Ponticelli, dubbi sulla pista Corrado: il caso riaperto dalle Iene divide ancora

“ La trasmissione televisiva le Iene torna sul caso del massacro di Ponticelli e punta nuovamente sulla pista Enrico Corrado: potrei sbagliarmi ma non v’è alcuna certezza sulla sua responsabilità. Spiego perché sulla base di alcuni dati di fatto “

Relativamente alla pista investigativa – riproposta ieri sera da Giulio Golìa (il programma televisivo “le Iene” è tornato nuovamente sul terribile caso del massacro di Ponticelli) con l’avallo di due testimoni – che condurrebbe ancora una volta all’ex sospettato (nel frattempo deceduto) Enrico Corrado – quale reale autore dell’orrendo omicidio di Nunzia Munizzi (10 anni) e Barbara Sellini (7 anni) – ho i miei dubbi.

In primo luogo: la dinamica del fatto (dall’appuntamento concordato – per il giorno successivo dinanzi la pizzeria “la Siesta” di Volla – il 1° luglio 1983 fino alla modalità impiegata dall’assassino per aggredire e sopprimere le due povere bambine il 2 luglio) non è compatibile con le consuete azioni alle quali faceva ricorso Enrico Corrado quando decideva di molestare fisicamente le sue occasionali vittime (tra le quali non c’erano solo delle minorenni ma anche delle maggiorenni).

In secondo luogo: Enrico Corrado ha ammesso di essersi recato al Rione Incis di Ponticelli il pomeriggio del 2 luglio 1983 e ha dichiarato di essere rientrato a casa alle 17:30/18:00 dello stesso giorno. La moglie, Ida Fusco, lo ha smentito: a verbale lei dichiara d’aver visto rincasare il marito alle 20:30-21:00. Le due bimbe sono state assassinate sicuramente in un arco di tempo compreso tra le 19:00 (orario del loro ultimo avvistamento sicuro) e le 20:00 ma sono state date alle fiamme alle 22:30/23:00. Nel momento in cui l’assassino ha incendiato i cadaveri Enrico Corrado si trovava in casa (lo ha testimoniato la moglie, Ida Fusco).

In terzo luogo: Silvana Sasso (la bambina che doveva recarsi all’appuntamento con l’assassino, assieme a Nunzia e Barbara) conosceva molto bene l’individuo con il quale la piccola Munizzi e la piccola Sellini avevano concordato l’uscita del 2 luglio sera. Ovvero tale Gino soprannominato (dalle giovanissime vittime, in particolare da Barbara) “Tarzan tutte lentiggini”. Tant’è vero che lo descrive molto bene alla Polizia giudiziaria, praticamente nell’immediatezza del fatto: 22 anni, biondo, baffetti, lentiggini, alto 1 metro e 75, possessore di una Fiat 500 di colore verde scuro.

Ebbene: Enrico Corrado aveva 30 anni nell’estate del 1983 (non 22), aveva i capelli di colore rosso (non biondi), possedeva una Fiat 500 di colore blu (non verde scuro).

Non è tutto: la Fiat 500 blu scuro di Enrico Corrado presentava due caratteristiche particolari. Aveva un fanale rotto e recava un cartello con su scritto “Vendesi” dietro uno dei finestrini.

Gli unici due testimoni oculari (i minorenni Paolo Carraba ed Antonella Mastrillo) che hanno visto Nunzia e Barbara salire a bordo dell’auto dell’assassino chiamarono in causa, con il loro racconto, una Fiat 500 di colore scuro (o di colore blu scuro) ma non dissero che quest’auto possedeva un fanale rotto e/o un cartello con su scritto “Vendesi” appoggiato ad uno dei finestrini.

Giulio Golìa ha già avuto modo di intervistare Silvana Sasso e sa dove abita: perché non si reca da lei mostrandole una foto – risalente all’anno 1983 (è disponibile per fortuna) – di Enrico Corrado?

A fronte di questi elementi di dubbio e in mancanza di un pronunciamento da parte di Silvana Sasso – previo confronto fotografico con il viso dell’ex sospettato – mi sembra un po’ “brutto” imbastire oggi un processo mediatico contro Enrico Corrado: essendo morto non può neanche rispondere e difendersi.

Se un merito lo ha l’approfondimento andato in onda ieri sera è stato certamente quello di aver acquisito una ulteriore conferma in relazione all’alibi di Giuseppe La Rocca per la sera dell’omicidio.

Daniele Spisso

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