La giovane artista di Secondigliano Giusy Zannini: «Nella mia terra trovo l’energia per cantare»

La musica, si sa, ha un posto speciale nel cuore dei napoletani, ma soprattutto accompagna in ogni momento la nostra vita: che sia un periodo felice attraverso le hit che ci fanno ballare, che sia un momento più malinconico con delle ballad o anche senza un particolare motivo, sentiamo costantemente l’esigenza di ascoltare canzoni per ritrovarci in quelle parole con la voglia di cantarle a squarciagola. Ed è proprio l’amore per la musica ciò che muove l’animo di Giusy Zannini, una giovane cantante di Secondigliano con tanta voglia di raccontarsi e raccontare attraverso le sue canzoni. Abbiamo avuto la possibilità di entrare nel suo mondo scambiando due chiacchiere con lei.

Come ti sei appassionata alla musica?

«La mia passione per la musica è nata quando ero davvero molto piccola. Anzi posso dire che sia nata insieme a me. Sono cresciuta con i miei fratelli più grandi che ascoltavano i Queen, Lucio Battisti, Franco Battiato, Francesco De Gregori, Pino Daniele e così via. Sono sicura però che la mia vena artistica derivi dalla famiglia di mia madre, da sempre legata all’arte nelle sue diverse forme, quali musica, recitazione, disegno e poesia».

Canti o scrivi anche qualcosa di tuo? Se scrivi, cosa ti ispira?

«Ho scritto qualcosa di mio in passato, ma preferisco interpretare un brano scritto da qualcun altro. Probabilmente mi blocca la mia personalità, il mio essere molto introversa, perché scrivere qualcosa di tuo inevitabilmente ti mette a nudo davanti a tutti. Invece, mi piace molto di più immedesimarmi nell’emozione che l’autore voleva esprimere o dare una mia personale interpretazione al brano».

Quale/i artista/i ritieni dei “modelli”? A quale genere di musica ti senti più vicina?

«Non ho un unico artista a cui mi ispiro. In generale apprezzo tantissimo i cantautori italiani, sia di ieri che del momento. Sono dell’idea che la musica sia semplicemente un mezzo per raccontare qualcosa, per cui non è fondamentale avere una grande tecnica vocale. Si può arrivare dritti al cuore di qualcuno anche parlando sottovoce, anzi credo che questo sia il modo più efficace. Mi sento più vicina al genere “Soul”, la musica dell’anima».

Sei napoletana, di Secondigliano. Hai scritto o ti piacerebbe scrivere qualcosa in dialetto? L’appartenenza a questa terra influisce sul tuo fare musica? Se sì, quanto e in che modo?

«Non ho mai scritto una canzone in napoletano anche se a dire il vero non mi dispiacerebbe affatto. Mi piace cantare in dialetto. Trovo che il napoletano, al di là di essere una lingua bellissima nelle sue infinite sfaccettature, sia anche molto musicale, per cui ancora più adatta ad una canzone. Sento molto l’appartenenza alla mia terra e questo sicuramente influisce sul mio modo di fare musica, perché influisce anzitutto sulla mia persona. Vivere qui non mi ha permesso di raggiungere con facilità i miei obiettivi, non solo musicali, ma mi ha anche reso una persona molto determinata. Se sono la persona che sono è anche perché sono nata a Secondigliano, un quartiere che vive molte realtà problematiche ma che è ricco di persone perbene e di grandi potenzialità anche artistiche».

Il 2 ottobre uscirà il tuo nuovo singolo. Qual è il tuo sogno nel cassetto nell’ambito musicale?

«Il 2 ottobre uscirà il mio singolo “Che uomo sei” scritto da Antonio Rocco e arrangiato da Gianni Gallo. Sono molto entusiasta dell’uscita di questo brano e in generale di collaborare con grandi professionisti del settore musicale napoletano. Tutto ciò è stato reso possibile solo grazie alla caparbietà e professionalità di Nicola Mocerino, produttore del grande progetto “Ali di musica”, che ha creduto in me sin dal primo momento e che ringrazio di vero cuore. Non ho grandi pretese, mi auguro semplicemente che le persone riescano ad immedesimarsi nella storia che il mio nuovo singolo racconta. Spero che la mia musica possa essere d’aiuto per qualcuno, questa sarebbe la mia più grande vittoria».

Sara Finamore

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