Incontri con gli autori. Parla Antonella Capobianco, “Nei nostri sogni” (Pav Edizioni)

“Nei Nostri Sogni” è il libro di Antonella Capobianco, pubblicato da PAV Edizioni quest’anno nel bel mezzo delle restrizioni vissute dal nostro paese lo scorso inverno, che ha tracciato un suo percorso di tutto rispetto, tra attenzione da parte degli operatori dell’informazione e una presentazione letteraria a ridosso del Pride 2021 a Napoli, nell’anniversario numero 25 dell’orgoglio partenopeo LGBTQ. Una storia drammatica sospesa tra la vita e la morte, tra i pensieri reali e i sogni, il soprannaturale e il reale, con risvolti molto forti, e un’attenzione precisa al tema del coming out in famiglia e degli outing a volte imprevisti. Emma è la protagonista di questa narrazione, mentre Antonella lo è, a sua volta, di questa intervista.

Antonella, nel tuo libro c’è un’unica protagonista femminile, Emma, un’altra di contorno che è Adila, e tre uomini alle prese con l’elaborazione di un lutto inaspettato. Come hai costruito questo rapporto tra uomini e donne, e come si articola, si sviluppa?

«E’ vero che la presenza femminile è in minoranza, ma è pur vero che Emma rappresenta la protagonista assoluta di un dramma familiare che, se non fosse per le sue azioni metafisiche, gli uomini della famiglia non sarebbero in grado di gestire. Emma dall’altra parte ha tutte le risposte ed è quindi più forte, nonostante la sua nuova condizione. Nel libro sottolineo la differenza di temperamento che distingue gli uomini dalle donne nel modo di affrontare i contraccolpi della vita. Ognuno trova le proprie soluzioni ai contraccolpi della vita. E non è un discrimine offensivo, per separare gli uomini dalle donne».

L’inizio è un po’ kafkiano, ti sei ispirata a qualche storia in particolare, vicenda, film?

«Anche se il romanzo è una storia assolutamente inventata, trae spunto da particolari mie convinzioni, da vicende e letture personali. E sicuramente sono stata anche ispirata da film di un certo tipo, come “Al di là dei sogni».

Nel corso degli eventi raccontati avviene un piccolo episodio di messaggistica anonima in rete, per la precisione su Facebook. Cosa pensi dell’utilizzo indiscriminato dei social network?

«Non approvo l’utilizzo inutile dei social, perché se vengono usati per noia, spesso inducono a comportamenti scorretti e talvolta pericolosi».

Con la ripresa della scuola dopo l’estate il pensiero va subito a materie come l’educazione civica, ormai scomparsa dai programmi didattici. Secondo te ci sarebbe bisogno di un ritorno o dell’instaurazione almeno di un’ora a settimana dedicata a temi come la diversità e il rispetto degli orientamenti di genere?

«Secondo me sarebbe indispensabile, anche più di un’ora a settimana».

Se fossimo in una tragedia greca o in un’opera di Shakespeare, Emma a chi potrebbe corrispondere?

«Per l’attaccamento alla famiglia, forse, ad Antigone».

Ripensandoci, e alla luce del solo e unico contatto onirico con uno dei due figli, avresti consentito ad Emma anche di farsi “vedere” e di interagire col marito, un po’ come una novella Euridice con Orfeo?

«No, perché il mio scopo era proprio quello di sottolineare la particolare empatia che Emma ha col primogenito, al di là del forte legame che aveva anche col marito».

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