Secondiglianesi. Enzo Esposito (Tammurriello), esperto di cultura popolare: «Riscoprire l’identità del quartiere per superare gli stereotipi»

Lo studio delle proprie radici, la passione per la cultura popolare, l’amore per la musica e le danze del Sud. Enzo Esposito, 34 anni, secondiglianese, “Tammurriello”, come preferisce farsi chiamare in arte, coniuga tutto ciò nella sua attività quotidiana di: scenografo, costumista e ballerino.

Dei nonni ricorda la narrazione di nonno Raffaele, originario di Ponticelli, legata alla civiltà contadina e di nonna Addolorata, oggi alle porte dei 90 anni, la devozione verso la Madonna di San Gaetano Errico. Un legame fortissimo verso la Vergine che Enzo porta con sé ogni giorno e lo manifesta nel corso di iniziative pubbliche, in quest’ultimo anno, a causa delle restrizioni anti Covid, diffuse soltanto attraverso i social.

Numerosi i luoghi del cuore di Enzo: il santuario dell’Addolorata, la Cappella come la amano definire da sempre i secondiglianesi, luogo di crescita umana e spirituale; i conventi delle Religiose Francescane di Sant’Antonio di vico Lungo del Ponte e via Duca degli Abruzzi; la storica parrocchia dedicata ai santi patroni Cosma e Damiano; il vicoletto Padre Gaetano Errico (abbascio ‘o vico con annessi ‘o furno, ‘o palazzo do tappezziere, casarella, casariello, ‘o luoco, ‘a stalla), dove la realtà di cortile diventava strumento di aggregazione e importanti amicizie.

La passione per la danza popolare nasce lontano. «I miei nonni – racconta Tammurriello a Periferiamonews – mi hanno trasferito tantissimo sapere, anche i canti cosiddetti a distesa o nei. Tuttavia, ricordo che fu un certo Sabatino, anziano e depositario della tradizione orale contadina ad iniziarmi in un “Chirchio” (cerchio di tammurriata), presso il Santuario della Madonna dell’arco, a Sant’ Anastasia, un lontano lunedì in Albis. Sempre quando ero abbastanza giovane sono stato condotto alla festa tradizionale in onore della Madonna del Carmine – de’ Pagani, detta delle Galline dal collega e cantante Mimmo Scippa anch’egli di Secondigliano».

Enzo è un perfezionista, approfondisce via via la ricerca sulle danze, sui canti, sul suono del tamburo campano e non solo, incontra sul suo percorso altri artisti con i quali nascono significative collaborazioni. «Tra i tanti – sottolinea – ricordo con grande affetto Raffaella Vacca con la quale ho iniziato a danzare, per poi formare coppia fissa». Inoltre, da anni propone stage e seminari sulla cultura popolare del Sud, sia in Italia che all’estero.

Da esperto di cultura popolare, Enzo pronuncia sempre con orgoglio il nome del suo quartiere, ne valorizza gli aspetti della sua storia, che sia con la condivisione di una foto d’epoca, la realizzazione di un video o la performance di una danza devozionale.

«Per superare gli stereotipi che dipingono Secondigliano come terra del male – evidenzia – bisogna riscoprire l’identità del quartiere, recuperando le tradizioni locali, la vocazione a terra di lavoro, dando valore agli antichi mestieri, avvicinando i giovani a ciò che non può essere considerato passato, bensì risorsa per il proprio futuro. Abbiamo sul serio bisogno di creare rete, riscoprendo chi siamo stati per poi conoscere chi saremo. Senza passato, non avremo futuro».

Luca Saulino

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