Marano, ditta interdetta dall’antimafia continuava ad operare

Marano. Ha continuato ad esercitare l’attività di vendita di autovetture da circa un anno e mezzo, nonostante che il prefetto di Napoli, avesse emesso un provvedimento antimafia ostativo nei confronti della ditta. Provvedimento che vale la pena di ricordare, determina la dismissione dell’attività commerciale. E così durante un’attività di controllo, la polizia municipale di Marano, guidata dal Col. Luigi Maiello, ha accertato che l’autorimessa gestita da C.P., cugino del noto boss Giuseppe Polverino, ubicata in Via Padreterno, continuava ad operare nonostante la revoca dell’autorizzazione amministrativa. Dai controlli effettuati sul posto, è emerso che l’attività non si era limitata alla mera inosservanza del provvedimento prefettizio, ma aveva creato al suo interno un locale adibito ad officina non autorizzata con auto incidentate da riparare e poi da rivendere. Molte di queste auto recavano targa francese. Il valore dei beni sequestrati, secondo le prime stime, si aggira sui 300 mila euro. All’interno dell’autosalone la polizia locale ha sequestrato 46 auto con affidamento al titolare, trattandosi di mezzi che potrebbero costituire pericolo.

Sulla questione si attendono eventuali provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Intanto va evidenziato che l’attività colpita da interdittiva antimafia, non è l’unica su Marano. Infatti la Prefettura ha emesso nel solo biennio 2020/2021, circa 35 provvedimenti ostativi. Alcuni dei quali sono stati oggetto perfino di tentativi di aggiramento, come è accaduto all’impresa di onoranze funebri del gruppo Cesarano, che se pur gravato da interdittiva, operava mediante l’utilizzo di altre ditte del settore compiacenti. Operazione contrastata da una attività info-investigativa condotta dai carabinieri della Compagnia di Marano che permise di appurare come il gruppo in questione continuasse ad operare. A questi fenomeni di raggiramenti della legislazione antimafia, intervenne la procura di Napoli che grazie al lavoro dei magistrati della direzione distrettuale antimafia ed all’impegno proficuo dell’allora pubblico ministero Maria Di Mauro, dispose il sequestro preventivo delle ditte compiacenti.

Angelo Covino

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