Secondiglianesi. Il professore e diacono Enzo Alvino: «Quell’incontro che mi ha cambiato la vita, con una studentessa con sindrome di down e Giovanni Paolo II»

Ci sono ricordi che segnano per sempre la vita umana e professionale di una persona. Enzo Alvino, diacono della parrocchia Sant’Antonio di Padova a Secondigliano dal 1984 e docente di economia aziendale e turistica, dallo stesso anno al 2010, presso l’I. P. S. S. C. T. Miano, quartiere Scampia, conserva in una cornice esposta in casa la foto di un incontro emozionante quanto storico.

Era il 1996 quando, nell’aula Nervi, Giovanni Paolo II saluta, nel corso di un’udienza, 100 alunni. «In quell’occasione – racconta il professor Alvino – ebbi la gioia di condurre una studentessa con sindrome di down che il Papa abbracciò. Fu una sensazione unica e stupenda».

Uomo di grande cultura, memoria storica del quartiere a nord di Napoli, sempre ben voluto da studenti e colleghi, Alvino non fa mistero di ricordare con una diffusa nostalgia la Secondigliano degli anni ’50 e  ’60.

«Era un periodo – sottolinea – in cui il quartiere era vivibile, curato, ben servito dalle istituzioni e vedeva il proliferarsi di iniziative aggregative e culturali, poi purtroppo andate disperse».

Il luogo al quale il professor Alvino resta più legato è la sua parrocchia sulla cui storia ha effettuato ricerche e conserva la documentazione fotografica, oggetto anche di mostre e pubblicazioni in passato. Tre i parroci che si sono susseguiti durante il suo diaconato: padre Giovanni De Rosa, padre Giuseppe Nicodemo fino all’attuale parroco, il giovane don Andrea Adamo.

«Le mie due vocazioni, quella per l’insegnamento e per il diaconato – spiega Alvino – si sono in qualche modo intrecciate, in un contesto difficile quanto ricco di potenzialità, come la periferia nord di Napoli».

Del mondo della scuola conserva un ricordo roseo caratterizzato da numerose soddisfazioni. «Ogni volta che anche, una volta andato in pensione – aggiunge – ho incontrato un ex alunno, è stato un bel momento, sincero e non formale».

A guardare il degrado attuale in cui versa Secondigliano, il professor Alvino fa fatica ad essere ottimista sul futuro del quartiere. «Ci sono – conclude – troppi problemi irrisolti, a cominciare dal cattivo funzionamento dei servizi di base come i trasporti e la viabilità».

Se c’è un elemento di Secondigliano che Alvino tiene a sottolineare, frutto dell’esperienza maturata in parrocchia come a scuola, è la fraternità dei secondiglianesi. «Elemento che andrebbe riscoperto e inculcato alle nuove generazioni».

Luca Saulino

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