Secondiglianesi. Carmela Capriello: «Nel mio romanzo racconto vicoli ricchi di storia e di un’umanità straordinaria»

35 anni, nata e cresciuta a Secondigliano, dove ha frequentato la scuola, dall’asilo fino alle medie, figlia di genitori che avevano un laboratorio di pasticceria in via Duca degli Abruzzi, Carmela Capriello ha voluto raccontare nel suo romanzo “La Mammasantissima”, vicoli ricchi di storia e di un’umanità straordinaria, spesso dimenticata, come quelli del centro storico del quartiere a nord di Napoli.

«E’ stata un’esperienza entusiasmante raccontarli – dice a Periferiamonews – e mi piacerebbe continuare a raccontare della festa dei gigli, delle feste per le vittorie del Napoli, delle bancarelle allestite per l’Epifania, delle botteghe di un tempo e dei commercianti che non ci sono più».

Quella di Carmela è la Secondigliano dove i vicoli diventavano uniche grandi famiglie, dove si poteva giocare in strada senza pericoli, dove la fiducia verso l’altro non era una rarità.

«Ho sempre respinto l’idea che Secondigliano fosse la terra di Gomorra, pur consapevole della mancanza di un’offerta culturale soprattutto per i giovani del quartiere» ammette Carmela. Non è lo Stato delle divise che è mancato a Secondigliano. E’ soprattutto – secondo la giovane scrittrice – la carenza di un sistema alternativo a quello che poi ha finito per raffigurare il quartiere, al cospetto del mondo intero, come la terra del malaffare e del degrado.

«Qui – aggiunge Carmela – possiamo, per fortuna, continuare su tanti piccoli eroi quotidiani, insegnanti, sacerdoti o volontari ma lo Stato è completamente assente, nella misura in cui non riesce ad impedire ai giovani di andare via o di offrire alternative a fonti di guadagno facile, come può essere il mercato della droga».

A sintetizzare questa sua riflessione, la scelta di andare via da Napoli. Carmela, laureata in Economia e Commercio, oggi vive a Roma dove è un’attivista contro la violenza di genere e tax consulet, specializzata nel diritto del lavoro.

Carmela, pur trovandosi nella capitale, non ha mai spesso di amare Secondigliano: «Ho un bambino di 7 anni che ama molto Napoli e il mio quartiere di cui non potrò mai dimenticare il calore della gente, il rumore dei mercati. Appena mi è possibile vado a trovare mia mamma che è tornata a vivere a Secondigliano».

Carmela è convinta che, al di là della lotta agli atavici problemi di cui soffre il quartiere, a cominciare dalla pulizia delle strade, la vera battaglia da intraprendere passa proprio per le nuove generazioni: «A loro, con il coinvolgimento delle famiglie, bisognerebbe insegnare il senso civico, facendo capire loro che tutto ciò che ci circonda è un bene comune di cui bisogna prendersi cura».

Luca Saulino

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