Scampia, Carnevale a distanza di Chi rom e Chi no ispirato al viaggio d’Ulisse

«A Scampia il Carnevale non si è fermato, questa volta su iniziativa del Gridas è stato lanciato il CAD, il Carnevale a Distanza, non si poteva fare altrimenti, la decisione era già stata presa anche se l’ordinanza regionale è stata emanata con una tempestività davvero tardiva». 

Lo dice in una nota Barbara Pierro, presidente dell’associazione Chi rom e chi no. «Nonostante tutto anche quest’anno al Carnevale, momento fortemente sentito per la nostra comunità, proprio non potevamo rinunciare – prosegue – per questo, ispirati dal percorso che stiamo seguendo con i bimbi e bimbe intorno alla figura di Ulisse, abbiamo ragionato su questo momento che stiamo vivendo/subendo». Proprio come Ulisse e suoi compagni di viaggio, giunti nella caverna dei Ciclopi hanno dovuto dare spazio alla migliore inventiva e cooperazione per poterne uscire, così grandi e piccini insieme hanno riflettuto su quale fosse la loro caverna ai tempi del Covid. «Così ne è uscito che la caverna rappresenta la solitudine nella quale ci sentiamo rinchiusi – si legge ancora nella nota – l’isolamento nel quale il Covid ci costringe ancor più di prima, contrariamente al bisogno di amicizia, di sapere, di istruzione, di accesso alla salute per tutti e tutte. Come nella migliore tradizione del Carnevale i segnali positivi si contrappongono alla forza e alla prepotenza di chi manovra le file della politica, macinando profitti sui bisogni della gente». «Anche noi come Ulisse e i suoi compagni abbiamo trovato la nostra strategia di uscita: non arrenderci, stare insieme in sicurezza e costruire il nostro genius loci simbolo e sostanze di unione, della bellezza dello stare insieme, di speranza e di pratiche per costruire quotidiani migliori non isolati, ma connessi con tutte le periferie e le comunità agenti per il cambiamento di questa terra». Il personaggio che l’associazione sta realizzando sarà installato in uno dei cortili del lotto P, «dove stiamo rigenerando uno spazio perché sia dignitosamente a misura di chi lo vive e sopravvive in nome della bellezza».

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