Lo street artist Claudio Petito: «Ecco come è nato il mio murale per Lino Apicella al campo Barassi»

Lunedì 13 settembre è stato nuovamente riaperto il campo sportivo “Ottorino Barassi” di Secondigliano, un impianto particolarmente importante per la zona, abbandonato negli anni scorsi. Il campo è stato inaugurato alla presenza del presidente federale Gabriele Gravina, del presidente LND Cosimo Sibilia e del presidente del CR Campania Carmine Zigarelli. L’impianto è stato affidato poi all’associazione “Insieme tra la gente” che trasformerà la struttura in un polo della legalità a 360 gradi, fondamentale per il recupero di tanti giovani. Proprio perché l’associazione è mossa da questi nobili valori e legata al corpo della Polizia, è stato deciso di dedicare all’interno del campo un murales a Pasquale Apicella, il poliziotto morto per tentare di sventare una rapina in banca a Napoli nell’aprile dello scorso anno. Riguardo le emozioni, le idee e l’organizzazione che si celano dietro la realizzazione di questo murale così significativo, ne abbiamo parlato con l’artista che l’ha dipinto, Claudio Petito.

Com’è nata l’idea di dedicare un murale al Campo Barassi di Secondigliano e perché proprio per il poliziotto Apicella?

«L’idea nasce per caso circa un anno fa dall’associazione “Insieme tra la gente”, costituita proprio da personale di Polizia e dalla moglie di Apicella, Giuliana Ghidotti, ma si è concretizzata solo ad agosto 2021. Oltre me erano stati contattati altri artisti che non hanno sposato questo progetto, ma io ho detto subito sì quando sono stato contattato e soprattutto quando ho saputo che si trattava di un campo che ha l’obiettivo di indirizzare i ragazzi meno fortunati allo sport, per allontanarli dalla strada in una zona difficile. Non potevo tirarmi indietro quando mi è stato chiesto di dedicare un murales proprio a Pasquale Apicella, un simbolo che per quella zona si era speso molto».

Quali sono i valori che ti hanno ispirato per la sua realizzazione?

«I sentimenti e i valori che mi hanno spinto sono stati tanti: il primo è stato quello di pensare alla dedizione di un lavoratore che tutte le mattine esce per portare il pane a casa, cosa che faceva anche Lino (Apicella) che come me era un padre, un marito e un figlio. In secondo luogo ho pensato che era necessario dare un segnale forte come solo l’arte sa fare: infatti solo l’arte può “ridare vita” alle persone che non ci sono più e può aiutare, così come lo sport, ad immaginare un futuro diverso dalla strada».

Come ti sei sentito nel disegnare un murale con un messaggio tanto significativo alle spalle?

«Questo murale è stato molto impegnativo a livello emotivo: avevo una forte pressione, avevo in mente le parole del figlio di Lino che chiese del padre appena vide le auto dei colleghi e ho sentito una forte responsabilità nel voler dare il meglio di me. Infatti ho disegnato per settimane e studiato anche ogni più piccolo dettaglio, poiché volevo che i familiari di Lino sapessero che era ancora lì con noi come simbolo di legalità, rappresentando tutte le persone perbene e spero di averlo onorato nel migliore dei modi. Io sono un ragazzo molto semplice e anche timido, non sono abituato a tanti elogi, ma ci tengo a dire che per me questo non è solo un lavoro, è la passione di una vita. Non ho accettato quest’incarico per avere pubblicità, ma perché credo realmente che il sacrificio di Lino non sia stato vano, ma debba essere un esempio per tutti noi».

Sara Finamore

foto di Roberto Zannini

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