Giornata contro la violenza sulle donne, la riflessione di una giovane di 17 anni

Ma vorrei comunque rinascere donna.

Ho fatto un sogno. Non so se chiamarlo così, in genere i sogni ti donano  le ali e ti insegnano a volare. Forse era un incubo, ma a dire la verità faceva più paura la realtà. Ero vicino casa, insieme ad altre ragazze, non ricordo i loro volti, ma il suo si,sono passati quattro mesi da quel sogno, ma non riesco a dimenticare quella maglia sporca di vino e quella faccia scalfita dall’età. Da quella notte l’ho rivisto ovunque, fuori al mio bar preferito, sulle scale della stazione, al reparto surgelati del supermercato dove vado di solito. L’ho immaginato mentre scendevo le scale con una gonna che non superava il ginocchio, mentre bevevo un drink in compagnia, mentre ero in una strada isolata, mentre mi lavavo ed il mio corpo tremava all’idea di poter esser visto da qualcuno di nascosto. Spesso non serve fingere di essere al telefono per smettere di avere paura.Mi è capitato di prendere il treno da sola una volta, mio padre mi chiamó e mi diceva le frasi da ripetere:” ehy papi come è andata in commissariato?” “sei in divisa?” “sei arrivato in stazione? Tra poco passa il treno, io sono al secondo vagone.” Sapete qual è forse il problema maggiore? È che sia per me, che per mio padre quella conversazione era così dannatamente normale, come se fossimo tenuti a farla, come quando bevi un bicchiere d’acqua prima di andare a letto, insomma, routine. Magari stasera evito di uscire con il rossetto rosso, domani butteró quella maglietta scollata, e poi? A cosa servirà indossare felpe e jeans larghi anche in estate? Cosa si risolverebbe se stessi in silenzio, se non avessi da ridere, se non contrastassi i pensieri degli uomini, se non portassi avanti le mie idee? Nel mio sogno ero struccata e coperta fino al collo, non scherzavo, non ridevo, non assecondavo le fantasie erotiche di nessuno, ma ero una donna, e questo  mi rendeva un fenomeno da baraccone. Non è colpa mia, continuo a ripeterlo, non è colpa mia, perché non ho mai sentito parlare di una donna omosessuale che stuprasse, violentasse o uccidesse un’altra donna, dunque il problema sono gli uomini, che scientificamente e fisicamente parlando sono più forti, quindi per quanto ci sforziamo a mettere lo spray al peperoncino in borsa, o il numero della polizia tra i suggeriti del cellulare, avranno sempre la meglio. Non sono pessimista, e cerco di allontanare la negatività quando posso, ma ora posso? C’è davvero una soluzione, e prima o poi finirà tutto questo? Per anni ho sperato che sul lungomare non ci fossero i cafoni a fischiarmi alle spalle, e che nelle strade del corso non si avvicinassero per gridarmi in faccia quanto fossi “porca”, si mi sembra di aver capito porca.Ho sperato di non essere costretta ad andare al bagno del ristorante con un’altra ragazza, e ad urlare se un ragazzo allungasse le mani standomi accanto.Ho sperato di non essere  guardata con quegli occhi, se sei una donna sai a quali occhi mi riferisco, se sei un uomo ti prego di guardami il viso mentre cammino.Io ho fatto un sogno, ho sognato di passeggiare da sola per strada e di non essere seguita. Ho sognato di avere la possibilità di sedermi al primo posto libero in treno, invece di andare a cecare il vagone con più donne. Ho sognato che a scuola l’insegnante di scienze motorie non facesse apprezzamenti sul mio fisico e che in palestra l’uomo di 50 anni non mi fissasse come se fossi un’opera d’arte. Ho sognato e forse è vero, io ci ho sperato,  ma la verità è che un ragazzo mentre sta costruendo un pezzo di storia pensa a come strangolare la ragazza a casa. Non siamo o bianco o nero,  questo mi spaventa, perché mentre mi viene posta una rosa, si sta già pensando al modo per portarmi a letto. Perché il punto è che un uomo per portare pochi spiccioli a casa si inventa contadino, una donna invece viene violata, spogliata, fino a dimenticarsi il motivo per cui lo sta facendo, è sempre stato così, e continuerà ad esserlo anche dopo le mie parole, ma l’unica cosa che possiamo fare è continuare a crederci, con la consapevolezza che all’80% non cambierà nulla, ma con la speranza che quel 20% ci offre. Perció continuiamo a parlarne, continuiamo ad urlare, continuiamo a stare attenta, perché questa è l’unica cosa che ci riamane. Quanto ancora dovremmo aspettare prima che lo Stato faccia qualcosa? Quante donne dovranno ancora morire, rimanere paralizzate, invalide? Per quanto tempo ancora dovró dimenticare quel rossetto rosso sulla mia scrivania?

Arianna Iovino

17 anni

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