Tumore al pancreas, fuga di pazienti fuori Campania

Una delle maggiori criticità, ancora irrisolta a Napoli, riguarda la vera e propria fuga di pazienti oncologici verso altre regioni d’Italia. Uno su due è costretto ad operarsi, infatti, fuori città, a causa della carenza di centri specializzati nella chirurgia pancreatica. Nella nostra regione, ve ne sono soltanto due: uno all’Istituto per la cura dei Tumori Pascale, centro oncologico di eccellenza, e l’altro all’interno dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli, considerato uno dei migliori nosocomi del mezzogiorno. Nonostante non sia tra i più comuni, l’adenocarcinoma duttale del pancreas, è una delle patologie neoplastiche a più alta mortalità e si prevede che entro il 2030, diventerà la seconda causa di morte per neoplasia nel mondo. In Italia, secondo gli ultimi dati AIRTUM-AIOM e ISTAT, la malattia ha un’incidenza del 4% di tutti i tumori maligni. Attualmente la sopravvivenza a 5 anni è dell’8.1%, un dato drammatico (se si mette a confronto con quello dell’adenocarcinoma della mammella che è dell’87%), dovuto all’aggressività della malattia e alla necessità di una diagnosi precoce per poter intervenire con una chirurgia radicale e un appropriato trattamento chemioterapico. Studi scientifici dimostrano che il risultato dei trattamenti dipende dall’esperienza del centro dove il paziente verrà trattato: l’approccio diagnostico e terapeutico è multidisciplinare ed è necessario il coordinamento delle diverse figure professionali. Proprio della mancanza di centri di riferimento per la chirurgia del pancreas e di una verifica del numero di interventi del settore, a Napoli, non si parla quasi mai, facendo cadere nell’oblio una questione invece di strettissima urgenza, anche alla luce degli ultimi dati nazionali e regionali. Se si vanno ad analizzare i dati del PNE (Piano Nazionale Esiti), strumento di misurazione, analisi, valutazione e monitoraggio delle performance clinico-assistenziali delle strutture sanitarie sviluppato da Agenas su mandato del Ministero della Salute, si fotografa una condizione sconfortante: nel 2020 il 40% dei residenti in Campania sottoposti ad intervento per tumore maligno del pancreas si sono rivolti a strutture extra-regionali, fino al 22% a due strutture note del Veneto in particolare (se analizziamo i dati del triennio 2018-2020 i numeri sono sovrapponibili). Tale quadro evidenzia l’urgenza di far fronte ad una criticità che comporta spese ingenti per il sistema sanitario regionale nonché disagi per il paziente della città di Napoli e dell’intera regione Campania. La complessa chirurgia pancreatica insieme alla necessità di figure professionali dedicate richiedono un processo di centralizzazione del percorso di cura. Soltanto attraverso una regolamentazione degli standard nella costituzione di Pancreas Unit a livello regionale, così come è avvenuto per le Breast Unit per la neoplasia mammaria, si può pensare di colmare il vuoto organizzativo esistente. Ed è nel segno dell’equità dell’assistenza sanitaria che la programmazione dei servizi deve tendere affinché la presenza di centri regionali ad alta specializzazione e volume possa contrastare la frammentarietà dell’offerta sanitaria campana per la patologia neoplastica pancreatica, che con i suoi limiti amministrativi e logistici, favorisce la mobilità passiva. Infine, non può mancare un’altra considerazione, scientificamente comprovata: nei centri di alta eccellenza specializzati, vi è una netta riduzione delle complicanze, perché quindi la Campania deve continuare ad essere una cenerentola anche in questo settore?

Angelo Covino

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