Vorrei rinascere donna

Ma vorrei comunque rinascere donna.
Ho fatto un sogno. Non so se chiamarlo così, in genere i sogni ti donano le ali e ti insegnano a volare. Forse era un incubo, ma a dire la verità faceva più paura la realtà. Ero vicino casa, insieme ad altre ragazze, non ricordo i loro volti, ma il suo si,sono passati quattro mesi da quella notte, ma non riesco a dimenticare quella maglia sporca di vino e la faccia scalfita dall’età. Da quel giorno l’ho rivisto ovunque, fuori al mio bar preferito, sulle scale della stazione, al reparto surgelati del supermercato dove vado di solito. L’ho immaginato mentre scendevo le scale con una gonna che non superava il ginocchio, mentre bevevo un drink in compagnia, mentre ero in una strada isolata, mentre mi lavavo ed il mio corpo tremava all’idea di poter esser visto da qualcuno di nascosto. Spesso non serve fingere di essere al telefono per smettere di avere paura.Mi è capitato di prendere il treno da sola una volta, mio padre mi chiamó e mi diceva le frasi da ripetere:” ehy papi come è andata in commissariato?” “sei in divisa?” “sei arrivato in stazione? Tra poco passa il treno, io sono al secondo vagone.” Sapete qual è forse il problema maggiore? È che sia per me che per mio padre quella conversazione era così dannatamente normale, come se fossimo tenuti a farla, un po’ come quando bevi un bicchiere d’acqua prima di andare a letto, routine. Il sabato sera dimentico sempre quel rossetto rosso sulla scrivania e non riesco mai a trovare quella maglia con la schiena scoperta, ma a cosa servirà indossare felpe e jeans larghi anche in estate? Cosa si risolverebbe se stessi in silenzio, se non avessi da ridere, se non contrastassi i pensieri degli uomini, se non portassi avanti le mie idee? Nel mio sogno ero struccata e coperta fino al collo, non scherzavo, non ridevo, non assecondavo le fantasie erotiche di nessuno, ma ero una donna, e questo mi rendeva un fenomeno da baraccone. Non è colpa mia, continuo a ripeterlo, non è colpa mia, ma per quanto mi sforzi a mettere lo spray al peperoncino in borsa, o il numero della polizia tra i suggeriti del cellulare,non credo che possa dimenticare quelle parole, quegli insulti o quelle risatine fatte all’amico accanto quando cammino per strada.Per anni ho sperato che sul lungomare non ci fossero i cafoni a fischiarmi alle spalle, e che nelle stradine del corso non si avvicinassero per gridarmi in faccia quanto fossi “porca”, si, mi sembra di aver capito porca.Ho sperato di non essere costretta ad andare al bagno del ristorante con un’altra ragazza, e ad urlare se un ragazzo allungasse le mani standomi accanto.Ho sperato di non essere guardata con quegli occhi, se sei una donna sai a quali occhi mi riferisco, se sei un uomo ti prego di guardami il viso mentre cammino.Io ho fatto un sogno, ho sognato di passeggiare da sola e di non essere seguita. Ho sognato di avere la possibilità di sedermi al primo posto libero in treno, invece di cecare il vagone con più donne. Ho sognato che a scuola l’insegnante di scienze motorie non facesse apprezzamenti sul mio fisico e che in palestra l’uomo di 50 anni non mi fissasse come se fossi un’opera d’arte. Ho sognato e forse è vero, io ci ho sperato, ma la verità è che un ragazzo mentre sta costruendo un pezzo di storia pensa a come strangolare la ragazza a casa. Non siamo o bianco o nero, questo mi spaventa, perché mentre mi viene posta una rosa, si sta già pensando al modo per portarmi a letto. A volte rimango ferma, immobile e provo a darmi una spiegazione, rifletto così tanto per capire quale sia il vero problema e di chi sia effettivamente la colpa, poi inizio a ricordare tutto ciò che è successo alla mia vicina di casa per essere tornata con mezz’ora di ritardo a casa, i volti delle ragazze al telegiornale derise, picchiate, umiliate, accoltellate, stuprate, uccise, e a stento riesco a parlare con il mio migliore amico, solo perché è un uomo. Quanto tempo ancora dovró aspettare prima che lo Stato mi tuteli e mi difendi? Quante altre ragazze dovranno rimanere paralizzate e traumatizzate?
Io sono Arianna, ho 17 anni e ho paura, ma soprattutto, per quanto altro tempo dovró dimenticare quel rossetto rosso sulla mia scrivania?

Arianna Iovino

17 anni

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