Un libro nato come ringraziamento e diventato racconto di una stagione del giornalismo napoletano. Salvatore Testa, per oltre trentasei anni giornalista dell’Agi – Agenzia giornalistica Italia, firma Una vita nei “Guantai”, una selezione di avvenimenti, aneddoti e personaggi incontrati lungo il suo percorso professionale nella storica redazione collocata nel cuore della “city” di Napoli, il quadrilatero tra Piazza Municipio e Piazza Matteotti, per decenni centro nevralgico dell’informazione cittadina.
Il volume, stampato in proprio in cento copie fuori commercio per un totale di 120 pagine, ripercorre il cammino di chi, partito con il sogno di diventare perito industriale in una grande azienda, si è ritrovato, grazie a una serie di circostanze favorevoli, a diventare giornalista professionista e, per un decennio, responsabile della redazione campana di una delle principali testate italiane, di proprietà del gruppo ENI. Un “grazie” rivolto soprattutto a Eugenio Ciancimino, capo per venticinque anni, dal quale Testa racconta di aver appreso i fondamenti dell’etica e della deontologia della professione, trovando sostegno anche nei momenti più difficili.
Nella prefazione, l’attuale direttore dell’Agi Rita Lofano definisce il libro «una lunga passeggiata, ricca di aneddoti, ma anche di spunti di riflessione, che restituisce la memoria di un giornalista». E aggiunge una considerazione sul mestiere: «Si pensa che i cronisti scrivano e parlino di tutto, ma non approfondiscano niente. Invece, nella realtà quotidiana di cose che raccontano, qualcosa si deposita dentro di loro e li rende più vicini a comprendere il grande mistero della vita». Lofano si sofferma anche sul cambiamento delle modalità di lavoro nelle redazioni, sottolineando il rischio di impoverimento dell’informazione e di diffusione delle fake news, indicando nella dedizione e nell’attenzione che emergono dal libro di Testa un modello professionale. «Come Direttore dell’AGI, provo orgoglio nel constatare che chi ha passato molto tempo nelle nostre redazioni ha una storia da raccontare», conclude.
A firmare un altro contributo è Eugenio Ciancimino, che definisce il volume come la riscrittura di «una stagione di cronaca della memoria della città». Un periodo in cui, tra gli anni Ottanta e Novanta, nel raggio di duecento metri operavano le redazioni di Ansa, Agi, l’Unità, il quindicinale La Voce della Campania, insieme al Sindacato giornalisti corrispondenti e all’emeroteca Vincenzo Tucci nel Palazzo delle Poste, crocevia di notizie, tensioni e attese di inviati nazionali e internazionali.
«Il mio vuole essere un ringraziamento, seppure in ritardo, a tutti quelli che hanno contribuito a fare di me un giornalista e a farmi vivere qualcosa di molto simile a un sogno», scrive Salvatore Testa, spiegando che il libro è anche l’occasione per ricordare chi non c’è più e ha lasciato un vuoto profondo. L’opera sarà presentata nel corso di una iniziativa pubblica, chiudendo idealmente il cerchio di una vita spesa nei “guantai”, tra notizie, relazioni e memoria condivisa.
