Secondiglianesi. Raffaele Bosco: «Vi racconto i fantastici 25 anni del Mondo di Alice»

Per 25 anni, dal marzo 1987 al luglio 2012, a corso Secondigliano, adiacente alla pizzeria Carminiello, c’era un negozio dove gadget, peluche, biglietti augurali, idee regalo, ti facevano sognare ad occhi aperti, un luogo dall’atmosfera unica in cui estraniarti tra colori e fantasia.

Delle emozioni di quell’attività, dalle tende gialle, le luci calde, le vetrine addobbate con cura per ogni ricorrenza, personale gentile e accogliente, dove un’intera generazione di adolescenti e non solo ha fatto acquisti, ne abbiamo parlato con Raffaele Bosco, titolare de “Il Mondo di Alice”, con il quale torniamo al 1987.

«Sono anni di momenti gioiosi, poi – racconta – con la chiusura dell’Italsider di Bagnoli, arriva un lungo periodo difficile, alla ricerca di un nuovo lavoro. Finalmente, dopo tanta tribolazione, si concretizza la possibilità di aprire un’attività commerciale».

“Il Mondo Di Alice” nacque così: «L’idea fu di mia moglie che mi propose di aprire un altro Mondo di Alice a Secondigliano, fui subito d’accordo con lei.  Avevo conosciuto, anni prima, durante un campeggio a Capo Vaticano, con la mia comitiva storica di Secondigliano, dei ragazzi marchigiani, di Porto Sant’Elpidio. Una quindicina tra ragazzi e ragazze, coetanei.  La nostra amicizia fu immediata. Trascorremmo un’estate indimenticabile, allietata dalla musica del nostro gruppo, Gruppo Folk Libero Napoletano, di cui facevo parte insieme a Ugo Frigerio, Franchetti e la moglie Anna, Ricciardi e Montella, e nel cui repertorio c’erano cover della NCCP. A partire dagli anni ’80 ad oggi, Porto Sant’Elpidio è diventata, per me e la mia famiglia, la méta delle nostre vacanze. Fu durante l’estate dell’83 che alcuni degli amici marchigiani avevano aperto, proprio in piazzetta, un negozio pieno di articoli di fantasia, di ogni genere. Un negozio che non avevamo mai visto a Napoli, restammo meravigliati da quel mondo fantastico».

Quel Mondo di Alice che ancora oggi, anche attraverso una foto postata sui social, continua a trasmettere emozioni ai secondiglianesi, tra cui numerosi emigrati.

Altri ricordi indelebili, per Raffaele Bosco, sono quelli legati alla metà degli anni ’60 a Secondigliano, in particolare all’oratorio dei Missionari dei Sacri Cuori, portato avanti da padre Rivieccio, vera e propria guida dei giovani di allora: «Dolce ma forte, umile, instancabile e paziente, artista e maestro, di poche parole ma sempre disponibile all’ascolto. La sua figura ha sempre ispirato le nostre azioni».

Da spettatore dell’Oratorio, Bosco ne diventa protagonista: «La domenica mattina mi affrettavo per andare a vedere i ragazzi dell’Oratorio, quelli che giocavano a pallone. Invidiavo quei ragazzi, la loro gioia, la loro sicurezza, il loro stare insieme. Desideravo tanto diventare oratoriano.  Purtroppo la mia atavica timidezza mi impediva di chiedere informazioni. Poi, su invito del mio amico Ferdinando Bonasera, oratoriano, conosciuto a scuola, mi iscrissi e, in breve tempo, feci amicizia con tutti, in particolare con i miei coetanei».

Bosco, passo dopo passo, arriva a ricoprire l’incarico di Consigliere Economo dell’Oratorio. «Mi chiamavano il cassiere. Tra le varie mie mansioni, mi occupavo anche delle iscrizioni dei nuovi oratoriani e della riscossione della quota settimanale che ogni oratoriano, secondo Statuto, era chiamato a versare. Trecento lire a settimana, questa era la quota di allora. Il Presidente era Ugo Frigerio. Oltre al rispetto degli obblighi religiosi, agli oratoriani veniva data l’opportunità di svolgere varie attività: sportive, artistiche, ricreative, scolastiche. Fu in quel periodo che ebbi l’occasione di imparare a suonare la chitarra. Un giorno Padre Rivieccio convocò me, Autiero, Sabbatino e Bonasera in direzione e ci consegnò tre chitarre acustiche e una batteria “sgarrupata”, dicendoci: “divertitevi”. Nacque il gruppo de “I Trappers”».

Formazione questa che cambiò di qualche elemento, con l’acquisto di strumenti più professionali. Negli anni ’70 la svolta. Erano gli anni in cui Secondigliano pullulava di “complessi beat” e “circoli ricreativi. C’era musica e amore nell’aria».

La memoria va poi all’età della fanciullezza, fine anni ’50.  «Avevo circa 10 anni – racconta ancora a Periferiamonews – abitavo in via Duca degli Abruzzi, una stradina popolosa, al civico 67, un edificio enorme, una struttura, in pianta a forma di “C”, di 4 piani a ringhiera, con un grande cortile. Ricordo che, tra piano terra e i quattro piani a ringhiera, c’erano circa cinquanta abitazioni, tra mono e bilocali. Solo alcuni avevano anche i servizi. Cinquanta abitazioni, cinquanta famiglie. Tutta gente laboriosa. C’era la famiglia del salumiere; quella dell’ombrellaio; e quella del falegname; e dell’impiegato dell’ENEL; quella dell’artigiano del Gesso; del venditore ambulante; del muratore; e del calzolaio; anche dell’infermiere; in un angolo, al piano terra, c’era pure la famiglia del materassaio, cioè andava in giro, su chiamata, a riassestare i materassi. Spesso si portava il lavoro a casa. Quel palazzo era un mondo a parte, mai silenzioso, mai fermo.  In quel mondo, io e gli altri bambini, dopo la scuola, passavamo gran parte delle giornate giù in cortile o sui pianerottoli, divertendoci con i giochi in voga in quegli anni, o con giochi nati dalla nostra fantasia. A quei tempi si attingeva molto e spesso dalla fantasia».

Racconti quelli, che Raffaele Bosco ha concesso a Periferiamonews, che saranno pubblicati a puntate, corredati da materiale fotografico, nei prossimi giorni, per dare contezza della sua articolata esperienza umana e professionale.

Luca Saulino

(Ha collaborato Vittoria Berger)

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