C’era un tempo in cui il corso Secondigliano brillava di luci, risate e applausi. Uno dei protagonisti di quell’epoca d’oro era il Cinema Fiamma, sala cinematografica che per decenni ha rappresentato un punto di incontro e di svago per intere generazioni.
Negli anni ’70 e ’80, il Fiamma era considerato uno dei cinema più eleganti e moderni del quartiere. Ospitava film in prima visione, evento che per quei tempi era un vero privilegio. E non solo film: molti ricordano ancora le serate speciali in cui, sul grande schermo, veniva trasmesso il popolarissimo quiz televisivo “Lascia o Raddoppia?”, che il giovedì sera radunava centinaia di spettatori in sala, trasformando ogni proiezione in una vera festa collettiva.
Il Fiamma non era solo cinema, ma anche un luogo di vita sociale. All’uscita, soprattutto nelle sere d’inverno, si poteva trovare “Gigino ’o castagnar” con le sue caldarroste fumanti, oppure i venditori ambulanti pronti a offrire noccioline e dolci gassose. Per i più piccoli, passare davanti alle locandine dei film, spesso con i volti di Rita Pavone, Gianni Morandi o delle grandi star di Hollywood, era un sogno ad occhi aperti.
Molti ricordano ancora le emozioni vissute lì: le prime uscite con gli amici, i film epici che riempivano la sala, dove sembra si respirasse l’odore della pellicola. Il Fiamma faceva parte di una rete di cinema che oggi non esiste più: Goldoni, Ariston, Arcobaleno, Soligno… luoghi che custodivano storie e sentimenti.
Oggi, al posto del Cinema Fiamma, c’è un supermercato. L’insegna luminosa ha lasciato spazio a scaffali e casse, ma nella memoria di chi lo ha vissuto resta intatto il ricordo di quel grande schermo che illuminava i sogni di Secondigliano. Con l’avvento delle multisale, anche l’ultimo cinema di quartiere ha chiuso i battenti, lasciando Secondigliano senza una sala cinematografica.
Per molti, il Fiamma non era solo un cinema: era una parte della vita, un frammento di un’epoca in cui il quartiere respirava cinema e viveva un fermento culturale particolarmente significativo.
