Secondiglianesi. Vittoria Berger, volontaria Ail: «Vivo con la forza dei miei indimenticati genitori»

L’appello ad acquistare le uova Ail per sostenere la ricerca su leucemie e mielomi e l’assistenza ai pazienti che soffrono di queste malattie è solo l’ultima iniziativa che dà l’idea del testimone raccolto da Vittoria Berger, 37 anni, figlia di Licia Miranda, pilastro dell’associazione in prima linea per la lotta ai tumori del sangue, scomparsa a luglio scorso e di Edmondo (Dino), noto medico di base di Secondigliano, venuto a mancare poco più di tre mesi fa.

Caparbia, determinata, una vera e propria leonessa fino all’ultimo, Licia era una volontaria Ail sempre presente, nei reparti di un ospedale come dietro ai banchetti allestiti in strada, in ogni occasione utile a raccogliere fondi.

«Mamma – ricorda Vittoria – lo sentiva come un dovere morale. Per molti pazienti ha rappresentato un punto di riferimento importante, dando loro coraggio nei momenti più difficili, accompagnandoli nei controlli ospedalieri. Quando poteva, andava a ricaricarsi, diceva, nel posto in cui si sentiva bene, nel ruolo che la rendeva orgogliosa e grata della seconda occasione che le era stata concessa».

Licia, con il suo esempio, è stato un faro per chi l’ha conosciuta nei momenti di sofferenza individuale che, nella condivisione, diventavano collettivi e per Vittoria, trascinata dal suo entusiasmo.  «Volevo vederla ad ogni costo felice.  L’ho sostituita in ospedale quando per motivi di lavoro non riusciva ad esserci. Per me è stata un’esperienza importante.  Non avrei mai voluto sostituirmi a lei, ma l’Ail l’ha sostenuta e le ha dato una ragione per essere grati alla vita, per credere nelle seconde occasioni e per viverle facendo la cosa migliore che si possa fare nella vita, tendere sempre una mano.  Il motto di mia madre era “fare bene, fa bene!” E aveva ragione», racconta Vittoria.

Con lei, un’esperienza lavorativa in Veneto negli anni scorsi prima del ritorno a Napoli, proviamo a fare un tuffo nella sua infanzia: «Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia felice, numerosa e molto unita. Se adesso chiudo gli occhi, non posso che rivedermi assieme ai miei cugini mentre giochiamo a casa di mia nonna Teresa o mentre scorrazziamo nel palazzo di famiglia o in giardino e mi pare ancora di sentire quelle grida di gioia. E non posso non ricordare il cortile della scuola dei missionari dei sacri cuori, in cui sono cresciuta, condividendo mille giochi e prime esperienze di vita con tanti amici Secondiglianesi come Margherita Frigerio, Luigi Amato, Marco Lupo, che ancora oggi sono tra i miei amici più cari».

Berger e Miranda, due famiglie che hanno fatto la storia di Secondigliano. Il trisavolo di Vittoria, l’ingegnere Giovanni Miranda ha diretto la costruzione di diversi edifici tra i più belli e caratteristici del quartiere a nord di Napoli: palazzo Miranda, palazzo Visconti, villa Alfiero. Lo zio Gennaro Miranda ha contribuito a formare una generazione di notai e, con la notta Teresa, secondiglianese di adozione, insieme ai figli Giovanni, Peppe, Adele, Pio, Licia e Maria, ha contribuito a numerose iniziative di solidarietà con i Missionari dei Sacri Cuori (a Licia non a caso è stata dedicata l’edicola votiva ricostruita in via Paolo De Matteis e dedicata alla Madonna Addolorata; in foto la consegna della foto alla figlia Vittoria).

Il papà di Vittoria, Dino, come preferiva essere chiamato, è stato un esempio di un medico di famiglia d’altri tempi, con rapporto diretto e umano, prim’ancora che professionale. «Una mente brillante e un cuore d’oro, nascosto dietro un carattere molto particolare. Aveva raccolto il testimone di suo padre, anch’egli medico, entrambi avevano in comune la devozione alla medicina e ai pazienti, caratteristica rara da trovare al giorno d’oggi», ricorda ancora Vittoria.

Il fratello di Dino, Franco, era un agente assicurativo, con una grandissima passione per la musica. «Ho avuto il piacere di collaborare con lui per qualche anno – aggiunge Vittoria –  e da lui ho imparato tantissimo. Quando mi spiegava qualcosa o ragionavamo assieme, ad accompagnarci c’era sempre un sottofondo musicale, immancabile nella sua postazione».

Vittoria difende con i denti Secondigliano dai luoghi comuni, senza nascondere l’amarezza per il degrado attuale e, guardando alla storia del quartiere e a quanto hanno lasciato con i propri esempi i familiari più stretti, ripete sempre: «Vivo grazie alle forza che mi danno ogni giorno».

Luca Saulino

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