Nel corso delle mie recenti ricerche sul giallo di Posillipo ho trovato, per caso, questa fotografia. Mi ha subito colpito perché ritrae la baronessa ed imprenditrice Anna Parlato Grimaldi accanto a Ciro Cirillo, all’inizio degli anni ’80 assessore all’Urbanistica della Regione Campania e presidente del comitato per la ricostruzione delle zone terremotate dopo il sisma del 23 novembre 1980.
Ciro Cirillo (Dc) era l’uomo di fiducia di Antonio Gava, ovvero del responsabile della segreteria nazionale del partito. Antonio Gava era, a sua volta, molto vicino alla famiglia di Anna Grimaldi: era originario di Castellamare di Stabia – come lei – e grazie a lui/grazie al segretario nazionale del partito Flaminio Piccoli l’armatore Ugo Grimaldi (marito di Anna e nipote di Achille Lauro) era stato inserito nel Consiglio di amministrazione del Banco di Napoli.
La baronessa Grimaldi, infatti, non si occupava soltanto di (molteplici) affari e (come giornalista pubblicista del Mattino di Napoli, accanto al suo recente amante Ciro Paglia/capo cronista del noto quotidiano) di giornalismo. Era molto vicina a tanti pezzi grossi della Dc di quell’epoca.
Con alcuni di essi (Vincenzo Scotti, Paolo Cirino Pomicino) e con altri imprenditori (tra i quali l’ingegner Corrado Ferlaino, presidente della società sportiva calcio Napoli dopo Achille Lauro) la nobildonna stava organizzando in quegli anni una “cordata” per acquisire la proprietà del quotidiano Roma (il cui editore era proprio Achille Lauro, lo zio del marito). In questa operazione, che non andò a buon fine, la stava aiutando il misterioso e facoltoso avvocato Paolo Diamante (amministratore della Flotta Lauro, amministratore del Roma, legale della famiglia Lauro. L’uomo che le aveva ceduto 852 milioni di Lire chiedendole di fare da copertura per alcune operazioni finanziarie fiduciarie di suo interesse).
Nel progetto doveva essere coinvolto anche Antonio Gava. L’ostacolo maggiore era rappresentato da Silvio Berlusconi, allòra manovrato da Licio Gelli (fascista diventato massone) e dalla loggia massonica P2 (alla quale lo stesso Berlusconi era iscritto) per impossessarsi dello stesso quotidiano (uno degli obiettivi di Gelli era proprio il controllo dell’informazione e dei media). Gli elenchi degli iscritti alla P2 – o, almeno, di buona parte di essi – furono scoperti dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Milano due settimane prima del delitto Grimaldi.
Ciro Cirillo fu sequestrato dalla colonna napoletana delle Brigate rosse il 27 aprile 1981: liberato dopo 89 giorni di prigionia (malgrado i terroristi rapitori lo avevano condannato a morte) perché fu pagato un riscatto di 1 miliardo e 450 milioni di Lire ma soprattutto perché si risolse positivamente una trattativa tra i brigatisti, certi esponenti politici nazionali della Dc, i servizi segreti (prima il Sisde e poi il Sismi), la Nuova Camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Il sistema politico di allòra fece di tutto per strappare Cirillo ai suoi sequestratori per paura che, allo scopo di salvarsi o di ritardare l’esecuzione, l’uomo politico campano rivelasse tutti i segreti ed i retroscena sul gigantesco malaffare degli appalti post-terremoto 1980 (un vaso di Pandora nel quale la Dc e i camorristi cutoliani erano sostanzialmente soci).
Alcuni dei politici che furono sospetti dal Giudice istruttore di Napoli Dott. Carlo Alemi d’aver preso parte alla trattativa sul caso Cirillo (Antonio Gava, Vincenzo Scotti, Flaminio Piccoli) erano molto vicini alla famiglia Grimaldi. Lo stesso Cirillo aveva avuto modo di conoscere di persona Anna Grimaldi (come dimostra la foto sopra).
Uomini politici importanti il cui potere si era intrecciato ai piani criminali di Cutolo e alle mani della NCo sugli appalti per la ricostruzione delle zone terremotate.
Fu attraverso questi stessi personaggi politici che Anna Grimaldi tentò di avvicinare Cutolo – o riuscì ad avvicinarlo – per chiedergli di intercedere nel rapimento del nipote di lei, Gianluca Grimaldi? Obiettivo: ottenere quanto prima la liberazione del ragazzo facendo pagare alla famiglia del marito un riscatto inferiore a quello richiesto (i rapitori volevano 10 miliardi di Lire. Il 10 marzo 1981, tre settimane prima del delitto di Posillipo, furono versati 888 milioni di Lire. Il giovane fu rilasciato in agosto, dopo 8 mesi di prigionia e dopo il pagamento aggiuntivo di 1 miliardo e 500 milioni di Lire).
Gianluca Grimaldi era stato preso in ostaggio dal clan camorrista Mallardo di Giugliano (interno al cartello criminale della Nuova Famiglia, della quale faceva parte anche il clan Giuliano di Forcella) e il suo riscatto doveva essere impiegato proprio per finanziare la feroce e sanguinosa guerra – in atto in quel periodo – contro l’organizzazione del boss di Ottaviano Raffaele Cutolo (nemico dei Mallardo, nemico della Nuova Famiglia).
Alla trattativa per la liberazione di Cirillo prese parte anche il braccio destro dell’uomo politico campano rapito dai terroristi brigatisti, il sindaco (Dc) di Giugliano Giuliano Granata: a spadroneggiare nel suo Comune – durante gli anni ’60 – c’era il boss Alfredo Maisto, procacciatore di voti per la Dc e in una occasione invitato ad un congresso nazionale dello stesso partito (Alfredo Maisto controllava la zona in concorrenza ai Mallardo, ovvero ai sequestratori di Gianluca Grimaldi).
Nobiltà, affari, politica, servizi segreti, Camorra. Storie di persone importanti, di poteri, di criminalità organizzata che (per un caso oppure no) si sono incontrate-incrociate ed hanno attraversato le trame oscure che hanno segnato la Napoli di 40 anni fa.
(Continua…)
Daniele Spisso
