Licola, la chitarra e la marenna: quando bastava poco per essere felici

L’appuntamento era direttamente al rione Berlingieri, fuori al bar. A pochi metri lungo il marciapiedi, sonnecchiavano in fila alcuni vecchissimi e sgangherati autobus. Naturalmente erano abusivi: senza licenze o autorizzazioni e ovviamente nessun requisito di sicurezza previsto per legge. Erano lì in attesa di gente varia…Giovanotti, famiglie, anche persone sole che, per una piccola cifra, si concedevano una giornata di svago: un bagno a Licola. Fuori al bar c’era il jukebox. Le canzoni che andavano per la maggiore erano: Tanta voglia di lei, I Pooh, e pensare che cantano ancora… Poi  l’isola di white, i Dik dik.  Massimo Ranieri con  Vent’anni. Ora però, benché mille immagini si schiudano nella mente, ricordo solo di Franchetiello e Italuccio che insieme a me prendevano posto su quelle tappezzerie consumate e lacere dei vecchi bus. Franchetiello portava sempre la chitarra, se poi c’era Italuccio che era bravissimo, la chitarra era d’obbligo. Italuccio era un po’ esibizionista e gli piaceva che uno di noi prendesse a strimpellare goffamente un qualsiasi motivetto affinché qualcuno ci deridesse e magari ci togliesse dalle mani lo strumento per provare a sua volta qualche pezzo. Italuccio si avvicinava e ascoltava per qualche minuto il neo “esecutore”, uno o al massimo due minuti, dopodiché recuperava la chitarra e attaccava con qualche pezzo virtuosistico lasciando tutti a bocca aperta.

Arrivati a Licola ognuno raccattava zaini e borsoni, ma qualcuno, benché col pullman, aveva con sé anche l’ombrellone e quei mini frigo, quei box  con dentro ghiaccio e beveraggi. Noi avevamo uno zainetto contenente asciugamano da spiaggia fantozziano e la “marenna”. Da bere si prendeva al bar. Così si scendeva e oltrepassando i vari: Lido Blu, Lido Nereidi, Lido Capri, Lido Mon Soleil si arrivava alla spiaggia libera. La prima cosa ci buttavamo a mare. Qualche bagnante con i “rastrelli” pescavano le telline, ce n’erano molte, per improvvisare, tornato a casa, a cena un piatto di spaghetti. E c’erano anche molti piccoli granchi…certo non i Felloni che stavano in tane tra gli scogli e non a Licola.

Fatto il bagno si cantava, si stava al sole e poi si aggrediva la marenna che poteva essere farcita con carne alla pizzaiola o frittata ma anche mortadella o parmigiana di melanzane. Poi insomma quello che si trovava in casa. Le famiglie non permettevano ai bambini di fare il bagno prima che non fossero trascorse tre ore dall’ultimo boccone. Noi in ogni momento che avvertivamo il caldo e le gocce di sudore che imperlavano la fronte, andavamo a tuffarci. Poi andavamo sotto la pensilina del bar, al fresco, con la chitarra e anche lì Italuccio stupiva i presenti con la sua esibizione: che andava dalla Malaguena a Superstition di Stevie Wonder passando per qualsiasi altro pezzo o canzone. Nel tardo pomeriggio cominciavamo a controllare l’orario ricordando le raccomandazioni dell’autista del pullman: “Guagliù ‘e sei e meza l’ultima corsa”. Licola e tutto il litorale sarebbero stati posti bellissimi e baciati dalla natura se l’uomo non avesse rovinato tutto con inquinamento e colate assurde di cemento…. Stanchi si faceva la strada del ritorno. Italuccio benché non più seguitissimo, accennava a qualche motivo, lui era tutt’uno con lo strumento. In quel tempo la chitarra era tutta la sua vita…e non bastava la stanchezza a fermare le sue mani sulla tastiera…Arrivati al rione Berlingieri scendevamo e: “Che facimmo stasera?”  “Mo jamme a ci fa na doccia e arrupusammice, chiù tardi verimme.” 

Questo ricordo farà un po’ sorridere, soprattutto i giovani…Ma per me una piccola gita con amici, al mare…mi sembrava una vacanza alle Maldive…che poi ancora ora che sono vecchio nemmeno so dove si trovano queste Maldive.

Nunzio Dell’Annunziata

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