Secondiglianesi. Un poliziotto: «Ripartire dalla maggioranza della gente onesta per rilanciare il quartiere»

37 anni, la divisa cucita sulla pelle, una grande passione sin da piccolo per i servitori dello Stato. Dal 2008 nella Polizia di Stato, esperienze in Sardegna e a Roma, nato e cresciuto nel centro storico di Secondigliano, dove ancora vive, oggi è in servizio nel capoluogo campano.

I ricordi d’infanzia del 37enne, che ha scelto con la riservatezza dovuta al lavoro svolto, di raccontare la sua scelta di vita a Periferiamonews, passano per la festa dei Gigli che a Secondigliano richiamava gente proveniente anche da quartieri e comuni limitrofi.

«Era la Secondigliano delle passeggiate in totale sicurezza sul corso Secondigliano, le pizze a portafoglio o fritte da Carminiello, quella sensazione di stare tra la gente come a casa tua, come in un’unica grande famiglia», dice.

Quando gli parli del suo lavoro, che sia in un’area disagiata del capoluogo campano o in una località, con caratteristiche completamente diverse, il presupposto è – sottolinea – «aiutare gli altri, perché non c’è cosa che ti possa far sentire gratificato più del servire i cittadini onesti».

Il nostro interlocutore non fa mistero del degrado in cui oggi versa il quartiere o di chi ha intrapreso strade completamente opposte alla sua, con un dilagare della devianza giovanile.

«Bisogna insistere di più sulle famiglie perché oggi sono venuti a mancare proprio quei valori che ci hanno inculcato i nostri genitori, i nostri nonni: il rispetto dell’altro, verso i più anziani, il rispetto per la cosa pubblica, che può essere uno spazio verde come lo smaltimento corretto dei rifiuti, per non parlare dell’educazione. Se viene meno quella, figuriamoci come si può pensare a portare avanti iniziative per la diffusione della cultura della legalità», racconta ancora.

Contrario ai luoghi comuni che attanagliano il quartiere, il poliziotto è convinto che «bisognerebbe ripartire dalla maggioranza onesta per rilanciare Secondigliano, con iniziative sociali, culturali, aggregative in grado di far sentire sempre più minoranza chi, con il proprio comportamento, sporca l’immagine di un quartiere con una storia tutta da valorizzare».

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