Il 4 giugno 2004 la 19enne Romina Del Gaudio (ex studentessa, da poco fidanzata in casa con un suo coetaneo) lascia la propria abitazione napoletana – ai Camaldoli – per svolgere il suo turno di lavoro come promoter: la società privata “Global Impact” l’ha assunta da poco (la ragazza ha già svolto altri lavori in precedenza: commessa in un negozio di giocattoli e poi di detersivi; assistente alla porta in uno studio medico) con l’incarico di promuovere e far stipulare contratti telefonici “porta a porta” per conto della compagnìa “Wind”.
Quel giorno Romina ed i suoi colleghi devono recarsi a Giugliano ma all’ultimo momento il loro responsabile decide di cambiare destinazione e sceglie il Comune di Aversa. Giunto sul posto il gruppo, dopo una breve colazione in un bar del centro abitato, si separa: ad ogni agente di vendita viene affidata una determinata zona. A Romina è assegnata una piccola area del centro che comprende Via Roma, Piazza Vittorio Emanuele III, Via Giuseppe Garibaldi, Via Gaetano Andreozzi.
Di lei si perdono le tracce alle ore 13:00 (l’ultima attività commerciale dalla quale viene vista uscire con certezza è quella di una macelleria sita in Via Roma 287. Il titolare riferirà successivamente d’aver notato una piccola discussione, all’esterno della sua attività, tra la giovane e qualcuno che non è riuscito a scorgere in viso): i compagni di lavoro la attendono per la pausa pranzo ma la ragazza non si presenta. Provano a telefonarle: dalle 13:45 alle 14:45 il suo telefonino squilla a vuoto. Dalle 15:30 l’apparecchio risulta staccato. Romina è scomparsa nel nulla.
Il pomeriggio del 21 luglio 2004, dopo 47 giorni di incessanti e di inutili ricerche nonché di disperati appelli della famiglia caduti nel vuoto, i Carabinieri – avvisati da una telefonata anonima – si recano nel bosco della Reggia di Carditello (in località S. Tammaro. 11 chilometri di distanza da Aversa). Un luogo incustodito, isolato e pericoloso (di giorno e di notte). A volte frequentato dai tossicodipendenti, dalle prostitute e dai loro clienti. Spesso danneggiato da cittadini incivili che ne fanno uso come fosse una discarica. Quì i militari dell’Arma scoprono con orrore alcuni resti scheletrizzati (nascosti tra le sterpaglie ed i rifiuti) del cadavere di Romina Del Gaudio (parte della schiena ed il cranio. Malgrado lo scetticismo dei parenti e dei familiari l’indagine scientifica condotta successivamente conferma, attraverso la prova del DNA, che gli stessi appartengono con sicurezza alla giovane promoter napoletana).
Lungo il sentiero che porta a ciò che rimane della povera Romina (chiaramente vittima di un omicidio. Del suo corpo avevano iniziato a cibarsi anche i roditori) e a breve distanza dal punto del ritrovamento i Carabinieri scoprono tante altre cose: uno slip femminile nero poggiato al ramo di un albero (Grazia Gallo, la madre della vittima, non lo riconosce come un indumento appartenente alla figlia); il giubbino in pelle (di colore nero) che Romina indossava il 4 giugno; la bottiglietta di un lubrificante (“That’s all you need”) prodotto in Germania; la scheda di una ricarica telefonica; un giubbino azzurro (marca “Hilfiger”) che non appartiene a Romina; una cinghia portabadge; una tessera emessa dalla piscina comunale “Poseidon” (sita nel Comune di Parete. 15 chilometri di distanza dalla Reggia di Carditello). Malgrado tale evidenza l’uomo che ne era possessore ha smentito, una volta raggiunto dai microfoni della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” nel 2025, di averla persa e ha aggiunto di non aver mai frequentato la zona di Carditello; il biglietto pubblicitario di una officina sita nel Comune di Casaluce (7 chilometri di distanza dalla Reggia di Carditello); un pacchetto di sigarette, marca “Fortuna” (Romina non fumava); un pacchetto di chewingum, marca “Vivident”; alcuni assorbenti racchiusi in tre involucri azzurri; un fermaglio per capelli; un calzino scuro; un portamonete; la cartellina da lavoro e il tesserino da lavoro di Romina; la maglietta nera-il pantalone jeans-le scarpe sportive (allacciate) che indossava la vittima il giorno della scomparsa; il reggiseno nero della ragazza assassinata (i gancetti posteriori sono chiusi ma è stato tagliato con un’arma bianca nella parte anteriore).
Mancano all’appello alcuni oggetti ed indumenti personali della giovane: le chiavi di casa, il telefonino, la borsa, la Carta d’identità, le mutandine.
Il Medico legale incaricato di svolgere l’autopsia accerta che Romina è stata raggiunta alla schiena da un profondo colpo inferto con un oggetto da taglio. L’assassino l’ha uccisa (quasi certamente proprio il 4 giugno) sparandole alla testa due colpi d’arma da fuoco calibro 22 esplosi a distanza ravvicinata. L’avanzato stato di decomposizione (provocato dalla torrida temperatura estiva di quel periodo dell’anno) del cadavere non consente di rilevare tracce di violenza carnale o di liquido seminale: l’azione di uno stupro – compiuto prima della terribile esecuzione – è da ritenersi probabile ma non certa.
La mancanza di bossoli e l’assenza di tracce di sangue nel bosco impediscono agli investigatori di stabilire dove è stata compiuta la violenta aggressione culminata in un feroce omicidio: se accanto alla Reggia di Carditello o altrove.
Le indagini – segnate da molti errori e da tante superficialità (inclusa l’assenza di una mappatura delle celle telefoniche agganciate dal cellulare di Romina il giorno della sua scomparsa. Una parzialità che ha reso impossibile la verifica dell’ultimo accesso telefonico della vittima il 4 giugno 2004) – hanno preso in considerazione varie piste che non sono approdate a nulla (un allontanamento volontario; un predatore occasionale; un vicino di casa suo spasimante che cercò di depistare le indagini quando ancora non era stato trovato il cadavere della ragazza. Scagionato, assieme ad un suo amico, dalle indagini scientifiche; un individuo anonimo che telefonò in casa Del Gaudio accusandosi dell’omicidio, impegnandosi a costituirsi alle Forze dell’Ordine. Cosa che non fece; una serie di lettere anonime inviate a casa Del Guadio e finalizzate ad acquisire informazioni sullo stato di salute di Romina e su eventuali medicinali che assumeva; un tentativo di sequestro – poi fallito – attuato da tre uomini armati di pistola il 3 giugno 2004 a Parete, avente come obiettivo una ragazza dai connotati simili a quelli di Romina; un uomo condannato in sede civile ad un risarcimento danni per aver ucciso in casa la sua ex nel 1990 ad Aversa; una vendetta trasversale nei confronti del padre della vittima, Gennaro Del Gaudio-il primo a formulare l’infondata tesi di un allontanamento volontario per motivi passionali. L’uomo – residente a Bad Homburg dagli anni ’90. Deceduto nel 2024 – era testimone d’accusa in un processo a carico di una organizzazione di truffatori, collegati alla malavita campana, operante in Germania; un serial-killer: la provincia di Caserta fu macchiata da una catena di delitti seriali che colpirono 6 prostitute; un camorrista vicino al clan dei Casalesi e noto per la sua abitudine di approcciare con donne fragili allo scopo di abusarne sessualmente).
Una flebile speranza sembra essere arrivata dalle nuove indagini scientifiche compiute in epoca recente su un paio di indumenti rivenuti nel bosco della Reggia di Carditello: uno slip femminile nero (precisamente: quello che era stato trovato poggiato al ramo di un albero e che non era stato riconosciuto come un indumento di Romina Del Gaudio da Grazia Gallo, la mamma della vittima) ed il giubbino in pelle (scuro) che la promoter aveva con sé quel maledetto 4 giugno 2004 (gettato dall’assassino a poca distanza dai resti del cadavere).
Il primo reperto ha portato alla luce un DNA maschile ignoto. Il secondo reperto ha portato alla luce un altro DNA maschile ignoto.
Gli inquirenti hanno inserito entrambi nella Banca Dati Nazionale ed Internazionale sui profili genetici: un archivio – a disposizione degli investigatori – nel quale sono memorizzati e registrati tutti i DNA appartenenti a soggetti con precedenti penali alle spalle.
Le tracce scoperte sullo slip femminile nero hanno dato esito negativo. Le tracce rinvenute sul giubbino di Romina (presenti, per l’esattezza, sul lato posteriore dell’indumento) sono risultate, invece, parzialmente compatibili con ben due DNA: il primo riguarda un pregiudicato di origine spagnola residente in Spagna; il secondo riguarda un pregiudicato di origine francese residente in Francia.
Le autorità spagnole non hanno offerto alcuna collaborazione a quelle italiane: né in relazione al nome del soggetto individuato, né in relazione ai suoi trascorsi con la legge. Hanno ritenuto che la compatibilità parziale tra il DNA presente sul giubbino di Romina ed il profilo del loro connazionale (nello specifico: 6 marcatori positivi, 1 negativo) non è sufficiente per pervenire ad una sicura identificazione.
Diverso è stato il comportamento delle autorità francesi (pur avendo obiettato che a loro giudizio la compatibilità parziale tra il DNA presente sul giubbino di Romina ed il profilo del loro connazionale è estremamente debole): il soggetto noto si chiama Jacques, è nato nel 1951, nel 2012 è stato denunciato per violenza volontaria aggravata.
Non è emerso alcun rapporto di conoscenza tra i due e non sono mai stati fermati per un controllo sul territorio italiano.
E’ stato accertato che nessuno dei due ha mai risieduto o alloggiato in Italia ma le informazioni consegnate alle autorità italiane su questo punto sono successive all’anno 2004: di conseguenza non esiste alcun dato in grado di escludere il passaggio di entrambi sul territorio italiano nel periodo in cui è stato commesso il delitto Del Gaudio.
A giudizio della Scientifica italiana “alla luce dei dati messi a disposizione dai collaterali Uffici Esteri l’apparente corrispondenza tra i profili esaminati, basata sulle limitate regioni genetiche confrontabili, non appare caratterizzata da idoneo grado di affidabilità e sufficiente significatività. Pertanto non risulta suggestiva di una identificazione personale certa”.
Nel bosco della Reggia di Carditello i Carabinieri notarono e fotografarono il 21 luglio 2004 (il giorno del ritrovamento dei resti di Romina) un pacchetto di sigarette, marca “Fortuna”: l’aveva perso o gettato via l’assassino? Un errore che oggi potrebbe essergli fatale?
Il marchio “Fortuna” è prodotto dalla ditta franco-spagnola “Altadis”, è estremamente diffuso in Spagna e proprio dal 2004 (l’anno in cui è stata uccisa la povera Romina) la sua commercializzazione è stata introdotta anche in Italia.
La parziale compatibilità venuta alla luce tra il DNA maschile lasciato (presumibilmente dall’omicida) sulla parte posteriore del giubbino di Romina Del Gaudio ed i profili dei due pregiudicati stranieri (uno spagnolo, l’altro francese) potrebbe significare che l’autore del delitto è un parente o un familiare di uno dei due? (magari residente o domiciliato o di passaggio in Campania – nella zona compresa tra Aversa e Carditello – nel mese di giugno del 2004)
La parziale compatibilità (definita in gergo tecnico “Partial match”) tra questi profili può essere la prova del fatto che i campioni presi in esame appartengono a individui biologicamente correlati (i genitori, i figli, i fratelli condividono in media il 50% del loro DNA). Per casi del genere ad unirli c’è – attraverso una relazione di sangue – la condivisione di una parte significativa del patrimonio genetico ereditato.
Al momento di inoltrare il loro rapporto alla Parte Civile (rappresentata dall’Avvocato del Foro di Napoli Marco Spena, difensore di Ciro Gallo – lo zio di Romina. L’Avvocato Spena è coadiuvato dalla Dott.ssa Luisa D’Aniello-Criminologa e dalla Dott.ssa Marina Baldi-Genetista forense) e alla Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere (l’inchiesta è condotta dai Pubblici Ministeri Dott.ssa Gerardina Cozzolino e Dott.ssa Daniela Pannone) la competente autorità spagnola e la competente autorità francese non hanno allegato alla relazione i cosìddetti “dati grezzi” (come ha rivelato l’Avvocato Marco Spena nel corso di un recente approfondimento sul delitto Del Gaudio. Curato da “Cusano TV” per la rubrica “Il sangue di Napoli” e andato in onda lo scorso 8 giugno).
Di conseguenza mancano all’appello gli elettroferogrammi: i grafici (suddivisi in picchi, separati da differenti colore: ognuno di essi corrisponde ad un allele – ovvero alla forma di un gene – nonché alle quattro basi azotate che compongono un profilo genetico. La loro altezza indica l’intensità dei segnali analizzati e quindi la qualità degli stessi; il loro ordine – da sinistra a destra – determina l’esatta sequenza genica dell’individuo preso in esame) rivelatori dei “dati grezzi” ricavati dall’analisi del sequenziamento del DNA.
Nei documenti forniti alla Parte Civile e alla Procura mancano anche i dati sulle amplificazioni dei DNA esaminati (quello del pregiudicato francese, quello del pregiudicato spagnolo): la tecnica di laboratorio –nota come PCR (Reazione a Catena della Polimerasi) ed antecedente l’analisi compiuta con l’elettroferogramma – che permette di duplicare in milioni di copie un frammento di profilo genetico per renderlo analizzabile anche quando si presenta attraverso tracce in quantità minuscola.
Sono omissioni molto gravi: i “dati grezzi” sono fondamentali per verificare la certezza di una analisi scientifica. Solo quando la documentazione (estrazione, quantificazione, amplificazione, tipizzazione) è completa il test che ne consegue ha un forte ed autonomo valore probatorio. Senza di essi non è possibile neanche procedere alla verifica di eventuali anomalìe: i consulenti di parte non sono in grado di confutare un risultato o di rilevare possibili contaminazioni.
Malgrado ciò i Pubblici Ministeri Dott.ssa Cozzolino e Dott.ssa Pannone hanno deciso di archiviare nuovamente l’inchiesta (è già accaduto 4 volte nel corso di questi 22 anni).
L’Avvocato Marco Spena ha depositato una istanza di opposizione attualmente in attesa di discussione. Il penalista napoletano chiede, nello specifico, l’acquisizione dei “dati grezzi” prodotti dall’indagine scientifica compiuta in Francia e in Spagna; chiede un ulteriore approfondimento sulla parziale compatibilità emersa tra il DNA maschile ignoto sul giubbino di pelle indossato da Romina Del Gaudio il 4 giugno 2004 / il DNA del pregiudicato francese conosciuto come Jacques / il DNA del pregiudicato spagnolo. Obiettivo: una indagine genetica (per entrambi) in ambito familiare allo scopo di verificare eventuali legami di parentela tra i due soggetti esaminati e l’individuo che ha lasciato – con una traccia invisibile ad occhio nudo – il suo profilo genetico sull’indumento di cui sopra rivenuto nel bosco della Reggia di Carditello a poca distanza dai resti del cadavere.
In aggiunta l’Avvocato Spena chiede nuovi esami scientifici (alla luce delle tecniche – migliori, all’avanguardia – attualmente esistenti) su tutti i reperti già studiati in laboratorio in epoca antecedente; una indagine merceologica (accompagnata dal test dello “Stub”: necessario per rilevare la presenza di tracce di polvere da sparo) sul giubbino azzurro (marca “Hilfiger”) non appartenente a Romina ma gettato-abbandonato da qualcuno a breve distanza dai resti del corpo della vittima; una analisi delle caratteristiche territoriali che riguardano il bosco della Reggia di Carditello per verificare la compatibilità tra il luogo in questione e le condizioni che hanno determinato la scheletrizzazione del corpo di Romina (l’assassino uccise la giovane promoter nello stesso posto in cui fu ritrovata? La uccise altrove e ne custodì il corpo liberandosene successivamente?).
“La verità non va mai in prescrizione […] La dignità viene prima della persona“: sono le parole con le quali il difensore di Ciro Gallo ha recentemente sostenuto e rafforzato le ragioni del suo impegno professionale ed umano al fianco di una famiglia che ancora oggi è distrutta da un dolore che non è stato alleviato dalla verità e neanche dalla giustizia. Una famiglia perbene ed onesta investita da un atto di violenza che non trova alcuna spiegazione logica. Soprattutto perché a farne le spese è stata una ragazza solare, tranquilla e pulita come Romina Del Gaudio.
Nulla va lasciato intentato: solo così sarà rispettata la memoria della giovane promoter uccisa, solo così sarà rispettata la memoria di sua madre Grazia (deceduta nel settembre del 2014 dopo dieci anni di dolore e di sofferenza).
Una giustizia efficiente è il primo dovere di uno Stato moderno, civile, democratico. Il suo buon funzionamento è la misura del rispetto che le istituzioni devono ad ogni singolo cittadino.
Daniele Spisso
