private di ingenti risorse adoperate per finanziare guerre e commercio di armi).
Scegliendo lo sviluppo-i diritti-la pace come valori fondanti di un nuovo percorso per il rilancio del Paese e del Meridione d’Italia; indicando la città di Napoli come punto di partenza nell’ottica di una strategia d’inclusione e coesione al tempo stesso il convegno punta a valorizzare le potenzialità (mai abbastanza note e mai abbastanza valorizzate) offerte in vari ambiti da tutte le eccellenze del Sud Italia ed è arrivato al suo traguardo presentando ai vertici nazionali del Partito Democratico (Roberto Fico-Presidente della Regione Campania. Massimiliano Manfredi-Presidente del Consiglio regionale. Mario Casillo-Vicepresidente della Regione Campania. Stefano Bonaccini-Presidente del PD. Chiara Braga-Capogruppo del PD alla Camera dei Deputati) una sintesi politica dei propri lavori. Primo passo per costruire un’alternativa credibile alla Destra di Giorgia Meloni, al suo modo di amministrare la Nazione, alle sue politiche antimeridionaliste, al suo asservimento nei confronti del Presidente Usa Repubblicano Donald J. Trump.
Nel corso del suo intervento, venerdì 10 aprile, l’On. Chiara Braga ha collocato il tema della questione meridionale non solo in una dimensione geografica ma anche democratica e sociale. In particolare ha rievocato lo “spettro” dell’autonomia differenziata quale “cavallo di battaglia” – unitamente alla Riforma costituzionale della magistratura, al premierato – dell’esecutivo Meloni (bocciata dalla Corte Costituzionale) e quale maggior nemico del Mezzogiorno d’Italia (notevole aumento del divario tra Nord e Sud). “Manca una visione d’Italia da parte del Governo. Non rassegniamoci ad un Paese incattivito. Le nostre radici costituzionali affondano nell’antifascismo e nella difesa dei diritti sociali, civili. Dobbiamo ridurre le diseguaglianze di genere e combattere l’inadeguatezza delle offerte di lavoro qui al Sud” ha incalzato.
Prendendo la parola l’On. Sandro Rutolo ha invitato tutti a riflettere sulle distanze che ancora dividono l’Italia settentrionale e meridionale malgrado i 100 anni trascorsi dal primo grido d’allarme lanciato da Antonio Gramsci sullo stesso argomento. “Dal 2002 ad oggi oltre 350.000 laureati hanno lasciato il Sud. Esiste il diritto a partire ma c’è anche quello a tornare, a restare” ha ricordato l’Europarlamentare del PD. “La nuova questione meridionale non è solo economica e sociale ma democratica. Tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto al salario minimo obbligatorio” ha sottolineato. L’uomo politico campano ha puntato l’indice contro la guerra: “E’ entrata nelle nostre vite mandando in fiamme il Mondo. E’ stato calpestato il Diritto Internazionale”.
L’On. Ruotolo non ha trascurato neanche i rischi collegati al diritto alla salute (specialmente per le persone più anziane) nelle aree più povere del Mezzogiorno, ha auspicato maggiori investimenti nel settore produttivo ed ha invocato un rinnovamento qualitativo per la futura classe dirigente: efficacia amministrativa, contrasto all’interferenza dei poteri criminali, abbattimento del sistema clientelare. “Senza una classe dirigente pulita il divario tra Nord e Sud non può scomparire. Occorre una grande alleanza nazionale per il rilancio dello sviluppo. Senza il Sud l’Italia non può crescere ed è da Napoli che bisogna ripartire” ha concluso.
Il Sindaco Gaetano Manfredi ha collocato il Mezzogiorno nel futuro dell’Europa, non solo in quello dell’Italia (al quale dobbiamo guardare con il senso della Comunità). “Il tema della crescita è centrale. Il Paese è fermo, la produzione industriale è in costante diminuzione, non siamo competitivi a livello globale” ha evidenziato. “Dobbiamo valorizzare i giovani ed i talenti impedendo che il Sud venga sfruttato per utilizzare manodopera non qualificata a basso costo”. Manfredi ha ricordato a tutti che le città del Sud Italia costituiscono un indiscusso “ponte geopolitico per la pace nel Mondo”.
Carmelo Petraglia (consigliere scientifico SVIMEZ) invoca politiche aggiuntive per rimettere in moto l’Italia, indicando come insufficienti e limitate quelle di carattere generale. “La partita si gioca in Europa” ha aggiunto: rivedere il Patto di Stabilità in senso espansivo per tornare a crescere; ottenere margini di flessibilità di Bilancio sulla spesa corrente; recuperare la competitività; favorire l’inclusione sociale e la coesione territoriale per ridurre le diseguaglianze (rafforzando il dovere di accoglienza per una cittadinanza inclusiva, migliorando le condizioni di vita per chi sceglie di restare).
“Più risorse per la spesa sociale, meno per gli armamenti. Un modello equilibrato tra Stato centrale ed autonomie regionali. Sanità, Istruzione, Mobilità i punti chiave per il nuovo sviluppo” chiosa Petraglia.
Lo scrittore Maurizio De Giovanni ha denunciato il pesante ridimensionamento del ruolo e dal valore della Cultura in Italia (senza distinzioni tra Nord e Sud della Penisola). “A differenza di Milano la città di Napoli ha una meravigliosa identità ma non ha un progetto politico. Occorre una politica pubblica per la Cultura. Gli editori e tutti gli operatori del settore devono intervenire ed investire con più coraggio. Abbiamo molti talenti ma bisogna puntare sulla formazione e sulle competenze: così agendo non sarà più necessario cercare manodopera tecnica – da impiegare nelle produzioni cinematografiche e televisive ad esempio – in altre regioni del nostro Paese”.
Allargando lo sguardo Maurizio De Giovanni ha criticato apertamente il modello liberista sul quale si fonda il mercato globale: “Non funziona”. Giustizia sociale, crescita, sviluppo, occupazione, coesione sociale, inclusione culturale sono i capisaldi da lui indicati per far rinascere il nostro Paese ed in particolare il nostro Sud.
Tra gli illustri ospiti che hanno voluto portare il loro contributo anche l’Assessore con deleghe al turismo e alle attività produttive – nonché Presidente regionale del PD in Campania – Teresa Armato. Definendo il Sud un insieme di comunità, risorse ed energie (da valorizzare con onore) la donna politica campana vede nel turismo il vero motore per la crescita industriale del Mezzogiorno, indica la città di Napoli come un modello (la nostra “punta di diamante”).
“A fronte di una media europea che prevede uno stanziamento del 3,8% del Pil per gli investimenti nel Sud Italia siamo fermi al 3,5%” ricorda con amarezza. “Con la Cultura educhiamo e costruiamo il futuro. Dobbiamo incentivarla con un processo politico di cooperazione, considerandola a suo modo un valore aggiunto per il Welfare: tra le sue pregevoli funzioni vi è quella di favorire il benessere negli individui che ne fruiscono” sottolinea. “Occorrono più risorse ma gli investimenti sono penalizzati dalla corsa al riarmo”.


Daniele Spisso

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