«Quel legame viscerale tra i Santi Cosma e Damiano e i secondiglianesi»: parla Raffaele Siciliano, esperto di storia locale

Oggi ricorre la festa liturgica dei Santi Cosma e Damiano, patroni di Secondigliano. Di come nasce il legame tra i santi medici e martiri e il quartiere a Nord di Napoli, ne abbiamo parlato con Raffaele Siciliano, laureato in teologica, esperto di storia locale e guida turistica abilitata.

«Possiamo paragonare il legame dei Secondiglianesi ai Santi Cosma e Damiano a quello del sangue di San Gennaro con la città di Napoli. È un legame di fede in primis, che poi è diventato comune e familiare a tutti. I Santi Medici non sono Secondiglianesi ma è come se lo fossero. Hanno acquisito la cittadinanza. È un legame viscerale, manifesto in tanti modi» spiega Siciliano.

Quanto è ancora avvertita la loro figura come santi patroni di Secondigliano?

«Purtroppo c’è stato un rapporto inversamente proporzionale: Secondigliano è cresciuta di case e abitanti in modo sproporzionato in pochissimo tempo e il culto si è andato affievolendo perché si è rotta la catena di generazione in generazione. I secondiglianesi spesso ancora oggi vanno via e quelli che restano hanno perso la loro identità per una lunga serie di motivi».

I Santi Cosma e Damiano, San Gaetano Errico e la Madonna Addolorata: come convivono nello spazio devozionale dei secondiglianesi?

«Anche la devozione alla Madre di Dio, ai Santi Patroni e al nostro concittadino Santo, Gaetano Errico, ha perso quell’equilibro che la storia e gli uomini di questa terra ci hanno consegnato. La devozione nasce come ho già detto da una storia, ed ogni storia ha diritto di esistere per gli insegnamenti che porta. Possono esserci avvicendamenti si, ma non a discapito l’uno dell’altro. Santi Cosma e Damiano sono Patroni perché i nostri avi hanno riconosciuto nella storia di Secondigliano, nella loro storia un ruolo fondamentale alla fede in Gesù Cristo, e alla fede in questi due martiri, testimoni di Cristo. San Gaetano Errico è il frutto naturale, il figlio più bello si questa lunga storia. Basti pensare che Si chiamava Gaetano Cosma Damiano. È l’esempio incarnato della devozione ai Santi Patroni e l’orgoglio di Secondigliano. La Vergine Maria è la congiunzione di tutto questo: Secondigliano, come Napoli, è sempre stata luogo di grande devozione mariana in diverse forme, tempi e modi diversi. Basti pensare al culto della Madonna del Rosario che nella chiesa parrocchiale madre aveva un ruolo fondamentale più che centrale. Basti pensare che tra i Santi Patroni e con loro veniva esposta e portata in processione proprio l’immagine con questo titolo».

Come si vivrà quest’anno la festa nel rispetto delle norme anti Covid?

«Quest’anno conosciamo tutti le restrizioni che ci sono per via della pandemia. Niente processione, niente sagra. Qualcuno si è domandato che festa fosse. Ma la festa può mai ridursi a questo? La festa è innanzitutto rendere lode a Dio per i benefici a noi concessi attraverso i suoi santi, è azione di ringraziamento perché ci guida e ci protegge attraverso l’assistenza dei Santi nostri Patroni. Prima che festa di pancia è festa di cuore. È raccontare le storie del passato per viverle di nuovo nel presente senza nostalgia. È essere noi testimoni veri che camminano per le strade con o senza processione. Dobbiamo essere noi la processione che non c’è. Dobbiamo essere noi la comunione fraterna che non può esserci a causa del momento difficile che viviamo».

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