Gennaro Acampora (PD), il consigliere comunale più votato a Napoli: «E’ la vittoria della politica di strada. Priorità: migliorare i servizi di base»

Alle elezioni amministrative del 3 – 4 ottobre, un importante risultato è stato raggiunto da Gennaro Acampora, ex consigliere della III Municipalità, da sempre impegnato per la riqualificazione territoriale, che ha ottenuto 4380 preferenze nelle fila del PD, divenendo così il consigliere comunale più votato di Napoli. A Periferiamonews racconta cosa ha significato per lui raccogliere questo elevato numero di consensi, ma soprattutto quali sono le sue proposte e le sue speranze per il prossimo futuro, in cui punterà a migliorare l’immagine di Napoli e i suoi servizi, non abbandonando mai quello che considera il suo punto di forza: l’ascolto e la disponibilità nei confronti dei cittadini.

La sua passione politica da cosa nasce? A quali figure si è ispirato?

«La mia passione politica nasce anni fa, poiché ho sempre cercato di migliorare il mio quartiere. Ho iniziato con gruppo di amici a portare avanti battaglie per la raccolta differenziata oltre 15 anni fa, mi sono battuto per la riqualificazione di alcuni campi sportivi e di aree verdi. Ho sempre unito questa mia passione ad un forte legame con le associazioni e i comitati territoriali, confrontandomi con coloro che, come me, si spendevano per migliorare Capodimonte, il mio quartiere. Ho potuto svolgere i primi consigli anche grazie al grande rapporto che ho con mio padre. La figura alla quale mi ispiro, anche per tradizione politica familiare, è Enrico Berlinguer ed infatti si possono trovare tantissime immagini di lui nell’associazione “Rosso Democratico” di cui faccio parte».

Oggi è il consigliere comunale più votato, ma è partito dalla periferia. Quanto ha inciso la realtà in cui ha vissuto sulla sua voglia di mettersi gioco?

«Io mi sento “un consigliere di strada”, come ho anche affermato in altri contesti. Questo perché credo che la mia forza sia stata l’applicazione di un metodo diverso alla politica rispetto a quanto fatto da altri. Proprio questo credo che mi abbia premiato, perché ho sempre provato in questi anni ad avere un rapporto diretto con i cittadini, a guardarli negli occhi senza mentire su quello che si poteva fare o meno, essendo sempre pronto ad ascoltare e rispondere alle loro esigenze. Per me quindi, essere il consigliere più votato, vuol dire che esiste un modo di fare politica che è apprezzato, che funziona e che deve essere portato avanti dal mio partito e non solo: avere un rapporto stretto con la cittadinanza, dalle periferie al centro».

Il risultato che ha portato a casa è sicuramente una grande soddisfazione, ma rappresenta anche una grande responsabilità. Quali sono i suoi prossimi progetti in qualità di consigliere comunale?

«Sento sicuramente una grande responsabilità, poiché 5 anni fa mi era stato detto che il consigliere comunale più votato era Mara Carfagna e oggi mi trovo io al suo posto, avendo però alle spalle un percorso politico totalmente diverso, poiché parto dall’essere un ex consigliere di municipalità. Ci sono dei grandi obiettivi all’orizzonte, tra questi l’integrare la periferia e il centro, evitando divisioni ed emarginazioni. Secondo me, questo è possibile tenendo a mente 3 obiettivi: in primis il miglioramento del trasporto pubblico, collegando al meglio le periferie al centro, alle università, al tribunale, agli uffici. Altro obiettivo è la rigenerazione urbana della periferia, partendo dal grandissimo patrimonio comunale che spesso, proprio nelle zone periferiche, è abbandonato dal comune stesso. Infine è necessario dare una specificità ai quartieri più periferici: quando si parla di turismo in questa città, in realtà si fa riferimento a 3 o 4 quartieri che ne beneficiano, ma dobbiamo immaginare un’area nord di Napoli in cui il comune investe in uffici, in strutture pubbliche comunali, regionali poiché in questo modo risulterà più agevole la viabilità cittadina al centro. Infatti nelle periferie ci sono strade larghe, ampi spazi e c’è meno traffico, dunque bisogna investire in infrastrutture che possano rendere più facili i collegamenti stradali. Così come anche nella zona est di Napoli bisogna continuare ad investire nell’industrializzazione, nella digitalizzazione, nell’innovazione anche industriale come è stato fatto con le Academy dell’Università Federico II. Nella zona ovest bisogna puntare non solo sul progetto Bagnoli, ma anche sulla creazione di nuovi spazi verdi e cittadelle dello sport, recuperando tutto. La zona collinare, dal lato Capodimonte, dovrà essere unita alla zona turistica della Sanità e del centro storico; mentre il lato Vomero dovrà continuare ad essere una zona commerciale di qualità, creando anche infrastrutture che agevolino i collegamenti per queste zone da ogni parte della città. Altra cosa importante, a mio parere, è la viabilità della zona ospedaliera, poiché questo traffico enorme che si viene a creare penalizza i cittadini e chi lavora in quella zona, ma nuoce anche all’intera città, dunque bisogna creare infrastrutture che rendano il passaggio più scorrevole, così che quella zona sia più vivibile».

Quali speranze ha oggi per Napoli con questo cambio ai vertici?

«Le speranze sono tantissime, poiché sono convinto che questa città debba passare dall’essere “la città delle chiacchiere” a cui ci ha abituato l’amministrazione uscente, alla “città dei fatti”. Noi dobbiamo rappresentare un’amministrazione che parla poco, che fa poca “ammuina”, ma che al contrario agisce con serietà, sapendosi rapportare sia con il governo che con la regione Campania, curando in primis il miglioramento dell’erogazione dei servizi ai cittadini. Oggi la qualità della vita qui a Napoli è bassa, i servizi sono deficitari, invece credo che Napoli debba e possa aumentare la qualità della vita dei suoi cittadini e la qualità dei servizi che offre loro. Questo è un obiettivo possibile grazie ad un’amministrazione seria, che lavora ogni giorno e che fa poche chiacchiere e poche polemiche».

Sara Finamore

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