Secondiglianesi. Agostino De Rosa, consulente ambiente e sicurezza sul lavoro: «Quella frattura con la Napoli bene che alimenta i luoghi comuni»

42 anni, laureato in Scienze Ambientali ad indirizzo marino, attualmente consulente ambiente e sicurezza sul lavoro, secondiglianese, Agostino De Rosa, è convinto che all’origine dei luoghi comuni che coinvolgono il quartiere a nord di Napoli ci sia la frattura, per certi versi insanabile, con la Napoli bene.

«Gli stereotipi – dice a Periferiamonews – fanno male alle tante persone oneste che vivono a Secondigliano, ma nascono da una considerazione consolidatasi negli anni: Secondigliano ha avuto la sfortuna di essere abbandonata come tante periferie del Sud, da uno Stato che si è completamente disinteressato del territorio, in termini di servizi e sviluppo».
La nostalgia per la Secondigliano della sua infanzia è palpabile nel suo racconto: «Mio nonno mi portava dal suo amico elettrauto a via Monte San Michele e mi comprava la pizzetta, i dolci, i giocattoli, ricordi di tempi che non torneranno più. Il luogo del quartiere a cui sono più legato? La Parrocchia Sant’Antonio di Padova, a corso Secondigliano, dove ho conosciuto tante persone speciali».

La Secondigliano del futuro, secondo Agostino, non potrà prescindere dal ripensare un quartiere in chiave moderna, partendo dall’offerta di nuovi centri di aggregazione: «Immagino un quartiere vivibile con un grande teatro chiamato “Gomorra”, una pista ciclabile, la ZTL a via Dante, l’incentivo dell’utilizzo della metropolitana per spostarsi, il parco San Gaetano Errico con tanti giochi per i bambini, un circolo culturale in cui fare musica, cineforum, libri, pittura».

Non di secondo piano, per Agostino, la sfida che dovrà vedere protagonisti gli studenti delle scuole: «Penso a progetti di attenzione e cura per gli spazi comuni, dove i più piccoli possano dimostrare ai grandi come si tengono pulite le strade, l’adozione di spazi verdi da curare tutto l’anno e non in via occasionale, anche attraverso la piantumazione di alberi, laboratori dove insegnare ai giovani gli antichi mestieri, app per illustrare tutti i servizi presenti nel quartiere ed infine incentivare l’intera comunità a fare sport, con dei voucher in convenzione per l’accesso alle strutture sportive».

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