La tragedia del Quadrivio di Secondigliano, Sandro Russo: «Dimenticati da tutti, quest’anno per protesta  nessuna commemorazione»

La voragine del Quadrivio di Secondigliano: così è passata alla storia  la data del 23 gennaio 1996. In quel giorno persero la vita 11 persone a causa del crollo di una galleria sotterranea che provocò un’enorme esplosione con conseguente apertura di una voragine di circa 30 m, che inghiottì il piazzale seminando morte e terrore. Siamo partiti dal ricordo di quei drammatici momenti per arrivare a denunciare l’attuale situazione del Quadrivio di Secondigliano, un luogo completamente abbandonato dalle istituzioni nonostante i mille appelli delle famiglie delle vittime e di Sandro Russo, presidente dell’associazione “Familiari delle vittime della voragine di Secondigliano”., che continua a portare avanti una battaglia per tenere viva la memoria e restituire decoro al luogo sfregiato dall’esplosione. Proprio in queste ore Russo ha inviato una pec al comando provinciale di Napoli dei vigili del fuoco per denunciare lo stato di degrado e pericolosità in cui versa la cappella di via Limitone di Arzano.

Partiamo da quel 23 gennaio 1996…qual è il suo ricordo di quel tragico giorno?

«Il ricordo che mi porto dentro sono gli sguardi di tristezza e di terrore delle persone che erano lì. Ricordo la polizia che diceva a tutti di non avvicinarsi alla voragine, perché era pericolosissima dato che le fiamme arrivavano oltre i palazzi. Si percepiva dispiacere, disperazione, paura e in primis ero preoccupato all’idea di aver perso mio padre. C’erano mezzi di emergenza ovunque e nessuno riusciva a domare le fiamme, anche perché era difficoltoso trovare le chiavette per chiudere i condotti del gas. C’è stato prima un forte risucchio, un boato e poi l’esplosione, si sentivano le grida e i pianti di tutti i presenti. Queste immagini sono ancora impresse nella mia mente a distanza di 26 anni».

In questi anni non si è mai fermata la vostra battaglia per chiedere giustizia. Come vi siete mossi?

«Personalmente, ho ricevuto una grande delusione sul fronte giustizia. E’ ancora in atto un processo civile, mentre quello penale è stato chiuso: come abbiamo sempre dichiarato ogni anno, a distanza di 10 anni, è stata inflitta una pena blanda a chi ha commesso quel disastro…solo 2 anni e 2 mesi di pena sospesa e l’obbligo di firma per 11 vittime. Sul lato civile stiamo ancora penando, nonostante abbiamo ricevuto gran parte dei risarcimenti: è ancora in corso un contenzioso con il curatore fallimentare che impiega ancora tempo per chiudere l’ultima tranche di risarcimenti che dovremmo ricevere».

Avevate chiesto un monumento, una piazza in ricordo delle 11 vittime, invece sul luogo della voragine regna solo degrado e abbandono…

«Questa è una nota dolente, poiché abbiamo ricevuto, ogni anno da 26 anni, una delusione dietro l’altra in merito a questo monumento in ricordo delle vittime. Ogni anno quando si avvicina la data dell’anniversario, vengo avvicinato dai politici locali, essendo io presidente dell’associazione “Familiari delle vittime della voragine di Secondigliano” e mi promettono l’arrivo di questo monumento. Abbiamo ricevuto solo promesse, anche pubblicamente o per iscritto in questi anni e nessun fatto: non è stato fatto niente né per le vittime, né per il Quadrivio che versa in uno stato di abbandono e degrado totale, nonostante questo suolo sia stato espropriato ed è attualmente proprietà del Comune di Napoli. La nostra battaglia è stata inutile perché abbiamo sempre creduto a quanto ci è stato promesso, abbiamo avuto fiducia, ma le istituzioni sono sempre venute meno al loro impegno e non è possibile credere che sia questo il modo di ricordare una tragedia così importante in cui ci sono state 11 vittime innocenti. Non so perché il Comune non riesce a recuperare quest’area così degradata quando ha a disposizione del personale che potrebbe, ad esempio, pulire la zona 3 volte al mese e questo basterebbe per rendere decoroso il posto. Ci sono dei fondi comunali riservati a quell’area, quindi ci vorrebbe la buona volontà di buttare giù un progetto nella speranza che non vada a vuoto come il primo: ad esempio adibire quella zona ad uno spazio verde da regalare ai giovani di Secondigliano, creando un ruolo di ritrovo e dare il giusto valore ad un ruolo storico come il Quadrivio e magari, proprio sul luogo della tragedia, posizionare qualcosa in ricordo delle vittime. Ora c’è solo un monumento realizzato dalla giunta Bassolino nel 1996 a pochi giorni dal disastro e una fontanina che praticamente non ha mai funzionato, se non per 2 giorni. Non chiediamo molto: un ricordo delle vittime che non sia vandalizzato e una bonifica del posto».

Quest’anno è prevista qualche commemorazione?

No, non ci sarà alcuna commemorazione come lo scorso anno, in segno di protesta. Questo perché la cappella è fatiscente, sono anche caduti dei pannelli e il Comune però non ha mai fatto una perizia per accertarsi delle condizioni in cui versa l’edificio. C’è anche un impianto elettrico che non si sa se è in sicurezza e c’è un cancello che non si può aprire perché dissaldato. Questo non è un luogo dove ricordare i nostri cari e per questo ci rifiutiamo di fare la commemorazione in questo spazio così abbandonato.

Al nuovo Sindaco di Napoli, cosa vorrebbe dire?

«Vorrei solo dirgli di non dimenticare, come le altre giunte comunali, le promesse che sono state fatte e di essere sensibile, in concreto, a queste nostre richieste: sistemare la zona del Quadrivio di Secondigliano vuol dire regalare un nuovo luogo di ritrovo, ma soprattutto vuol dire tenere alta la memoria di 11 vittime che, ad oggi, non possono essere ricordate in un luogo così indecoroso. Non abbiamo bisogno di rappresentanze politiche e di promesse, ma di fatti».

Sara Finamore

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