Giornata Nazionale per le vittime delle mafie: non facciamo calare il silenzio

21 marzo. Giornata della Memoria e dell’ Impiego in ricordo delle Vittime innocenti delle mafie. Sono sicura che tutti sappiano che oggi sia San Benedetta, alcuni si ricorderanno che lo stesso giorno del 1999 venne istituita la giornata mondiale della poesia, ma se cercate su internet  21 marzo troviamo prima “segno zodiacale” o  “prima giornata di primavera” che “vittime cadute per mafia”. E allora mi chiedo, perché alle persone importa più sapere se i nati oggi siano pesci o ariete che trasmettere  i valori di donne e uomini morti, e ci tengo a sottolinearlo, morti per proteggere te e me ed il resto del mondo? Poi ci penso, e ci ripenso, una risposta non la trovo, ma mi siedo e per 10 minuti non rispondo al cellulare e non ascolto la musica, non studio, non mangio e non bevo, sono 10 minuti, solo 10 minuti per ricordare il proprietario della gioielleria dietro casa mia che è stato trovato morto da Anna, la figlia. Anna ha la mia età, frequenta il liceo scientifico, ha la media dell’ otto, la sua materia preferita è chimica e sogna di arrivare su Marte, ma  mi ha detto che non riuscivano ad arrivare nemmeno  a fine mese ed il padre era sempre così preoccupato da perdere l’appetito ogni sera, era il suo sogno a non farla smettere di studiare, un giorno avrebbe ripagato i genitori di tutti gli sforzi fatti. Anna ha perso il padre e le ali che le permettevano di arrivare su Marte, e se per tutti voi oggi è il primo giorno di primavera, lei la primavera non la vedrà mai più. Mio padre fa il poliziotto a Secondigliano, dicono non sia un bel quartiere ma io ormai sono abituata, non ho smesso di avere paura ma non riuscirei ad averne di meno se facesse un altro mestiere. Anna non mi parla più, lei pensa sia colpa di mio padre se il suo ora non è con lei, ed io penso che siano tanti i figli di poliziotti ad essere rimasti soli, ma nonostante questo continuano a morire i proprietari delle gioiellerie dietro casa mia, siamo tutti figli di nessuno e padri dell’intera nazione. Erano le otto di mattina, il bar lo stesso di sempre: bar Lux in via Francesco Paolo di Blasi 17, l’arma era una pistola calibro 7,65 e l’assassino riuscì a scappare su un auto rubata. Lux è latino e significa luce, splendore, vita. Ho scoperto che il 21 luglio 1979 fosse un sabato, quel sabato mattina Boris Giuliano è morto, assassinato da un mafioso, ma quella luce è ancora all’interno del bar, tremolante, stanca, riesce ad illuminare Palermo, la Sicilia, la sua famiglia, i presenti che quella mattina stavano solo bevendo un caffè, e un po’ anche me. Oggi il questore di Napoli è Alessandro Giuliano, il figlio di quell’uomo che ha perso la vità per combattere l’illegalità, Selima Giuliano è la nuova soprintendente di Palermo ed Emanuela Giuliano tutti i giorni lotta contro la mafia della sua regione. In questa storia un lieto fine non c’è, Boris da quel bar non è più tornato ed io non smetterò  di avere paura, ma dopo anni i suoi figli  hanno ritrovato la voce per urlare e la forza per farlo ogni mattina appena svegli. Oggi è il 21 marzo e al telegiornale non ho ancora sentito i loro nomi: Antonio Cristiano, Arpa Giovanni, Beneventano Domenico, il piccolo Giuseppe Di Matteo,  Giovanni Falcone, Cappuccio Pasquale, Don Peppino Diana, Costanzo Gioacchino, Graziano Francesco, Paolo Borsellino, Pandi Fabio, Riccardo Angelo, Boris Giuliano, Antonio Esposito, il padre di Anna, non ho sentito un minuto di silenzio, io non sento il silenzio, oggi nessuno fiata, tutti parlano senza parlare, la Merkel vuole estendere il lockdown fino ad Aprile, abbiamo il primo video di Gianni Morandi  in ospedale, in Giappone aumentano i suicidi, Pio e Amedeo scherzano sulla maternità di Belen Rodriguez ed io non sento il silenzio. State zitti, ve lo sto chiedendo per favore, fermatevi, non rispondete al cellulare e non ascoltate la musica, non studiate, non bevete e non mangiate, sono 10 minuti, solo 10 minuti per rimanere ancora un po’ fermi al bar Lux, al retro della gioielleria, al banco salumi di un banale supermercato, che da quel giorno chiude alle sei di pomeriggio. Io non so come si faccia, ad arrivare su Marte intendo, non so dove si trovi la forza di urlare ogni mattina appena svegli, e quella di guardare in faccia l’uomo che ha ucciso tuo padre, non so dove si possano ricavare i soldi per permettere a tua figlia di sognare e ancora mi chiedo perché alle persone importi più il segno zodiacale che il nome di chi ha messo la tua vita prima della sua. Il mondo è fermo da un anno, sono solo 10 minuti.

Arianna Iovino

17 anni

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