L’atto finale che nessuno riuscirà mai a dimenticare. Un’agonìa di 18 ore che si trasforma in un ininterrotto spettacolo televisivo di massa a reti unificate; la morte in diretta televisiva. Un epilogo che non poteva essere evitato a causa di una sciagurata gestione delle operazioni di salvataggio. Un trauma impossibile da rimuovere. Un luogo che tutti hanno voluto dimenticare perché è il simbolo del fallimento di un’intera macchina dello Stato (a coordinare tutta l”operazione fu il comandante dei Vigili del Fuoco di Roma, Ingegner Elveno Pastorelli); perché è lo specchio nel quale gli italiani si riflettono vedendo i loro difetti (l’avida partecipazione allo sfruttamento mediatico del dolore).
Solo i Mass Media non sentono il peso della loro vergogna. Alfredino è deceduto soffocato dal fango ma nella melma c’erano – fin sopra la cima dei capelli – i Telegiornali nazionali e i loro direttori; gli inviati presenti sul posto. Più ci si immergono nella palude più ci provano gusto e divertimento a starci dentro, sporcando tutto. Da allòra ad oggi non è cambiato nulla. Basta vedere cosa accade ora sul delitto di Garlasco e contro Andrea Sempio (se non vogliamo chiamare in causa, per l’ennesima volta, la disavventura giudiziaria che investì il povero Enzo Tortora due anni dopo la vicenda di Vermicino).
45 anni fa abbiamo avuto sulla scena ed in primo piano non solo degli inguardabili mostri ma, per fortuna, anche un pompiere dal cuore d’oro; degli eroi (seppur mancati); un Presidente della Repubblica carico di umanità; una madre straordinaria che non ha mai ceduto. Senza dimenticare i valorosi speleologi Tullio Bernabei e Maurizio Monteleone. Senza dimenticare la geologa Laura Bortolani.
Vermicino è anche Nando Broglio: romano, il pompiere che parlò per ore (tra giovedì 11 e venerdì 12 giugno) con il piccolo Alfredo (ai piedi del pozzo artesiano, adoperando un megafono e le cuffie) trasmettendogli forza e resistenza con un amore, una pazienza ed una incredibile empatìa che sono paragonabili a quelli di un buon papà.
Vermicino è anche Isidoro Mirabella: siciliano, si offrì volontario per tentare di salvare Alfredino la sera di giovedì 11 giugno.
Vermicino è anche Claudio Aprile: si offrì volontario per tentare di salvare Alfredino la sera di venerdì 12 giugno.
Vermicino è anche Angelo Licheri: un sardo determinato, buono, valoroso. Protagonista di un’impresa (compiuta sabato 13 giugno notte) che è andata ben oltre i limiti della resistenza umana. Ha sopportato ferite, sangue e sofferenza fisica per 45 minuti a testa in giù. Si è infilato in un tunnel largo circa 28 centimetri ed è sceso fino a 60 metri di profondità per salvare la vita di Alfredino rischiando la propria. Per il suo insuccesso e per tutto lo shock che lo ha colpito ha versato lacrime dolorose che lo hanno accompagnato fino alla morte. Uomini così sono rarissimi nell’Italia di oggi.
Vermicino è anche Donato Caruso: abruzzese. Come per Licheri raggiunse il corpo del bambino ma non riuscì a riportarlo in superficie a causa delle condizioni in cui il piccolo versava. Ebbe la sventura di trovarsi dinanzi un cadavere: quando scese giù (all’alba di sabato 13 giugno) Alfredo era deceduto già da un paio d’ore. Sarebbe stato impossibile continuare a sopravvivere oltre: la sua cardiopatia congenita ha particolarmente inciso su un fisico esile, debole (nessuna alimentazione, inadeguata idratazione) e – ormai – stremato.
Vermicino è anche Sandro Pertini: il simbolo dell’Italia migliore (oggi più inesistente di ieri). Un uomo carico di umanità e dal cuore immenso. Partecipò con sincera emozione alla sorte di Alfredino e, malgrado l’età, non lasciò mai il pozzo. Dal momento del suo arrivo (ore 16:00 di venerdì 12 giugno) rimase accanto alla madre del bambino dandole un sostegno morale senza precedenti. Non potrò mai dimenticare la sua commozione all’ascolto della voce straziante di Alfredino e l’abbraccio paterno che dette al volontario Donato Caruso per incoraggiarlo prima di un ennesimo, rischioso tentativo di salvataggio condotto in condizioni estreme e disperate.
Vermicino è anche – soprattutto – Franca Bizzarri: la madre di Alfredino. Un “leone” di donna. E’ riuscita a dare forza persino ai soccorritori, spesso suggerendo soluzioni per intervenire tempestivamente.
Testimone della inefficienza dello Stato (nonchè bersaglio di disgustose maldicenze quando stava vivendo sul posto il suo dramma) si è rimboccata le maniche dopo la morte del suo Alfredo e ha tradotto il proprio dolore in un’azione costruttiva per tutta la società: grazie a lei e grazie all’interessamento del Presidente Pertini è nata ufficialmente la Protezione Civile in Italia. Fondamentale per mettere in sicurezza il dissestato territorio nazionale e per tutelare l’incolumità di tutti i cittadini; necessaria per impedire che altri orrori del genere si ripetano in futuro.
Daniele Spisso
